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CronacheMafia

Cavallotti: “Noi non siamo mafiosi”. La risposta alle accuse di Manfredo Gennaro

Manfredo Gennaro è un animatore del “Comitato dei cittadini per Angelo Niceta”, testimone di giustizia attualmente in misure di protezione per avere testimoniato al processo sulla Trattativa Stato – Mafia su convocazione del giudice Nino Di Matteo. In una missiva inviata a Salvatore Borsellino, Manfredo Gennaro contesta la partecipazione di alcuni soggetti alla stesura delle 8 leggi di iniziativa popolare promosse dal Partito Radicale, in particolare Francesco LenaPietro Cavallotti e Massimo Niceta, cugino di Angelo. Manfredo Gennaro segnala al fratello del giudice ucciso dalla mafia che si tratterebbe di due ‘soggetti con procedimenti di prevenzione in applicazione della Rognoni-La Torre’.
“Lo stesso Massimo Niceta – scrive il sostenitore del cugino Angelo – è anche indagato, come abbiamo appreso dalla stampa, per riciclaggio aggravato dal metodo mafioso nell’inchiesta sulla costruzione del Centro Commerciale Forum di Brancaccio”.

Il testo della lettera di Pietro Cavallotti

«Gentile sig. Manfredo,
Le scrivo a proposito di quella che Lei ha descritto come una “allarmante situazione” legata alle otto proposte di legge di iniziativa popolare promosse dal Partito Radicale. Ritengo necessario fare chiarezza per permettere a tutti di valutare i temi trattati con cognizione di causa.
Prima, però, mi tocca fare alcune precisazioni introduttive in merito alla posizione processuale delle persone da Lei citate nella lettera.

Chi è Massimo Niceta?

Massimo Niceta è stato oggetto di una prima indagine penale per l’ipotesi di reato di intestazione fittizia. Indagine che si è conclusa con un decreto di archiviazione in quanto il Giudice per le indagini preliminari, accogliendo la richiesta dei Sostituti Procuratori della Repubblica di Palermo, ha ritenuto che, nel caso di specie, gli elementi acquisiti non fossero neppure idonei a sostenere l’accusa in giudizio.

Sulla base degli stessi elementi indiziari, sono stati avviati nei confronti di Massimo Niceta due procedimenti di prevenzione con il sequestro dei beni: l’uno presso il Tribunale di Trapani. L’altro presso il Tribunale di Palermo.

Il primo si è concluso con il pieno riconoscimento delle ragioni di Niceta con decreto emesso dalla Corte d’Appello di Palermo, ormai divenuto definitivo. Nel decreto della Corte d’Appello, inoltre, si riconosce che alcune delle dichiarazioni del testimone di giustizia, Angelo Niceta, sono state smentite documentalmente. Altre sono state definite “assertive” e “generiche”.
Si aspetta, invece, l’esito del processo di prevenzione palermitano che si basa sugli stessi elementi di quello di Trapani.

Mi risulta, inoltre, che Massimo Niceta abbia sporto querela nei confronti del cugino Angelo per le accuse mosse da quest’ultimo nei suoi confronti.

Chi è Francesco Lena?

Francesco Lena è stato assolto in ogni grado di giudizio dall’accusa di mafia e, di recente, ha ottenuto la restituzione del patrimonio a seguito del decreto emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo. Peraltro, la Corte d’Appello ha rigettato la richiesta di sospensione dell’efficacia del decreto di dissequestro avanzata dalla Pubblica Accusa.

Chi è Pietro Cavallotti?

Il sottoscritto, invece, non è coinvolto in alcun procedimento penale o di prevenzione. Mio padre è stato assolto definitivamente dall’accusa di mafia e, ciononostante, ha subito la confisca di tutto il patrimonio all’esito di un ingiusto processo di prevenzione. Il ricorso alla Corte Europea è stato dichiarato ammissibile mentre attendiamo fiduciosi l’esito dell’istanza di revocazione della confisca depositata presso la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo. La invito in proposito a partecipare all’udienza conclusiva del processo a carico dei miei familiari che si terrà il 20 Settembre, alle ore 10.00, presso la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo. Abbiamo chiesto e ottenuto che l’udienza si celebri con la presenza del pubblico perché non abbiamo nulla da nascondere.

Misure di prevenzione: la proposta di legge del Partito Radicale

Le differenze tra la Rognoni-La Torre e l’attuale Codice Antimafia.

Quanto alla proposta di legge del Partito Radicale che riguarda le misure di prevenzione, mi limito ad osservare che essa cerca di riportare questa normativa alla disciplina originaria della Rognoni-La Torre, con lo scopo di raggiungere un delicato equilibrio tra esigenze preventive e repressive del crimine organizzato e non meno importante tutela dei diritti individuali riconosciuti dalla nostra Carta Costituzionale.

Non è a tutti noto che l’attuale Codice Antimafia è molto diverso dalla legge Rognoni-La Torre la quale regolamentava in maniera del tutto diversa i rapporti tra eventuale procedimento penale e procedimento di prevenzione e tra misura di prevenzione personale e patrimoniale.

Sotto il primo profilo si prevedeva che gli esiti del processo penale facessero stato anche in quello di prevenzione per quanto concerne l’accertamento dei fatti. Sotto il secondo profilo, la misura di prevenzione patrimoniale poteva essere applicata solo nei confronti dei soggetti ritenuti attualmente pericolosi.

Oggi, invece, a seguito di modifiche normative dettate dalla “logica dell’emergenza” che hanno – queste si – stravolto la fisionomia della Rognoni-La Torre, si prescinde dagli accertamenti dei processi penali e si può applicare la confisca anche nei confronti di chi non è socialmente pericoloso.

Principi di legalità vs cultura del sospetto.

Nell’elaborare la proposta, abbiamo tenuto conto sia delle recenti statuizioni della Corte Europea sia delle posizioni della migliore dottrina giuridica che ha messo in luce come le misure di prevenzione contrastino con i principi fondamentali che stanno alla base dello Stato di Diritto: il principio di legalità, il giudice terzo e imparziale, il giusto processo, la presunzione di innocenza, il diritto al lavoro e il diritto di proprietà.

È stato osservato che le misure di prevenzione si nutrono proprio di quella cultura del sospetto che, secondo il compianto Giudice Falcone, «non è l’anticamera della verità ma del Komeinismo».
Abbiamo proposto che, nel caso di indizi di contiguità dell’imprenditore ad una associazione mafiosa, l’Autorità Giudiziaria debba intervenire nominando una figura di alto profilo che non si sostituisce al proposto ma lo affianca per tutta la durata degli accertamenti. In tal modo si salvaguarda l’integrità e la continuità delle aziende, la conservazione dei posti di lavoro, si previene il crimine senza distruggere persone innocenti – secondo la Costituzione italiana – fino a condanna definitiva.

La proposta di Pietro Cavallotti.

Sono disposto ad accettare critiche alla proposta di legge che abbiamo contribuito a realizzare. Non tollero però che si qualifichi quasi come eticamente o moralmente deplorevole il comportamento encomiabile di cittadini onesti. Pur avendo sofferto le pene di un calvario giudiziario dal quale sono usciti innocenti. Dopo essere stati privati del proprio lavoro. Dopo avere visto vanificati i sacrifici di una vita, queste persone nutrono ancora fiducia nei confronti dello Stato e mettono a servizio della collettività la propria esperienza per evitare che altri abusi possano ripetersi in futuro in danno di inermi cittadini.

Nel fare questo, abbiamo sempre mostrato (e preteso) rispetto nei confronti della Magistratura, da noi più volte invitata al dialogo, consapevoli del fatto che l’equilibrio normativo in un settore di fondamentale importanza, qual è la lotta alla mafia, non può che essere il frutto di un doveroso approfondimento e di un delicato bilanciamento tra interessi eterogenei e tutti meritevoli di tutela.

Io ritengo che la mafia non sia un’opportunità per la nostra terra ma un cancro da debellare. Per questa ragione sono dalla parte di tutti quei Magistrati che la combattono senza violare i diritti dei cittadini perbene.
Personalmente, non mi sentirei in pace con me stesso se, sapendo cosa sono le misure di prevenzione, non provassi a cambiarle.

L’invito.

Concludo invitando sia Lei che l’ing. Borsellino – della cui presenza, nella qualità di ospite d’eccellenza o di moderatore del dibattito, sarei sinceramente onorato – a partecipare ai prossimi incontri pubblici per un approfondimento serio e costruttivo su questi argomenti, con l’auspicio che le ragioni altrui vengano vagliate nel confronto, se del caso anche duro ma pur sempre nel rispetto reciproco.

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Redazione

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