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Catania, Teatro Bellini occupato da precari. “Domani ultimo giorno di lavoro per 28 colleghi”

“Domani 19 marzo è l’ultimo giorno di lavoro per 28 colleghi” sottolinea Gianluca Bonaccorso, pittore e decoratore, uno dei precari stagionali che stamattina hanno occupato simbolicamente il Teatro Bellini di Catania. E’ stato però un intervento soft, di pre-allarme, durato poche ore e smobilitato prima di mezzogiorno, per lasciare spazio alle prove dell’orchestra.DSC_0120

Salvo Agosto, segretario aziendale Conf. Sal Snalv: “E’ stato un presidio per attirare la stampa, per la notizia che abbiamo ricevuto ieri sera. Noi avevamo fatto un accordo che dovevamo lavorare almeno febbraio e marzo, per intero. Tutto questo non è stato mantenuto” e la motivazione sarebbe “che hanno fatto uno sbaglio nei conti al momento in cui hanno fatto la trattativa, nei primi giorni di febbraio, con tutte le sigle sindacali e il direttore di allora in carica.”

Un errore che costerà il posto di lavoro a 28 lavoratori addetti ai servizi tecnici e amministrativi: falegnami, uscieri, autisti, addetti alla prevenzione incendi, facchini. Si autodefiniscono dipendenti “usa e getta”. A quanto si sa, 13 di loro saranno riassunti una decina di giorni, in concomitanza con lo spettacolo che andrà in scena giorno 24.

Quindi la critica al primo cittadino catanese, che è anche presidente del Teatro Bellini. Bianco a gennaio aveva ringraziato Crocetta per lo sblocco delle assunzioni a tempo determinato per i precari degli enti lirico-sinfonici e dello spettacolo, grazie ad una deroga  fino a dicembre della normativa vigente, “aiutandoci a lavorare meglio per la stagione di quest’anno”.

“Il teatro è allo sbando – afferma l’addetta alla portineria Alfia Reitano – questo vogliamo fare capire alla gente, mentre qualcuno che sta a Piazza Duomo dice che sta rilanciando Catania, il Teatro Bellini: non è vero!”. Prosegue Gianluca Bonaccorso: “La promessa del sindaco, Enzo Bianco, era che dovevano farci i contratti fino al dicembre 2015, almeno: non è stato così. Le aspettative sono state disattese, senza più prospettiva futura.”

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Poi la divisione interna, fra dipendenti stabili e non, sebbene i 230 lavoratori full time, ad oggi, abbiano un ritardo di 3 mesi nel pagamento delle mensilità. Continua Reitano: “Nessuno fa niente per migliorare questa situazione. Noi sì, ce ne andiamo a casa, ma loro continuano a suonare e non essere pagati.”

Maurizio Muscolino, artista del coro non precario: “Ci siamo già ritrovati in questa situazione l’anno scorso, siamo arrivati anche a 4 mesi senza stipendio. Purtroppo protestare abbiamo visto che porta a poco. Nel senso che non diamo un servizio alla cittadinanza o comunque molto limitato protestando e non otteniamo nulla: solo lo scontento dei nostri abbonati che ci consentano, nonostante tutto, a proseguire e mantenere aperto il teatro. Siamo assolutamente solidali con i nostri colleghi”

Inoltre secondo Massimo Ruta, segretario aziendale Ugl spettacolo, il numero attuale di persone a tempo pieno è insufficiente in rapporto alla quantità di lavoro, specialmente se si considera l’età stessa dei dipendenti: “Ci siamo ridotti a 230 stabili in questo momento: è impossibile fare tutto quello che viene richiesto. Non solo, il ricambio generazionale non è stato mai fatto: l’ultima informata è nel 2003, di persone già precarie. In tutti i settori si è abbondantemente over 40 se non over 50. In uno spazio di 10 anni questo teatro non esisterà più.”

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Alberto S. Incarbone

21 appena compiuti ed una vita da studente davanti, di fronte a me vedo sempre nuove vie d'uscita. Gioco a fare il giornalista da quasi due anni, collaborando con TRA tv e Il Mercatino, anche se qualche volta mi diletto a fare il cameriere. Amo viaggiare a piedi per la Sicilia, ma soprattutto parlare, parlare con i vecchi. Radio, televisione, carta stampata e web non mi bastano: sogno una terra vergine da esplorare, in cui comunicare col pensiero. Nel frattempo mi trovate in giro ad intervistare qualcuno, sperando di fare domande intelligenti.

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