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Catania “pignorata”: lo scandalo di via Bernini. Ecco le ultime..

E’ stato acquistato alla fine degli anni novanta, dall’amministrazione Bianco, per circa 8 miliardi di lire: ma, in quindici anni, è servito al massimo per questioni di cronaca nera, per incendi, invivibilità, problemi di umanità derelitta. E naturalmente un grande spreco di risorse pubbliche. Perché il “pubblico”, la sua tutela, a Catania viene sempre dopo, mai come precondizione, bensì come sostegno, aiuto…al privato.

Come nel caso del complesso di via Bernini -2500 metri quadrati e quattro palazzine a ridosso di una “zona bene” cittadina-, ovvero un monumento al degrado e all’incapacità nella gestione della cosa pubblica. Doveva diventare sede di uffici, del Cnr: finora niente. Solo immondizia, abbandono, paura di avvicinarvisi. I

Il comune ha sbarrato –per motivi di ordine e incolumità pubblici- gli accessi, ma il complesso resta sempre meta della più crescente umanità senza niente.

E’ stato messo all’asta ma nessuno l’ha comprato, anche se il prezzo è sceso. E’ divenuto, frattanto, oggetto di pignoramento. Attualmente, il comune, il proprietario, ha ottenuto la sospensione della vendita mettendo nel bilancio il pagamento (non si sa quando) dei debiti. I soldi? Dovrebbero essere messi a disposizione dei creditori quando la Cassa Depositi e Prestiti li girerà al comune!

Di questo ci ha parlato un legale che si sta occupando, per motivi professionali, della vicenda: l’avv. Marco Navarria. Ecco quanto ci ha detto…

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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