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Catania e dintorni visti con “l’occhio mentale” di Alberta Dionisi

Un racconto per immagini di una città che “o si ama o si odia”. Innaugurata il 27 febbraio scorso all’Ostello degli Elefanti la mostra fotografica “Catania e dintorni” di Alberta Dionisi racconta una Catania che cambia mettendone in luce quegli aspetti architettonici, artistici, paesagistici e naturali che la rendono unica e che spesso passano inosservati anche agli occhi di la abita. Un’occasione, quindi, per catanesi e non di indossare i panni del viaggiatore-spettatore e guardare con occhi nuovi e inediti il paesaggio etneo.

La mostra, che contiene lavori inediti della fotografa nata a Roma ma da sempre residente a Catania, si inserisce all’interno della XV edizione della rassegna “Viaggio tra le vie dell’arte” organizzata dall’Associazione Akkuaria che avrà luogo dal 27 Febbraio al 14 Marzo presso il Museo Emilio Greco. È possibile visitare l’esposizione tutti i giorni dalle ore 18 alle 23, fino al 15 marzo. La chiusura della mostra e della rassegna sarà un’occasione per incontrare l’artista.

Fotografa per passione sin da giovanissima, Alberta racconta con i suoi lavori “#Catania su #Instagram”. Il noto social network fotografico diventa quindi uno strumento per quel “riconciliarsi con la vita e sperare” che è la fotografia che dà nuova vita nuova alle cose e ridisegna il mondo suggerendoci sempre diversi modi di pensare e vedere. Abbiamo chiesto ad Alberta Dionisi di raccontarci Catania e dintorni.

Le tue foto raccontano Catania e dintorni. Che città è Catania? La trovi cambiata nel corso degli anni?

Catania è città dalle forti contraddizioni, di luci intense e di forti ombre. O la si ama o la si odia, senza mezzi termini. Sa offrire tantissimo a chi ha cuore per sentirla, ma è anche una città che da anni è sempre più abbandonata a se stessa, e che l’interesse privato di pochi ha impoverito sotto tutti i punti di vista. A volte potrebbe anche sembrare che, a onta della sua naturale vivacità, nel tempo Catania si sia come spenta, affogata in un’indifferenza senza sogni. Io non solo amo moltissimo questa città ma sono anche un’ottimista, per natura e per scelta. Penso che per Catania, come per qualunque cosa si ami, fosse un’idea, una cosa o una persona, valga la pena lottare senza mollare mai, senza perdere la speranza. Ed io, proprio perchè ho speranza, ho sogni e, sognando, fotografo.

Che vuol dire ‘fotografare’?

Fotografare, nella sua accezione più ampia, vuol dire isolare e catturare con atto creativo una porzione di realtà e restituirla sotto forma di immagine per suscitare emozioni, ricordi, suggestioni. Vorrei però aggiungere che per me fotografare è anche un modo di guardare il mondo attraverso un occhio mentale per coglierne forme e colori (che trovo essenziali) che trasmettano aspetti nuovi o inconsueti e suggeriscano a chi guarda significati alternativi. Insomma, io credo che il fotografare, e quindi la fotografia, non sia una rappresentazione pedissequa della realtà ma piuttosto costituisca una forma di straniamento volto a sottolineare una bellezza che esiste nonostante tutto e a rappresentare l’idea di un mondo migliore. Come dico spesso, per me fotografare è un riconciliarsi con la vita, è soprattutto sperare.

Fotografia e nuove tecnologie. Come cambia la percezione (in chi scatta e in chi guarda) nello scattare una foto con #Instagram o comunque con/per i social?

I social network fotografici sono stati capaci di creare una schiera di fotografi praticamente sterminata. Senza dubbio le community hanno allargato i confini della fotografia liberandola dagli schemi più tradizionali e consentito l’approccio alla fotografia anche a chi è privo di qualunque conoscenza tecnica, ma è anche vero che oggi tutti fotografano in modo indiscriminato, riproducendo qualunque cosa e in qualunque modo, senza limiti di quantità (e qualità), e inondando la rete e i nostri occhi con una mole di immagini che hanno svuotato di ogni valore la fotografia intesa come mezzo artistico.

Devo dire che, dal mio punto di vista, l’esistenza dei social network cambia poco e niente il mio modo di percepire un’immagine, perchè per me il fotografare è un atto mentale, indipendentemente dal mezzo che utilizzo, che esso sia una fotocamera o lo smartphone. Cioè persino con il telefonino per me lo scatto non è casuale: sia pure rischiando di perdere la freschezza dello scatto immediato, io valuto il soggetto che per qualche motivo mi ha colpito, costruisco “mentalmente” la percezione che mi ha suscitato e quindi lo fisso come inquadratura. Comunque apprezzo molto l’esistenza dei social network fotografici: se non fosse che esistono già, dovrebbero inventarli. In sintesi, molti pregi e altrettanti difetti per i social network, e trovo giusto sottolineare che hanno anche un ulteriore merito, quello di avere assimilato la fotografia a un linguaggio comprensibile dal mondo intero e dal mondo intero condiviso.

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Redazione

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