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Giovani ammassati e niente mascherine nelle discoteche catanesi

In Sicilia hanno riaperto le discoteche e ci si ammassa.

L’isola è stata fra le prime regioni a ripartire: il decreto di Giuseppe Conte rinviava l’apertura a metà luglio per tutto il Paese, ma ha dato facoltà alle Regioni di decidere altrimenti.

Così, il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci ha sbloccato sale da ballo e discoteche, complice le tante richieste degli esercenti  che attendevano con ansia un po’ di luce in fondo al tetro buio della crisi. Come tutte le attività, anche l’intrattenimento è stato soggetto ad un rigido protocollo di sicurezza.

Restrizioni, quali mascherine e distanziamento, che però non sembrano essere effettivamente rispettate. Le immagini della movida del mercoledì sera, infatti, appaiono uguali a quelle dell’anno scorso  quando l’idea di una pandemia globale sembrava fantascienza. E invece sono proprio di mercoledì 1 luglio 2020. Uno schiaffo dunque all’emergenza sanitaria che continuiamo a vivere, ma che sembra del tutto sparita a Catania.

Mascherine e assembramenti non controllati: ecco la ripartenza delle discoteche catanesi

I video ritraggono ragazzi ammassati l’un su l’altro in una pista che potrebbe contenerne, sia per legge che dopo le prescrizioni da Covid-19, forse neanche la metà. Il quadro che prende forma è quello di un numero di presenze che vanno ben oltre la capienza massima consentita. Mantenere il distanziamento di almeno un metro tra due persone appare dunque impossibile. Invisibili anche i bodyguard che, come previsto dalle normative, avrebbero dovuto garantire la distanza necessaria.

Inoltre, totalmente assenti giovani con indosso le mascherine, dispositivi indispensabiliche dovrebbero fare “la parte del leone” contro il contagio da Covid-19. Le linee guida per la riapertura delle discoteche prevedono, infatti, l’obbligo di indossare la mascherina, anche nei locali all’aperto. Una normativa che aveva fatto sorridere ironicamente gestori e frequentatori dei locali che si chiedevano come fosse possibile ballare in queste condizioni.

Ma non era l’unico punto a rendere perplessi gli esercenti che valutavano se aprire effettivamente o no quest’anno. Infatti tra l’installazione di un dispositivo “conta persone”, il controllo dalle file esterne fino a quelle dei bagni, passando per quelle al bar, tutto sembrava presagio di magri guadagni. Il divieto di consumare al bancone rappresentava una delle perdite più consistenti insieme alla rimodulazione della capienza massima.

Inoltre, ballare appariva una vera e propria impresa. Ma a Catania si sa, tutto è possibile.

 

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