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Catania Capitale del Jazz, e nessuno lo sa

Benincasa: "Pagnotta mi piace ma qui paghiamo, e tanto, il fatto di non essere pagnottisti"

Il jazz non è solo un genere musicale. Il jazz è filosofia di vita. Da molti viene considerata musica per intenditori, e potrebbe anche darsi che sia così. Ma parliamo di intenditori di movimenti sonori in libertà che esprimono stati d’animo, sentimenti e concetti oltre il verbo e la semantica. Se a Catania esiste uno di questi intenditori, senza dubbio alcuno è Pompeo Benincasa, patron di Catania Jazz. La rassegna musicale non ha bisogno di tante presentazioni: è la sola realtà presente nel perimetro etneo ad avere offerto concerti di altissimo livello, talvolta anche molto ricercati e in alcuni casi anche impossibili.

Al rientro da Umbria Jazz e dati alla mano, Benincasa si piazza davanti alla tastiera del suo pc e scrive: “Catania è la vera capitale del jazz in Italia. Eppure qualche sospetto lo avevo…”

La testimonianza.

“Sono stato ad Umbria Jazz, uno dei festival più importanti in Europa”, riporta Benincasa sulla sua bacheca facebook. “Quest’anno festeggiamo insieme l’anniversario: 45 anni Perugia e 35 Catania. Le due cose non sono paragonabili: un grande festival estivo con un budget che nessuno nel jazz ha in Italia, e una rassegna che proprio l’estate la evita e che sin dalla nascita è anemica quanto a danari pubblici”, precisa il patron di Catania Jazz. Ma dovrebbe stare attento quando esprime simili affermazioni o dovrà rispondere dell’insostenibile leggerezza delle targhe al merito distribuite dalle massime cariche istituzionali regionali. Alla musica come allo sport, sia bene inteso.

I dati.

“E così, mi sono imbattuto in una conferenza stampa nella quale il mitico Carlo Pagnotta (fondatore e direttore artistico di Umbria Jazz dal 1973, n.d.r.) ha snocciolato i numeri di UJ del 2017. Numeri importanti, per numero di concerti, seminari, partecipazione di pubblico ai concerti gratuiti. Poi il dato dei biglietti venduti: 21.000“.
Quindi il confronto: “Allora, sono andato a vedere i dati di Catania Jazz del 2017 e ho scoperto che noi abbiamo realizzato nello stesso anno più di 19.000 spettatori paganti. E senza i grandi nomi del rock e del pop che a Perugia sono ormai una costante”.
Benincasa quindi osserva: “Se dal conto umbro togliessimo gli spettatori dei Kraftwerk, di Bryan Wilson e altri, il numero sarebbe inferiore a quello di Catania“.

Musica e politica: rassegne a confronto.

“Nella stessa conferenza stampa – continua Benincasa – Pagnotta non solo ha dato le cifre dell’incasso di tali biglietti (€ 700.000) ma menava fendenti ai politici che aveva a fianco, senza paura, senza giri di parole. Menava, forte e chiaro. E ne aveva tutte le ragioni”. Perciò incalza: “Ho pensato a noi che con 1/20 dei contributi di UJ facciamo la metà degli incassi loro e, nei fatti, più spettatori paganti. E pensavo alla vergogna che dovrebbero provare tutti quelli, politici e non, che per 35 anni ci hanno menato ogni giorno, ogni mese, ogni anno, con una costanza degna di miglior causa”, constata e sentenzia con tutte le ragioni del caso.

“Abbiamo scritto qualche volta che Catania è la vera capitale del jazz in Italia. Sfrontati? Forse, ma i dati forniti da Umbria Jazz supportano la nostra affermazione”.

“A novembre accendiamo le 35 candeline e molto probabilmente, sino a maggio 2019 non potremo vendere biglietti. E nessuno nell’Europa del jazz fa i sold-out al buio e un anno prima“. A onor del vero, i cultori del jazz – e certamente non solo catanesi – si affidano ormai da anni e a occhi chiusi della impeccabile direzione artistica di Benincasa. “Pagnotta mi piace ma qui paghiamo, e tanto, il fatto di non essere pagnottisti”, conclude.

Intanto Catania è la capitale del jazz, e nessuno lo sa!

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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