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“ Catania Assassina ”: i “suoi” minori delinquono e depredano. E la sua classe dirigente?

La “città perbene” è costernata, perplessa, indignata: i “figli di Catania” fanno male. Aggrediscono, rubano, danneggiano, rapinano: insomma, delinquono. L’ultimo caso la scorsa notte: un’ “ordinario” assalto ad un distributore di benzina. Una tragedia: un morto, un ferito grave.

Le “prede” sono anche le farmacie, le famiglie, i vecchi: beni, merci, esseri umani. Tutto e il contrario di tutto. Da assaltare e depredare.

Accadeva già 40 anni fa. Si ripeteva 30 anni fa. Si rinnovava 20 anni. E anche 10 anni fa non erano “tempi belli”. La criminalità minorile sotto l’Etna è da primato nazionale. E da “record” della vergogna. Per la “società perbene”.

Ogni tanto, questa reagisce a modo suo: ci vuole la forza, ci vogliono le guardie, una magari ad ogni angolo della strada-dicono.

Un po’ come avveniva ai tempi dell’escalation del Msi e della “voglia” di pena di morte per i delinquenti di strada. Mai ovviamente per i depredatori di risorse pubbliche, con cui strappare al crimine i “carusi”.

Nel “mondo alla rovescia” chi viene privato delle condizioni di partenza per una vita dignitosa, per uno sviluppo umano degno di questo nome (attraverso scuola, formazione, centri di aggregazione, sport, lavoro) diventa “cattivo”, anzi il “diavolo “ per eccellenza.

E’ scritto, a pag 89 (capitolo sulla giustizia minorile, settore penale), della relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Presidente della Corte d’Appello Alfio Scuto che

“anche per l’anno oggetto della presente relazione (1 luglio 2013-30 giugno 2014, ndr) deve essere rilevata una presenza della criminalità minorile catanese su livelli da primato nazionale, con conseguente necessità di una celere, significativa, puntuale risposta penale, tenuto conto anche della funzione educativa del processo.

Sul punto deve evidenziarsi che il dato di una lieve diminuzione, rispetto agli anni precedenti, del numero di minori arrestati non è indicativo di un miglioramento della condizione minorile del distretto, né tanto meno di una diminuzione del rischio di devianza dei minori o di appartenenza ai contesti di crminalità, anche organizzata, quanto piuttosto conseguente alle ridotte risorse del personale delle Forze dell’Ordine che, in tal modo, non possono fa fronte a tutte le emergenze del territorio.,

Il pericolo o l’aggregazione dei minorenni ad ambienti di criminalità sussiste per i fattori sopra evidenziati che rivelano una particolare vulnerabilità nel distretto della condizione minorile, su cui incide anche un contesto socio-economico medio basso e uno stato di grave disoccupazione.

La dispersione scolastica è sul territorio intorno al 35%, a fronte del 17% circa su tutto il territorio nazionale e, sul punto, si rileva anche il fatto che nei quartieri a rischio della città di Catania, se pure dotati di un’efficace ed impegnata scuola media, non sono previsti istituti di scuola superiore, così da costringere i ragazzi più volenterosi a frequentare le scuole situate in zone centrali. In questo passaggio dal quartiere periferico al centro urbano si disperdono centinaia di potenziali alunni, anche per una difficoltà di integrazione sociale, sia di ordine culturale che economico…”

Continua la relazione indicando che per il territorio della Corte d’Appello di Catania, sulla base dell’elaborazione della direttrice del CPA (centro di prima accoglienza, ndr) di Catania, dei dati relativi alla comparazione fra popolazione residente e ingressi dei minori presso il CPA su tutto il territorio nazionale, “…emerge che nel distretto della Corte d’Appello di Catania il coefficiente di arresti di minori su 10.000 abitanti è il secondo d’Italia, subito dopo la Corte d’Appello di Roma. Il dato è ancora più preoccupante ove si consideri che il Tribunale per i minorenni di Roma è l’unico Tribunale Minorile della Regione Lazio mentre quello di Catania è uno dei quattro Tribunali siciliani per minorenni. Inoltre deve rilevarsi che rispetto al trend nazionale della tipologia di reati per i quali i minori fanno fatto ingresso in CPA nel distretto di Catania quelli indicati in percentuale maggiore riguardano i reati in violazione della normativa sugli stupefacenti, anziché del patrimonio, e per la gran parte riguardano reati commessi nella città di Catania anche nell’ambito della criminalità organizzata…”

Non solo, Scuto a pag 17 della sua relazione, parla di “forme di uso predatorio delle risorse pubbliche”.

Nel 1988, cioè 27 anni fa(!), il Presidente del Tribunale dei Minorenni Giambattista Scidà scriveva al Procuratore generale, in tema di devianza minorile e pubblici poteri: “l’agire amministrativo appare attivatore assiduo di ingenti transfert di ricchezza dall’ambito pubblico ai patrimoni privati e la disonestà amministrativa è ormai per la coscienza pubblica una pratica consolidata che di tangente in tangente o per altro privato interesse va aprendo un cancello dorato per il saccheggio delle risorse pubbliche(fondi di bilancio, territorio, diritti in genere degli enti amministrati) davanti ad assuntori di lavori pubblici, locatori di opere, locatori di immobili, fornitori, cercatori di contributi, venditori; un costume, insomma, a causa del quale nella città depredata i beneficiari di vaste appropriazioni si contrappongono a color che –già poveri- scontano più profondamente degli altri in termini di mancanza di servizi e di compromissione nel contesto della distrazione delle pubbliche risorse. Sono le fasce minorili dei ceti svantaggiati alle quali Catania fa da pessima madre a pagare ancora di più, per quell’effetto di impedimento all’interiorizzazione dei valori etici e civili che è prodotto da quei comportamenti”.

Quante sono le differenze vere, reali, fra epoche diverse? Quali i cambiamenti? Quali le consuetudini che si ripetono?

Chi parla di “cambiamento in corso” o di qualche simil “rinnovamento” a Catania rilegga: ma di quale “cambiamento” ciancia?

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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