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Catania corsa a sindaco: il Prof. Licandro contro l’uomo Bruccola

Il Presidente del Tribunale dei Minorenni -il sempre mai troppo poco compianto- Giambattista Scidà aveva fatto loro “le strade”: nelle sue analisi della città e nelle sue denunce pubbliche ricordava spesso che “a Catania la destra e la sinistra si danno la mano. La città sembra un prisma, basta vederlo da un lato e subito spunta l’altro. Che apparentemente è contrario”. Parole e frasi di questo genere sono state ripetute da anni, nella città della consociazione perenne, degli “amici che pensano agli amici”, delle finte opposizioni e delle supposte solidarietà. Una “città degli amici” in cui bisogna calcolare tutto, non si sa mai che poi il sistema dominante s’irrita, s’inalbera, si gonfia, di bile, di altro!

Tutto questo e altro è Catania, che è così anche e soprattutto per la sua sinistra, o comunque per quella che viene così definita. Di emblema di questo modo di “essere sinistra” ce ne sono diversi, ma uno merita davvero il “Premio Oscar” della coerenza, della appartenenza, della fedeltà: quel prof. Orazio Licandro, docente di diritto romano all’università Magna Grecisa di Catanzaro, storia comunista alle spalle e davanti. Fedele al centrosinistra catanese, ai suoi “eroi”, alle logiche che li animano. Insomma, a personaggi come Enzo Bianco, l’avvocato repubblicano messi in groppa alla città da Salvo Andò, Rino Nicolosi e Marco Pannella alla fine degli anni Ottanta e tornato, da notabile affermato, ad un ruolo preminente, al suo quarto governo cittadino, da qualche anno. Con il solito stile: quello di un parolaio borioso e intollerante alla critica. Licandro gli sta vicino come la ricotta salata sta sulla pasta alla norma. Insomma, corrispondenza di amorosi sensi. Per loro, chi alza la testa e dice quello che pensa, fuori dal “coro del regimetto” , è subito qualcuno su cui esercitare sarcasmo, in nome di un’alterigia intellettuale che magari vorrebbe (ma potrebbe?) ammantarsi di “superiorità morale” o culturale.

Come nel caso di Salvo Bruccola. Chi è? E’ il primo candidato ufficiale delle prossime elezioni comunali catanesi (si terranno nel giugno del 2018). Bruccola è un imprenditore, uno che vive del suo, non prende stipendi dallo Stato, s’impegna, è alla mano. Magari non ti parla di Tacito o di Orazio (quello romano, quello delle Satire), ma ti parla di problemi pratici, in nome di un sano pragmatismo. Tipico di chi è vissuto a Milano e lì ha vissuto, conoscendo il bello e il brutto della vita. Ma tutto nella realtà, non sui libri. Ma sapete qual è il “problema” di Bruccola? Che è milanese (e dire che i suoi genitori erano sicilianissimi e partiti per il Nord per lavoro). Non a caso, sui social network -chi lo ha attaccato- ha sottolineato questo suo fondamentale dato anagrafico. Magari la sua parlata, non forbita, non eccelsa, non professorale. Ma pratica. Niente papiri, nessuna iscrizione romana, ma senso della realtà, del vivere quotidiano. Con i suoi drammi e le sue gioie. Magari piccole.

Bene, tralasciando i commenti dell’ “intellualità diffusa ed eventuale” della sinistra catanese, magari antirazzista, ma che non tralascia di fare notare l’origine geografica di Bruccola, c’è da ricordare il “benvenuto” dato dal prof. Licandro proprio a Bruccola. Capite: manco il tempo. Subito, sarcasmo. Subito, nemmeno il tempo. Nella città dove Enzo Bianco, il suo sindaco, è in piena campagna elettorale e sta cercando di promettere un po’ tutto a tutti, dai palazzinari agli antirazzisti delle associazioni di società civile. Ecco, magari di questo si parla di meno, ma dell’origine di Bruccola no, del suo ricordare Berlusconi no, del suo “stile informale” ma umano e diretto. Ecco, parliamo di altro. E dire che comunque il “popolo del web” si è subito mostrato anche attirato dal personaggio Bruccola, con tante attestazioni di simpatia. Ne vedremo delle belle, insomma.

Se il “buongiorno si vede dal mattino” per Salvo Bruccola, la strada è in discesa: persino il prof. Licandro (quello “con i libri e l’ombrellino”, secondo la “definizione bruccoliana”) si è addirittura scomodato. “Ma quale onore!” ci dice Salvo Bruccola, quando gli chiediamo di commentare questo “benvenuto” catanese del prof. Licandro. “Ma che le devo dire: sistemare una strada è una cosa di destra o di sinistra? O forse ci vuole solo capacità di farlo?” –ci risponde senza peli sulla lingua Bruccola. Accanto a lui, un altro personaggio “extra large” rispetto al finto perbenismo imperante dalle parti del centrosinistra: l’avv. Peppino Lipera. Che se ne esce con una serie di battute delle sue: “Bruccola è Belen ed Enzo Bianco è Rosy Bindi!”. E ancora: “lo sa qual è il nostro slogan? Un giorno Catania sarà così bella che si dirà che Milano è la Catania del Nord”. E giù una grande risata: insomma, la politica presa senza esasperazioni, senza livore personale, senza “superiorità morali” autoreferenziali ed inesistenti. Insomma, siamo ad un anno dal voto, ma già Catania s’infiamma: è bastato Bruccola, un paio di occhiali e una trascinante simpatia abbronzata. Ne risentiremo parlare.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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