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Lo “sberleffo” di Catania a Renzi e al comitato elettorale chiamato Pd

La stessa città che due mesi fa l’aveva ospitato per la sua “Festa nazionale” (detta dell’Unità), facendogli fare una serie di brutte figure epocali, fra partecipazione da “festa di Pontassieve” e controlli polizieschi da Anni Settanta, ieri lo ha preso a pedate, “spedendogli” indietro un 75% di “No” che rappresentano un caso nazionale. In soldoni, Catania ha spernacchiato Matteo Renzi e la sua compagnia di varia umanità anelante ad un’ordinaria e piccoloborghese scalata sociale, convinta (come lui) di rappresentare il “cambiamento”. Tradotto: il vuoto pneumatico, rispetto alla gravità e la profondità dei problemi che vive la società italiana.

Un giorno, magari lontano, forse qualcuno riuscirà a spiegarci come avrebbe mai potuto un comitato elettorale, chiamato “partito”, realizzare qualcosa di serio. Sì, perché a Catania, Renzi, fra l’altro, poteva contare, in primis, su un Pd che è politicamente un fantasma, ridotto al massimo ad obbediente strumento al servizio del podestà, pardon sindaco, di Palazzo degli Elefanti, quell’Enzo Bianco che qualche mese fa, secondo i beneinformati, avrebbe dato rassicurazioni (e che rassicurazioni!) in termini di rapporto con la città, a Renzi per la scelta di Catania come sede della “Festa nazionale dell’Unità”.

Un sindaco che dovrà ora fare i conti anche lui con questa monumentale sconfitta: lui, il “primo della classe” di Palazzo è estraneo a questo dato politico da fare arrossire anche le migliori facce toste dell’universo?
Come poteva mai finire allora?

Dal centro benestante (ma non più come una volta) alla periferia disperata, Catania ha “eruttato” un “No” collettivo da fare paura. Non ci voleva uno scienziato per prevederlo: malgrado una miserabile propaganda di Palazzo, una vergognosa espressione della peggiore specie, la città è agonizzante. Da tanti punti di vista: sociale, economico, politico. “Morta” intellettualmente, Catania vede esibirsi al massimo guitti e presunti pensatori. Alla ricerca di un “posto”: manco al Sole, magari solo appena retribuito. Un tirare a campare, insomma. Senza progetto, senza futuro. Se non –forse- quello del suo capo. Tenuto in piedi da “giovani” che nel loro agire politico si dimostrano più vecchi dei loro predecessori: un pugno di “portatori di ossigeno(politico)” che fra due anni avranno magari il coraggio di presentarsi agli elettori. In nome del loro “impegno alternativo” a Bianco. Mentre, in realtà, sono stati corresponsabili del disastro.

Di fatto, Catania vive, così, una stagione avvelenata, imbalsamata nelle rappresentazioni cinematografiche del Palazzo, che la ritraggono in pose da “città virtuale”. Mentre, in realtà, sprofonda, giorno dopo giorno, fra un negozio che chiude, un imprenditore pieno debiti, un quartiere senza scuola e un ragazzo che scippa (a proposito, fra due mesi, tiriamo ad indovinare che la relazione sullo stato della giustizia a Catania evidenzierà anche il “triste primato” della “criminalità minorile”). Ma come mai? Ma come è potuto accadere? Ma come mai le tante opere nei quartieri, dal semaforo al commissariato a Librino, non hanno fatto “cambiare rotta”? Già, come mai?

Questa è la città incazzata, indebitata, impoverita, senza servizi sociali e senza giustizia vera (a parte la legalità del Potere, sempre più una beffa per chi non ha soldi o protezioni sociali) che ha detto “No” a Renzi. I “tamburini sinistri” tenteranno –lo immaginiamo- di tirare fuori, per limitare il senso dello “sberleffo”- il solito schemino della “città fascista”, ma il malessere profondo dell’Italia e di una città non è più rappresentabile ideologicamente, come negli anni Settanta. Una crisi di queste proporzioni sarà difficile da ingabbiare: difficile, molto difficile, l’impresa di chi dal Palazzo tenterà ancora una volta di negare l’evidenza. E di perseguitare magari chi svela il bluff.

Forse, oggi più che mai, c’è da ricordare quanto scriveva (40 anni fa!) Pippo Fava: “per questo è puttana Catania, perché ha tante anime ed una sola risata….” E aggiungeva che quella risata era “alta” e non “risparmiava nessuno”. Sarà forse –questa “risata antirenziana”- un bel “campanello d’allarme” per “vecchi” e “giovani” della politica rossazzurra, prima che il loro stesso vuoto li faccia sprofondare insieme alla “loro” città?

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Redazione

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