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Seltz Simone e Sale

I catanesi sono seduti su una bomba, ma fanno finta di nulla

L'estate è la stagione dei disastri e Catania non è pronta. Ecco la situazione drammatica spiegata come fosse un tormentone estivo...

L’estate è da sempre la stagione dei disastri. E no, non mi riferisco all’ultimo singolo di Giusy Ferreri.

Proprio quando ognuno di noi decide di capovolgere la propria piramide delle priorità, mettendo al vertice i giochi aperitivo al lido Azzurro, la natura arriva a ricordarci che siamo tutti di passaggio e che non è il caso di rilassarsi troppo. Non appena infiliamo le infradito, una catastrofe dal cielo si abbatte sui nostri sorrisi al Mojito.

Basta guardare i tamburelli per sentire in lontananza la sigla di un’edizione straordinaria: incendi, grandinate, tsunami, Temptation Island, tutti i disastri si concentrano tra luglio e agosto.

Nelle ultime settimane è letteralmente esploso lo Stromboli e un terremoto catastrofico ha spaccato in due la California, tra Las Vegas e Los Angeles. Luoghi turistici e di vacanza devastati da eruzioni, lapilli, voragini sulle strade. Guardiamo le immagini al telegiornale e sgraniamo gli occhi, giusto il tempo di finire la nostra cena con prosciutto e melone, che è bella fresca e in estate va bene così. Poi allontaniamo i pensieri perché la cosa, per fortuna, non ci riguarda.

Un eruzione vulcanica. E un devastante terremoto.

A noi, che abitiamo sotto il vulcano più alto d’Europa, con i culi appoggiati su una delle zone più sismiche del mondo, non ci riguarda per niente.

Ora, io non voglio davvero rovinare le vacanze a nessuno e – prometto solennemente – che tra 20-30 righe al massimo torneremo a pensare alle ferie – che aspetto come le casalinghe aspettano Gerry Scotti alle 7 ogni sera. Con lo stesso medesimo desiderio. Ma l’altro ieri ho letto un articolo sul Giappone che mi ha fatto pensare a come siamo messi male noi poveri catanesi. Ora vi spiego, ma siccome siamo dentro una rubrica leggera e frizzantina e molti di voi leggeranno questo articolo in spiaggia, ogni tanto inserirò una parola spagnola per rendere tutto più estivo.

Dunque, ci sono questi giapponesi che da 30 anni si aspettano il terremoto più devastante nella storia dei terremoti. Una scossa di oltre 9 gradi della scala Richter che dovrebbe – secondo gli esperti – aprire Tokio in due. Loro vanno a lavoro, mangiano sushi, guardano le liceali con le gonne che sembrano fili interdentali e scrivono nei loro piccoli telefoni di Hello Kitty con la consapevolezza che da un momento all’altro la terra li possa inghiottire. Esattamente come gli stereotipi intrappolano la mia fantasia. Una roba da perdere la cabesa.

Istituzioni, governi e protezione civile però hanno fatto in modo che la vita delle ultime due generazioni sia vissuta in funzione di tutto ciò, preparando, al meglio, uomini e donne al peggio. Ovunque ci sono comunicazioni informative su cosa fare e come comportarsi, piani di evacuazione e sopravvivenza vengono eseguiti ogni settimana in scuole, uffici, supermercati e perfezionati di continuo per essere efficaci anche nelle situazioni più calienti.

Tutta la città è pronta alla devastazione, ma con organizzazione, non con rassegnazione.

50 parchi sono attrezzati per accogliere tendopoli con le panchine progettate per diventare stufe o griglie. In ogni edificio pubblico ci sono scorte di acqua e cibo in scatola per sopravvivere almeno 3 giorni. La metropolitana ha sistemi intelligenti di sicurezza in caso di sisma: Me gutta!

Come Tokio, se non peggio, c’è Catania.

Esattamente come in Giappone, anche da noi, è solo una questione di “quando accadrà”, non di “se accadrà”. E va bene, tocchiamoci tutti, una mano a la cintura! Lo scorso anno persino Rai 3 dedicò uno speciale al Big One, il terremoto che – secondo gli esperti – dovrebbe distruggere tutto, dalla Val di Noto a Messina (con Catania proprio in mezzo).

Ma se in Giappone, da 20 anni, costruiscono grattacieli “elastici” che assorbono le oscillazioni e preparano una popolazione di 28 milioni di persone nei minimi dettagli (persino su come usare i servizi igienici senza acqua), noi, 600mila scarsi, come ci prepariamo nella nostra terra di abusivismi edilizi? Ahi, caramba!  In alcun modo. Me duele el corazon nel riportavi i dati del Sige, Sistema informatico di gestione delle emergenze della Protezione civile. Se oggi dovesse ripetersi un terremoto come quello del 1693 da 7.4 di magnitudo (considerate che quello dei giorni scorsi in California che, per fortuna, non ha fatto vittime, era di 7.1), Catania conterebbe circa 162mila tra morti e feriti e 136mila senza tetto. Non siamo pronti. Non siamo preparati. Non siamo educati. Non siamo Tokyo.

Scusatemi, eh, per questa digressione nel tragico in piena estate. Ma in fondo, un terremoto, non è altro che un movimento. Un movimiento sexy!

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Simone Rausi

Belle camicie e brutti tagli di capelli dal 1986. Scrive storie. Ascolta musica orribile. Guarda troppe serie tv. Ha scritto per radio, tv, pubblicità, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale. Il suo ultimo romanzo, Libera per tutti, ha un cactus che vola in copertina. Leggerezza. Ma con le spine.

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