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Cassazione: ecco il verdetto per “Iblis” abbreviato – Operazione “IBLIS” del novembre 2010: eseguite 10 condanne

Il 7 giugno, la prima sezione della Corte di Cassazione (presidente Vecchio, relatore Casa) ha emesso la sentenza sul troncone in abbreviato del processo cosiddetto “Iblis“, l’inchiesta su mafia-politica-imprenditoria condotta dai Ros e coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania.

Abbiamo già dato notizia dei tre annullamenti con rinvio per Giovanni Cristaudo (condannato in appello a cinque anni per concorso esterno in associazione mafiosa), Rosario Ragusa (condannato in appello a sei anni per intestazione fittizia e concorso esterno) e Agatino Santagati (condannato in appello ad un anno e quattro mesi con sospensione condizionale della pena per intestazione fittizia). Le tre posizioni fanno riferimento alla vicenda del centro commerciale “La Tenutella” il cui impianto accusatorio evidentemente non ha retto (già altre volte la Suprema Corte aveva annullato in relazione a questa vicenda).

Vediamo le altre posizioni in base alla sentenza della Suprema Corte:
Alfio Aiello (9 anni e 8 mesi in appello): annullamento senza rinvio limitatamente all’aumento di pena di un anno, a titolo di continuazione col reato giudicato con sentenza del Gip del Tribunale ordinario di Catania, 12 gennaio 2001, restando la pena finale determinata in otto anni e otto mesi di reclusione.
Giovanni Barbagallo (6 anni in appello): ricorso rigettato.

Bernardo Cammarata (8 anni e 8 mesi in appello): annullamento senza rinvio limitatamente alla declaratoria di delinquenza abituale, che esclude.
Rocco Caniglia (confermata in appello la condanna di primo grado a 13 anni e 4 mesi): annullamento senza rinvio relativamente alla declaratoria di delinquenza abituale, che esclude.

Alfio Castro (confermata in appello la condanna di primo grado a 6 anni e 8 mesi): annullamento limitatamente alla declaratoria di delinquenza abituale, che esclude. Annullamento altresì relativamente alla recidiva.

Franco Costanzo (11 anni 8 mesi in appello): annullamento limitatamente alla declaratoria di delinquenza abituale, che esclude. Annullamento limitatamente al ritenuto delitto di violenza privata, siccome così riqualificata l’imputazione di cui al capo G1, trattandosi di fatto diverso; elimina la pena relativa di mesi sei di reclusione e manda la cancelleria per la comunicazione della presente sentenza al procuratore della repubblica presso il tribunale ordinario di Catania per le sue determinazioni. Annullamento limitatamente alla misura dell’aumento di pena per la recidiva.

Alfonso Fiammetta (9 anni e 8 mesi in appello): annullamento limitatamente alla ritenuta recidiva ed elimina l’aumento di pena relativo di un anno e due mesi di reclusione, restando la pena finale determinata in otto anni e sei mesi di reclusione.
Francesco Ilardi (5 anni in appello): rigetto del ricorso

Mariano Incarbone (5 anni in appello): rigetto del ricorso

Graziano Lo Votrico (5 anni in appello): rigetto del ricorso.

Francesco Marsiglione (11 anni e 4 mesi, più 1400 euro di multa in appello): rigetto del ricorso

Girolamo Marsiglione (5 anni in appello): rigetto del ricorso.

Liborio Oieni (5 anni in appello): inammissibile il ricorso.

Antonino Sangiorgi (5 anni e 4 mesi in appello): inammissibile il ricorso.

Antonino Sorbera ( 6 anni in appello): inammissibile il ricorso.

Alfio Stiro (1 anno e 4 mesi in appello): annullamento limitatamente alla declaratoria di delinquenza abituale, che esclude.

La Suprema Corte ha rinviato davanti ad altra sezione della Corte d’Appello di Catania per nuovo giudizio nei confronti di Castro, Costanzo, Cristaudo, Ragusa, Santagati sui capi e sui punti anzidetti.
Rigetta nel resto i ricorsi di Aiello, Cammarata, Caniglia, Castro, Costanzo, Fiammetta e Stiro.

Condanna al pagamento delle spese processuali per i ricorsi rigettati di Barbagallo, Ilardi, Incarbone, Lo Vostrico, Marsiglione Francesco, Marsiglione Girolamo Gabriele.
Condanna al pagamento delle spese processuali della somma di euro 1500 alla cassa delle ammende per Oieni, Sangiorgi e Sorbera.
Dichiara la sentenza irrevocabile nei confronti Costanzo in ordine ai reati a suo carico ritenuti. Dichiara esecutiva la condanna del Costanzo relativamente alla pena di anni otto e quattro mesi di reclusione.

Ricordiamo che in secondo grado (l’11 settembre del 2014) questa fu la decisione della terza sezione della Corte d’Appello di Catania:
Oltre a Cristaudo, per il quale era stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici, furono condannati Alfio Aiello a 9 anni e 8 mesi di reclusione, Francesco Arcidiacono ad 8 anni, Giovanni Barbagallo ed Antonimo Bergamo a 6 anni, Bernardo Cammarata ad 8 anni e 8 mesi. Per Rocco Caniglia ed Alfio Castro furono confermate le condanne di primo grado rispettivamente a 13 anni e 4 mesi ed a 6 anni e 8 mesi.

Le altre condanne furono: Franco Costanzo (11 anni 8 mesi), Alfonso Fiammetta (9 anni e 8 mesi), Francesco Ilardi (5 anni), Mariano Incarbone (5 anni), Graziano Lo Votrico (5 anni). Francesco Marsiglione fu condannato ad 11 anni e 4 mesi ed a pagare una multa di 1.400 euro di multa; Michele Marsiglione a 5 anni, Girolamo Marsiglione a 5 anni, Liborio Oieni a 5 anni. Condannati anche Rosario Ragusa (6 anni), Antonino Sangiorgi (5 anni e 4 mesi), Agatino Santagati (1 anno e 4 mesi) con sospensione condizionale della pena, Antonino Sorbera (6 anni) ed Alfio Stiro (1 anno e 4 mesi). Per Agatino Verdone fu confermata l’assoluzione in primo grado.

I giudici assolsero Felice Naselli per il reato che gli veniva contestato, ma gli atti furono trasmessi alla Procura per valutare l’ipotesi di associazione mafiosa.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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