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Caso Saguto. Torre Artale e la scellerata gestione di Mario Caniglia

L'intervista ad Aurelio Alfano

«Se c’è un uomo onesto che ho conosciuto nella mia vita, quello è mio padre». Non ha mai avuto dubbi Aurelio Alfano, figlio di Rosario, classe 1932, arrestato nel 2000 con l’accusa di aver riciclato denaro per le cosche che avrebbero rimpinguato il suo patrimonio. «Il mio patrimonio è lecito e lo dimostrerò». Rosario Alfano, nel corso del processo per mafia, lo ha ampiamente dimostrato ma, in attesa della sentenza, venivano sequestrati dalla Procura di Palermo tutti i beni dell’imprenditore, tra cui il compendio turistico di Torre Artale, oggi al vaglio della magistratura nissena che nei giorni scorsi ha rinviato a giudizio Silvana Saguto accusata di avere conferito illegittimamente la nomina di amministratore giudiziario a Mario Caniglia.

Silvana Saguto lo ha più volte ammesso: i nomi degli amministratori giudiziari le venivano suggeriti dalle associazioni antimafia. E, guarda caso, Mario Caniglia è lo zio di Ugo Forello che dell’antimafia è un professionista. Oltre ai suoi trascorsi in FAI e alla presidenza di Addiopizzo, il consigliere comunale di Palermo eletto in quota M5S, è anche un membro del Comitato di Solidarietà delle vittime di estorsione e usura istituito e coordinato dal Ministero dell’Interno che esamina e delibera le istanze di accesso ai benefici del Fondo di solidarietà. Il nome di Mario Caniglia, maître di sala che prestava servizio al Kafara Hotel di proprietà della famiglia Forello, era balzato agli onori della cronaca con le intercettazioni prodotte nel corso delle indagini su Silvana Saguto: Mario Caniglia avrebbe fornito 6 chili di ventresca in cambio di favori all’ormai ex giudice del Tribunale delle Misure di prevenzione di Palermo.

In che modo entra in gioco Mario Caniglia su Torre Artale? Lo abbiamo chiesto ad Aurelio Alfano, pronto a mettersi a disposizione della magistratura con ulteriori elementi che potrebbero rivelarsi estremamente utili alle indagini.

«Dopo avere fatto fallire la società di gestione, anch’essa sequestrata, il compendio alberghiero viene affittato a un imprenditore catanese che non solo non paga l’affitto, ma lascia deperire la struttura senza operare le manutenzioni ordinarie e straordinarie previste dai contratti, incassando nel frattempo i proventi per i servizi resi alla clientela. E dopo avere dichiarato fallimento con la prima società, incredibilmente l’Amministrazione Giudiziaria sottoscrive un nuovo contratto con un’altra società facente capo al medesimo imprenditore e con i medesimi risultati: nessun pagamento di affitto, nessuna manutenzione e il fallimento finale».

A questo punto viene nominato Mario Caniglia

«Viene nominato Mario Caniglia, prima come consulente. E in questo frangente la dott.ssa Saguto si inventa un mostro giuridico costituendo a nome di Rosario Alfano una società, la GARTA srl. Mio padre non era interdetto, non era fallito: non puoi costituire una società a socio unico, tra l’altro, sostituendo la tua volontà a quella del soggetto che è socio. Per cui mio padre si ritrova titolare del 100% delle quote di un soggetto giuridico di cui lui non sapeva e non sa nulla. Quello che voglio rappresentare ai giudici di Caltanissetta è che anche questo, a mio modesto parere, è abuso di ufficio: Salvatore Benanti, che è l’amministratore giudiziario dei beni di Rosario Alfano e quindi anche della struttura alberghiera, sottoscrive un contratto d’affitto con Mario Caniglia, che nel frattempo diventa amministratore della GARTA srl. Insomma, loro se la cantano e loro se la suonano. Stabiliscono un prezzo sul canone d’affitto senza alcun parere di congruità, tutto sulla base delle indicazioni di una persona che fino a poco tempo prima faceva il maître, e cominciano a gestire Torre Artale».

Per quanto tempo opera la GARTA srl a Torre Artale?

«La GARTA lavora per tre anni. In questi 3 anni non solo non corrisponde un solo centesimo di affitto a Rosario Alfano, ma addirittura all’impresa di Rosario Alfano vengono addebitate le ingenti spese di approvvigionamento di luce e di acqua che con un colpo di penna vengono abbonate. In sostanza, l’impresa di Rosario Alfano anticipa per conto di GARTA srl le spese di luce e di acqua. Dopodiché, a fine anno, la dott.ssa Saguto, con un colpo di spugna azzera questo credito dell’impresa Alfano».

Esistono le prove che accerterebbero la cattiva gestione di Mario Caniglia?

«L’amministratore giudiziario, il signor Caniglia, accumula già al primo anno centinaia di migliaia di euro di perdita. Se la società versa fin dal primo anno di gestione in evidente stato di decozione e la continuazione dell’attività rischia di fare aumentare questi debiti, un buon amministratore ha il dovere di evitare che il dissesto si aggravi, soprattutto se le perdite hanno eroso il capitale sociale. Lui non solo non lo fa il primo anno, non lo fa il secondo anno e neppure il terzo».

In buona sostanza, quali sono gli elementi clamorosi della cattiva gestione degli amministratori giudiziari a Torre Artale?

«Sono tre gli elementi clamorosi in questa vicenda. Il primo è quello di avere consentito che un maître di sala, con tutto il rispetto per questa categoria di lavoratori, potesse diventare amministratore giudiziario. Saper organizzare un banchetto di nozze o un servizio in sala non è certamente tra le competenze richieste per gestire, quale amministratore giudiziario, un compendio che vale svariati milioni di euro.

Il secondo aspetto è che la dott.ssa Saguto ha costituito in nome e per conto di un preposto una società ex novo. Non parliamo più di gestire un soggetto giuridico già esistente, parliamo di costituire una nuova società. Di fatto, ha capitalizzato questo nuovo soggetto giuridico divenuto gestore dell’albergo. Dopodiché, nell’ambito di questa gestione, ha autorizzato il nuovo soggetto giuridico a prelevare 1,2 milioni di euro (di cui 600 milioni dal fondo unico di giustizia, quindi a carico dei contribuenti) per opere di straordinaria manutenzione senza che nelle carte si ravvisi la richiesta di più preventivi, si trovi il collaudo dei lavori e tutto quello che normalmente è richiesto per un appalto di tale importo. E per entrare in possesso della lacunosa documentazione abbiamo dovuto ricorrere al Tribunale delle Misure di Prevenzione che ha incaricato la Guardia di Finanza di coadiuvarci a vincere le “resistenze” dell’amministratore giudiziario, Salvatore Benanti.

Terzo e ultimo aspetto è un interrogativo che ci poniamo. Com’è possibile che un amministratore giudiziario, dopo il primo anno di attività che ha già prodotto perdite ben superiori al capitale sociale, non abbia operato secondo la legge? La norma del codice civile è molto chiara. Le ipotesi sono due: o invitare il socio, e quindi l’amministratore giudiziario di Rosario Alfano a ciò autorizzato dalla dott.ssa Saguto, a ricostruire il capitale sociale abbattuto dalle ingenti perdite, oppure mettere in liquidazione la società».

Invece loro cosa hanno fatto?

«Con un tratto di penna, fregandosene dei fornitori, dei dipendenti e compagnia bella, hanno continuato l’attività. Talmente l’hanno continuata da portare la società al fallimento. Infatti, contemporaneamente alla restituzione di Torre Artale alla famiglia Alfano, l’amministratore unico della GARTA srl, il maître Mario Caniglia assistito dal suo avvocato di fiducia, Ugo Forello, ha portato i libri contabili in Tribunale e la GARTA srl è stata dichiarata fallita, sommersa da decreti ingiuntivi, debiti e vertenze dai dipendenti con un passivo di oltre 2 milioni di euro».

Quando siete rientrati in possesso di Torre Artale, in quali condizioni avete trovato il compendio turistico?

«Dico solo che i danni che hanno subito le nostre attività non li potranno mai ripagare gli amministratori giudiziari, e nemmeno la dott.ssa Saguto. In quei giorni avvenne comunque un fatto insolito. Una volta rientrati a Torre Artale, ci è stato recapitato un plico anonimo che è stato debitamente consegnato ai carabinieri di Trabia. Saranno gli inquirenti a valutare se nei documenti consegnati vi ravvisino comportamenti penalmente rilevanti commessi dai protagonisti di questa scellerata gestione».

Ma in tutto questo, l’altro amministratore giudiziario, Salvatore Benanti, non si accorgeva di nulla?

«Pare che tra Benanti e Caniglia non corresse buon sangue. Benanti ha più volte affermato che l’incarico a Caniglia era stato imposto dalla dott.ssa Saguto, tant’è che c’è una relazione in cui Benanti scriveva che l’albergo, nelle condizioni in cui si trovava, non poteva essere continuato a gestire perché entrambe le società precedenti, avevano lasciato l’albergo ai minimi termini, non avendo operato le manutenzioni ordinarie e straordinarie e ne consigliava la chiusura perché comunque non era nelle condizioni di potere offrire dei servizi validi per la clientela. E per tutta risposta la dott.ssa Saguto ha nominato come consulente il signor Mario Caniglia il quale, in una relazione successiva a quella di Benanti, affermava che facendo un certo tipo di lavori di ristrutturazione, la struttura sarebbe diventata redditizia. A quel punto, sempre la dott.ssa Saguto si è inventata la GARTA srl, ha recuperato 1,2 milioni di euro per fare i lavori e ha nominato il signor Caniglia amministratore giudiziario. Tutto questo, in palese contrasto con Salvatore Benanti che probabilmente avrà pure le sue colpe, e che subiva supinamente le decisioni della Saguto».

Il vero scandalo in questa vicenda potrebbe essere un altro, ma ci riserviamo di renderlo noto una volta completata l’inchiesta corredata di prove schiaccianti.

 

 

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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