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Caso Qe’, inizia il corteo di protesta

Catania –  Sono arrivati con il treno, grazie anche al supporto di alcuni commercianti di Paternò. I lavoratori del call center Qe’ stanno aprendo il corteo di protestache da Piazza Roma li porterà fino a Palazzo Esa.

Seicento lavoratori rischiano di entrare nel tunnel della precarietà sociale ed economica con un conseguente impoverimento del nostro territorio. Per Davide Foti, segretario generale SLC CGIL e Antonio D’Amico, segretario generale Fistel Cisl: Sarà una giornata di protesta delle lavoratrici e dei lavoratori del call center per sollecitare le istituzioni locali, regionali e nazionali ad una seria e netta presa di posizione. È infatti necessario che si arrivi all’apertura di un “tavolo di crisi” al Ministero dello Sviluppo Economico. Invitiamo tutti i parlamentari nazionali e regionali, sindaci delle provincie catanesi e il sindaco della città metropolitana di Catania, a dare un segnale di vicinanza e solidarietà non solo partecipando alla manifestazione, ma anche impegnandosi in prima linea con atti concreti che portino soluzioni di continuità occupazionale”.
“Bisogna scongiurare il licenziamento dei lavoratori del Call center Qè di Paternò, un’azienda che gestisce commesse inbound e outbound per diverse aziende, Wind e Sky, con partecipazioni anche statali come INPS ed Enel” è l’appello delle deputate Luisa Albanella, Camera dei Deputati, e Concetta Raia, Assemblea Regionale Siciliana. “Da diverso tempo, l’azienda vive una crisi che appare ormai irreversibile ponendo a rischio il futuro di circa 600 lavoratori – spiegano le deputate democratiche – dopo la cassa integrazione, i contratti di solidarietà, il fallito tavolo tecnico in Prefettura a Catania con il passo indietro delle società Gpi e Transcom, che avevano manifestato l’interesse ad acquistare il call center, oggi l’azienda, con un debito di circa 6,5 milioni di debito dei quali, secondo le stesse dichiarazioni dell’amministratore unico, la maggior parte deriverebbe dal mancato pagamento dell’IVA, con conseguente attestazione di evasione fiscale, sembra proiettata verso il fallimento”. “Tutto ciò è inaccettabile – aggiungono – all’incertezza del domani, per i lavoratori si aggiunge il dramma quotidiano di non percepire lo stipendio già da 3 mesi” .
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Redazione

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