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Caso Gregoretti, la Procura catanese chiede l’autorizzazione per procedere contro Salvini

Il Tribunale dei ministri di Catania, nei giorni scorsi, ha chiesto al Senato l’autorizzazione per procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini nel caso Gregoretti. La Procura di Catania, infatti, ritiene coinvolto il leader della Lega con l’accusa di sequestro di persona.

«Del resto, la veridicità di tale rivendicazione risulta confermata sia dalle dichiarazioni testimoniali provenienti dal vice-prefetto Filippo Romano sia da quanto già emerso nell’ambito del procedimento del cosiddetto caso ‘Diciotti’ e riportato nella decisione del Tribunale dei Ministri di Catania del 7.12.2018. Dal complesso di tali dichiarazioni e dalle acquisizioni anche documentali emerge che dall’insediamento al vertice del Ministero dell’Interno del Senatore Salvini era intervenuta nella cosiddetta fase Sar, prima tappa del procedimento di accoglienza dei migranti, una sostanziale modifica», scrive la Procura di Catania.

«Come si evince anche dagli atti del precedente procedimento relativo al cosiddetto caso ‘Diciotti’ ed iscritto per il delitto di sequestro di persona a carico del Ministro dell’Interno Salvini in relazione a fatti analoghi a quelli in trattazione – proprio nel secondo tempo della fase SAR è intervenuto il mutamento dell’iter procedurale introdotto dal Ministro Salvini, mutamento che ha comportato che il Capo del Dipartimento dell’Immigrazione, prima di assegnare il POS, tenendo conto degli elementi di valutazione indicati nella predetta direttiva, investa della questione il capo di Gabinetto del Ministro, che a sua volta opera da collegamento con il Ministro stesso, che ha inteso riservare a sé la decisione finale circa il rilascio del benestare allo sbarco in un porto italiano», scrive ancora la Procura «al fine di verificare preventivamente la possibilità di condividere con gli altri Paesi dell’Unione europea l’onere dell’accoglienza dei numerosi migranti provenienti da Paesi extracomunitari e soccorsi in situazioni di pericolo».

La replica di Salvini

Il leader della Lega ha così commentato la decisione da parte della Procura di Catania.

«Se mi devono chiamare in tribunale per rispondere di quello che ho fatto mi autodenuncio perché sono pronto a rifarlo. Io trovo curioso che ci siano giudici in giro per l’Italia che, invece di inseguire camorristi, spacciatori e stupratori cercano di perseguire e ingabbiare Salvini. Quanto costano queste indagini? Quanti uomini impegnano? Quanta carta viene buttata via? Poi mi chiamino dove vogliono, gli stiamo dando tutti i documenti possibili, non mi ritengo un pericoloso sequestratore di persona, è chiaro ed evidente che la giustizia italiana ha bisogno di essere aggiornata ai tempi che corrono», conclude l’ex ministro.

E.G.

Fonte: Adnkronos

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Redazione

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