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Caso Acicatena-Halley: l’indagine s’allarga

La squalida vicenda di Aci Catena, uno scenario da commedia piccolo borghese di provincia, con al centro il sindaco arruffone e –probabilmente- arraffone, si sta allargando a nuovi possibili sviluppi. Su più direttrici geografiche più ampie e forse –ma è tutto da verificare- su “orizzonti maleodoranti” più corposi.

I fatti dicono che la polizia giudiziaria ha acquisito documenti relativi ad affidamenti concessi dal comune di Catania alla Halley Consulting spa. Il riferimento è quindi all’azienda cui è legato l’imprenditore Giovanni Cerami (direttore generale dal 2004), uno dei tre soggetti (assieme ad Ascenzio Maesano e Orazio Barbagallo) finiti nella “rete” degli investigatori della Dia.

Precisiamo subito che per ora nel Comune di Catania non ci sono indagati: si tratta soltanto di un’acquisizione di atti. Parrebbe, comunque, che gli affidamenti – sembrerebbe senza gara- siano più di uno e reiterati fino allo scorso anno.

Inoltre, gli appalti diretti alla Halley riguarderebbero altri comuni della Sicilia orientale: insomma, un quadro ancora da definire. C’è ancora da verificare, per fare chiarezza nel modo più rapido possibile anche nell’interesse della stessa azienda che si è dichiarata estranea alle ipotesi criminose sin qui emerse.

Inoltre, dopo la concessione dei “domiciliari” anche a Maesano e Barbagallo, si susseguono ipotesi sul futuro del procedimento in corso e domande sul contenuto dell’inchiesta: che scelta processuale faranno le Difese? Le ammissioni –seppur non complete a quanto si apprende- spingeranno in quale direzione? Certo, ci si potrebbe anche chiedere –anche se quanto sin qui emerso dall’inchiesta appare univoco nella ricostruzione delle responsabilità- come mai Maesano e Barbagallo si sarebbero dovuti vedere in campagna per “arrivare al dunque”, quando i due –a quanto sembra- si conoscessero da anni e si frequentassero assiduamente. Domanda che forse non cambia molto, ma in ogni caso la scelta processuale delle Difese darà un quadro più chiaro delle prospettive di questa inchiesta.

Intanto, il Movimento 5 Stelle ha chiesto chiarimenti sugli affidamenti alla Halley Consulting Srl, tramite procedura negoziata e affidamento diretto, da parte del Comune di Catania.

“Si tratta – ha spiegato la deputata Cinquestelle Gianina Ciancio, prima firmataria di una interrogazione rivolta al presidente della Regione e all’assessore agli Enti locali – della stessa ditta che si era vista prorogare l’affidamento del servizio di assistenza e manutenzione dei sistemi software e hardware del comune etneo di Aci Catena, travolto dallo scandalo “mazzette” nei giorni scorsi. Anche nel caso di Catania l’amministrazione ha fatto diversi affidamenti senza indire nuove gare”.

“Dall’analisi della sezione “trasparenza” sul sito del Comune – ha aggiunto Gianina Ciancio – sembrerebbe che i rapporti con la ditta risalgano al 2010 e non sappiamo se continuino sino ad oggi. Questo nonostante il D.Lgs. 163/2006 dica chiaramente che “il ricorso a tale procedura è limitato al triennio successivo alla stipulazione del contratto iniziale”.

Nel 2013, invece, ed esattamente il 30 dicembre, viene ulteriormente rinnovato l’incarico per gli anni 2014-2015 per la somma di 300 mila euro, senza avviare alcuna procedura pubblica, privando altre società dell’opportunità di partecipare ad una gara d’appalto”. “Vogliamo sapere – ha concluso il parlamentare – come mai in questi anni non sia stata avviata alcuna gara per l’affidamento del servizio e come mai si sia fatto ricorso in maniera reiterata alla procedura negoziata in barba ai criteri di trasparenza ed economicità, nonché di buon andamento della pubblica amministrazione. Inoltre, non è dato sapere se la ditta operi ancora per conto del Comune di Catania”.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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