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Caro navi, al via alla protesta degli autotrasportatori: bloccati i porti siciliani

Scatta oggi la protesta degli autotrasportatori contro l’aumento del 30% delle tariffe sui trasporti marittimi, causato dalle nuove norme dell’Unione europea per l’uso del carburante green. Una nuova provocazione, dunque, che rischia di mettere  fuori mercato molti prodotti siciliani. 

Bloccati i porti e previsti disagi: sono queste le modalità di protesta che gli autotrasportatori hanno deciso di adottare, per una Sicilia che non vuole essere più suddita.

«Se è vero che l’inquinamento rappresenta una questione centrale per gli effetti negativi che produce sull’ambiente e sulla salute, è altrettanto vero che i costi derivanti da tali norme non possono penalizzare il trasporto merci. Semmai debbono rientrare in un investimento complessivo degli Stati rivolto alla salvaguardia di un bene comune qual è l’equilibrio ecologico», si legge in una nota del Tavolo blu per la Sicilia, firmata da Salvo Fleres a Giuseppe Richichi.

“Una mobilitazione comune”

«Su questa emergenza -prosegue la nota- si mobilitano pure i produttori agricoli, che sono l’anello più debole e tartassato della filiera agroalimentare. I quali vedono il pericolo che il citato aumento porti molti loro prodotti ad uscire dal mercato. Ma si mobilitano anche i giovani, disoccupati o destinati ad esserlo, stanchi di dovere cercare un avvenire lontano dagli affetti e dal loro ambiente.  In queste stesse ore, inoltre,  si stanno mobilitando pure gli allevatori siciliani. Permane un’altra area di protesta che riguarda il prezzo alla pompa della benzina che risulta essere tra i più alti d’Italia, nonostante la Sicilia produca il 28% del greggio nazionale, il 36% del gas e raffini oltre il 50% dei consumi italiani di carburanti».

«La Sicilia ha preso coscienza di non poter rimanere suddita di un Governo centrale colpevolmente latitante da troppi anni. Ma anche della politica locale che continua a guardare alla Regione Siciliana come ad un territorio nel quale occorre gestire l’ordinaria amministrazione e non una emergenza economica e sociale di carattere generale», conclude la nota.

E.G.

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Redazione

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