fbpx
LifeStyleMusicaPersonaggi

Carmen Consoli e la sua abitudine di tornare

Carmen Consoli dopo una lunga assenza, ritorna sulle scene musicali per far sentire ciò che ha da dire. La cantante catanese ha l’abitudine di tornare, ha qualcosa da raccontare attraverso le canzoni che danno vita al suo nuovo album e torna ad abbracciare la chitarra. L’album (L’abitudine di tornare) è stato scritto di getto, come lei stessa racconta e racchiude la sua vita ed anche le gioie ed i dolori degli altri, di tutto quel mondo che siamo abituati a sentir urlare tramite i giornali e la televisione. E’ un album pieno di attualità ed attraverso la musica, Carmen affronta tematiche come l’amore tra due donne e gli sbarchi clandestini. Dentro le canzoni c’è dentro la sua Sicilia con il problema della mafia e la crisi economica di tutta l’Italia. Le canzoni diffondono con la sola forza della musica un messaggio importante: il bisogno di un cambiamento, la necessità di una rinascita e di un riscatto perchè la vita è in grado di sorprenderci ancora.

“L’abitudine di tornare” è il primo singolo estratto dall’album; racconta di una donna stanca di un amore a tre: “Confesserai mai a tua moglie che sabato dormi con me?”. Un tradimento segnato da lacrime nascoste, proprio come questa storia che deve restare nell’ombra, che non si deve svelare: “Io non devo chiedere, sarai tu a rispondere se vorrai”.

“Ottobre” è dedicato all’amore omosessuale, l’amore tra due donne, argomento ancora delicato e poco affrontato nel nostro paese. E’ un amore celato agli occhi indiscreti della società, nascosto perchè troppo fragile per essere mostrato al mondo: “Il paradiso poteva anche attendere. Fosse stato il prezzo della libertà lasciare tutto e accontentarsi di niente, già bastava il fatto in sé di esistere”.

In “Esercito silente” viene fuori l’omaggio della cantante catanese alla città di Palermo: “Come si può credere che questa città baciata da sole e mare saprà dimenticare gli antichi rancori e le ferite aperte”.Questa città vuole risorgere, vuole lasciarsi alle spalle il sangue ed il dolore che perfino il Creatore sembra aver dimenticato: “Chissà se il buon Dio conosce quest’inferno”. In questa città troppe madri non potranno mai più riabbracciare i loro figli: “Pace e speranza no, non vivono da queste parti, è un immenso deserto”, è ora di voltare pagina.

“Sintonia imperfetta” è un amore rovinato dalla quotidianità di un ripetersi incessantemente, da uno scorrere senza sosta che si affievolisce nella routine: “Quel pomeriggio si passava da un divano all’altro”. Ciò che tiene uniti due amanti, sembra essere  solo il ricordo del primo appuntamento, ormai troppo lontano. Non ci si riconosce più seduti sul quel divano, si diventa soli pur essendo insieme; resta solo un ricordo rovinato e trascinato via dal tempo: “Studiavo come dirti che ti avrei lasciato”. L’amore anticamente era forte: “L’amore ai tempi dei miei nonni era sognante“, si salvava ciò che era destinato a rompersi, oggi invece ciò che è rotto, si butta subito via, non c’è più tempo per salvare neppure se stessi: “Tra di noi regnava un’ostinata consuetudine, una sintonia imperfetta. Tra di noi regnava una profonda solitudine”.

“La signora del quinto piano”denuncia  il femminicidio:“Il suo ex è ogni sera davanti al portone con un martello in mano”. La canzone racconta di storie spesso nascoste per vergogna da tutte quelle donne innamorate di un orrore che chiamano ancora amore. La denuncia
a volte è inutile perchè non si fa nulla per fermare questa violenza, nessuno sembra essere dalla loro parte ed eccole li, lasciate semplicemente sole. Carmen canta questa ingiustizia per dar voce a chi non ne ha: “Non v’è ragione alcuna di aver paura; questa è una conclusione dei funzionari della questura”.

“Oceani deserti” Racconta, insieme alla collaborazione di Max Gazzè, amori sofferti: “lo ammetti, sei stanco di me”. Un amore diventato solo un pozzo di incomprensioni e tradimenti: “Per quanto ci provi, non riesco a capire come sei, cosa vuoi”; un passato che ritorna a galla, che non si lascia dimenticare e poi, alla fine, un addio che vince: “Addio amore, abbi cura di te”.

“E forse un giorno” E’ una canzone incentrata sull’attuale crisi economica di questa società, di questa nazione che avrebbe dovuto essere fondata sul lavoro ed invece è divenuta sinonimo di frustrazione e povertà. Il messaggio è forte e chiaro: se neghi il lavoro ad un uomo gli hai tolto tutto, la sua dignità, la voglia di vivere, il bisogno e la necessità di tenere in piedi una famiglia che non riesce ad arrivare a fine mese: “Mio marito non lavora da un pò ed insieme a un sorriso ha detto addio a salute e dignità“. Una triste verità che ha colpito gli italiani, spingendo molti di loro verso il suicidio: “E forse un giorno, ci daranno l’aria ad un prezzo più conveniente della benzina“. La vita è diventata troppo cara semplicemente per essere vissuta. La società sembra essersi dimenticata di noi: “Siamo diventati estranei agli occhi della comunità”.

“San Valentino” è una traccia piena di sentimento: “Ti chiedi se questo sia amore vero oppure ordinaria follia”. Un inno all’amore, quello senza scadenze, folle e senza promesse, senza programmi e progetti perchè non importa, in fondo ci penserà il destino: “L’universo inventerà per noi”. L’amore magico e vero esiste ancora, aspetta ed attende silente il momento giusto per esplodere e far sembrare tutto bello, perfino la paura.

“La notte più lunga” racconta il problema di tutti gli sbarchi clandestini che le nostre coste siciliane hanno dovuto affrontare troppe volte:”Avvistammo quella barca malandata tracimante di persone“, quel barcone stracolmo di persone divenute solo “speranza di vite inscatolate“. Il dolore spesso consuma questi viaggi che riportano a riva solo corpi vuoti senza vita. “A cosa servirà l’ennesima visita di cortesia formale e solidarietà… su venghino signori ad ammirare il circo degli orrori”. Una notte buia che sembra non finire mai, il lungo viaggio di chi scappa da una realtà triste nella speranza di vedere l’indomani sorgere di nuovo il sole.

“Questa piccola magia” è il fiocco azzurro di Carmen, la cantante infatti dedica questa canzone alla sua maternità: “Tu che mi afferri le mani muovi già i primi passi”. La magia della nascita, il misero della vita che sorprende ancora. Lei è una mamma felice ed il suo album, dopo tante tematiche dure e pesanti, si conclude con l’ascolto di ciò che sembra essere un bagliore di speranza: una nuova vita che viene alla luce, una nuova possibilità per ricominciare con tutto l’amore possibile: “E quasi comincio a credere che la felicità abbraccerà questa vita“.

Tags
Mostra di più

Redazione

Quotidiano on-line siciliano

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker