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Carmelo Zuccaro è il nuovo Procuratore della Repubblica di Catania

Catania ha il nuovo Procuratore della Repubblica: e’ Carmelo Zuccaro. Oggi la cerimonia ufficiale alla presenza di autorita’ civili e dei vertici della magistratura catanese.

Le infiltrazioni della mafia in particolare nell’economia, ma anche il ricordo –non privo di momenti di commozione- dei colleghi che nel tempo hanno retto l’ufficio inquirente. Carmelo Zuccaro ha parlato poco come suo costume ma sono state parole importanti: “Dovrei essere estremamente preoccupato del compito che mi viene affidato perché guidare una Procura che deve contrastare un fenomeno criminale così multiforme e intenso come avviene a Catania, una città in cui c’è una criminalità mostruosa che, non solo è multicentrica ma ha una straordinaria capacità di infiltrarsi nel tessuto economico e che sta mettendo in forte difficoltà l’imprenditoria sana con l’immissione di enormi capitali da riciclare.” Ha aggiunto il neoProcuratore: “Invece pur essendo consapevole della difficoltà di questo ruolo, non sono preoccupato ma estremamente orgoglioso e felice. E lo sono per vari motivi: il primo è perché so che la Procura di Catania ha una squadra di formidabile qualità e per una grande tradizione”. Parole di elogio per il suo predecessore Giovanni Salvi che “ha fatto un lavoro di squadra motivando benissimo le persone e alcuni risultati che sembrano individuali sono in realtà di squadra. La nomina mia e quella del collega Bertone in due delle Procure Distrettuali più importanti è il risultato di questo lavoro di gruppo. Questa città ha bisogno soprattutto di legalità, di recuperare il senso della Legge e di giustizia. Abbiamo una città che è soffocata dalla criminalità mafiosa che sta spiazzando l’imprenditoria sana. Abbiamo bisogno che le cose cambino.”

 

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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