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Carabiniere insulta e picchia un ragazzo gay del calatino. Presunto caso di omofobia

Ennesimo caso di presunta omofobia nel catanese. I fatti sarebbero accaduti in un comune del calatino, che non possiamo rendere noto per questioni di riserbo legate ad un’inchiesta in corso, il 7 settembre scorso.

Due giovani 24 enni, alle prime luci dell’alba, passeggiavano per il centro cittadino quando si sono trovati davanti un carabiniere della locale stazione in abiti civili che, secondo la ricostruzione dei due, prima avrebbe assunto un attegiamento provocatorio e successivamente avrebbe cominciato ad insultarli “froci di merda chi cazzo pensate di essere, a sti froci di merda gli rompo il culo”.

Il diverbio sarebbe continuato all’interno di un panificio dove i ragazzi ed, in particolare uno di loro, sarebbe stato anche schiaffeggiato al volto dal carabiniere.

Il successivo intervento del fratello del giovane malmenato, giunto per prestare soccorso, si sarebbe trasformato in una sorta di rissa.

I due fratelli, da subito, hanno sporto denuncia querela nei confronti del carabiniere del loro paese sostenendo, tra l’altro, che questi era in evidente stato di ubriachezza. Nella denuncia da loro presentata vengono chiamati numerosi testimoni. Allo stato l’inchiesta è in corso.

L’avvocato, del foro di Catania, Goffredo D’Antona ha preso in carico la difesa di uno dei due fratelli e fornisce un ulteriore particolare sulla vicenda. A quanto parrebbe l‘indagine, allo stato dei fatti, sarebbe seguita proprio dalla stazione dei carabinieri cui appartiene l’appuntato denunciato.

In una lettera indirizzata al procuratore capo di Caltagirone il legale mette l’accento su questo aspetto “forse tale scelta non è molto opportuna” dice.

«Vi è un problema di opportunità – spiega appunto l’avvocato D’Antona – i fatti denunziati minano la credibilità delle Istituzioni. E proprio per quella credibilità, delle indagini su un Carabiniere ben potrebbero essere assegnate ad altro organo di P.G.»

Che obiettività potranno avere i colleghi del carabiniere nel fare le indagini? Forse non molta. A supporto di ciò vi è ancora un altro fatto, riportato anche nella denuncia, che racconta di un comportamento ostico assunto da parte del comandante della stazione che, in caserma, alla presenza del padre dei due fratelli si sarebbe rifiutato di fornire le generalità del suo sottoposto, affermando anche “perché qui comando io e si fa come dico io!”.

 

 

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Fabiola Foti

38 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 20 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente assistente parlarmentare con mansioni di Ufficio Stampa presso il Parlamento Europeo. Fondatore della testata online L'Urlo.

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