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Car-sharing, da Enjoy all’intelligenza artificiale

Per la mobilità occorre un piano sostenibile serio e complesso, che l'amministrazione non prevede

Car-sharing, a Catania viene revocato il servizio Enjoy. Nonostante le polemiche il presidente dell’Amt, Giacomo Bellavia, lancia un nuovo progetto simile, in collaborazione con l’Amat di Palermo.
Ma Mvmant ha già pensato, da anni, a un sistema di mobilità sostenibile intelligente. Il ride-sharing, infatti, sembrerebbe la scelta logica migliore.

Enjoy, il fallimento del car-sharing a Catania

Enjoy, il servizio di car-sharing gestito da Eni, è arrivato nella città dell’elefante nel 2016. Dopo aver riscosso grande successo a Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze.
Nel 2016 erano 170 le auto rosso fiammante che si mettevano a disposizione di cittadini e turisti che avessero voluto noleggiarle. Oggi, ne rimangono circa 70.
Furti e atti vandalici di ogni sorta, commessi dai catanesi meno onesti, hanno comportato la decisione più amara. Enjoy Italia, infatti, ha deciso di abbandonare la città dal prossimo 20 maggio.

La decisione dell’azienda ha fatto discutere. Alcuni cittadini si sono rammaricati per la “cattiva figura” mostrata da alcuni soggetti che, ripetutamente, presentano un volto poco fedele, e sicuramente parziale, della Sicilia. Altri, invece, si sono interrogati sulle motivazioni reali della revoca del car-sharing, visto che le assicurazioni avrebbero dovuto coprire eventuali danni subiti dalle auto a noleggio.

Il nuovo progetto di car-sharing “Io Guido” di Amt e Amat

Il sindaco Salvo Pogliese ha chiesto all’Amt, rappresentata da Giacomo Bellavia, di trovare una soluzione. O meglio, di prevedere un nuovo servizio simile.
Così l’Amt di Catania e l’Amat di Palermo, amministrata da Michele Cimino, hanno scelto di sviluppare un progetto di più ampio respiro. “Io Guido sharing” sarà, con tutta probabilità, il nuovo marchio che si leggerà su molte vetture a noleggio. Alcune di queste saranno elettriche.

Il servizio è già attivo a Palermo, Trapani, Enna, Castellammare del Golfo, Scopello, Monreale, Alcamo, Aeroporto di Palermo (Falcone Borsellino) e Aeroporto di Trapani (Birgi Vincenzo Florio). Ma anche a Genova, Parma, Roma, Padova, Arezzo.
Tuttavia, non pare essere una scelta funzionale per Catania. Il fallimento di Enjoy, lascia già presagire una sorte analoga.

Il car-sharing come realtà superata e il ride-sharing

Ma il car-sharing non sembra rappresentare più un’innovazione, soprattutto in Sicilia. Se per scoraggiare l’uso dell’auto privata esistono diversi approcci, “Enjoy non fallisce per il vandalismo, già previsto da qualsiasi azienda fornisca un servizio di autonoleggio”. A dirlo è Riccardo D’Angelo, che assieme a Blochin Cuius e Stefano D’Angelo, ha fondato Mvmant nel 2016.

“Provando a utilizzare un’auto di Enjoy a Catania, in Corso Italia, mi sono accorto di come si impieghino circa 3 quarti d’ora solo per trovare un parcheggio sulle strisce a pagamento. Anche questo fa la differenza sulla tariffa a carico del cittadino, che noleggia a tempo la vettura. Inoltre, la mancanza di una politica globale per disincentivare l’uso dell’auto privata non consente la mobilità sostenibile. Occorrono i parcheggi scambiatori, un incremento di mezzi pubblici, la chiusura al traffico di diverse zone della città”, afferma Riccardo D’Angelo.

“Il bussiness model del car-sharing ha dei limiti importanti. In Germania, la Mercedes ha creato un imponente servizio di car-sharing cominciando da Stoccarda e Ulm. Anche lì il modello non riesce a operare con profitto. Ma serve alla casa automobilistica per ridurre la sua media di emissione sulla flotta, come i limiti dell’Ue impongono. E anche a fidelizzare il cliente, come nel caso di DriveNow della Bmw. Quest’ultima mette a disposizione gran parte del proprio portfolio, inducendo gli utenti a provare diversi modelli e sperando di influenzarli nell’eventuale scelta d’acquisto. In assenza di robotaxi e parcheggi scambiatori, il car-sharing non può funzionare in maniera tale da coprire i costi o generare profitto. Perché in determinate fasce orarie, le macchine dalla periferia raggiungono il centro, ma sono poche quelle che tornano in periferia. Il problema inverso si pone nelle ore notturne”, ha dichiarato Blochin Cuius.

Il progetto di ride-sharing di Mvmant, invece, prevede “una sintesi ideale tra autobus e taxi“, con il supporto dell’intelligenza artificiale. A essere condiviso non è solo il veicolo, ma anche il viaggio.

Mvmant, i vantaggi dell’intelligenza artificiale

Il progetto di Mvmant è nato nel 2016, grazie ai fondi Ue. Testato in forma pilota a Ragusa, è stato inserito in un programma di accelerazione a Dubai per 12 mesi, in 2 quartieri importati. Dopo diversi riconoscimenti ricevuti, ha suscitato l’interesse di altre città come Latina.
Oggi, prova ad affrancarsi in Sicilia, uno dei luoghi potenzialmente più ricettivi.

“A differenza del car-sharing, Mvmant incide su alcuni elementi che lo rendono un servizio ottimizzato. Ovvero, l’incremento dell’occupazione a bordo di un veicolo, la fermata a chiamata, l’analisi dei dati per mezzo dell’intelligenza artificiale. Non è altro che il vecchio “tassista di piazza” con un sistema tutto innovativo. A trarne il maggior vantaggio, sia i piccoli paesi siciliani a domanda debole, sia le città caotiche. Sui primi, tra l’altro, si è assistito alla riduzione delle corse dei mezzi pubblici. Questo ha scoraggiato i passeggeri che, in assenza della disponibilità del viaggio di ritorno, hanno ricominciato a utilizzare la propria auto”, ha continuato D’Angelo.

Ma il progetto risulta vantaggioso anche per alcuni lavoratori. “I van e i minibus utilizzati, possono essere guidati anche da normali tassisti o n.c.c. in possesso di tablet. Gli smartphone degli utenti, invece, consentono all’operatore di localizzare la posizione di veicoli e persone. Ma anche di prevederne i percorsi, di riempire al meglio i mezzi utilizzati, senza allungare troppo la corsa”. A dirlo è il professore Giuseppe Inturri, che fa parte del team scientifico di Unict per monitorare gli sviluppi di Mvmant.

Mvmant a Dubai e la sua sede in Germania

La start up dell’innovazione ha sede a Stoccarda, dove Blochin Cuius vive. Egli, oggi, è anche membro di un comitato sulla mobilità della Germania, dove dei gruppi di lavoro affrontano le tematiche legate all’argomento.

Dubai ha invitato tutte le start up del mondo a proporsi per ridurre il traffico e le emissioni. Su 2200 aziende candidate al Dubai Future Accelerators, solo 30 sono state ammesse, mentre 3 hanno effettivamente realizzato il progetto. Tra queste ultime, Mvmant. I dati raccolti ci dimostrano come siano stati risparmiati il 48,9% dei km rispetto ai bus tradizionali. Ma anche come ogni veicolo, di fatto, sia riuscito a rimpiazzare 54 auto private!”, ha chiosato Cuius.

“Persino a Dubai, dove la densità di popolazione è molto alta e il carburante ha un costo basso, si è compresa l’importanza del trasporto pubblico e, soprattutto, dei nuovi sistemi di mobilità intelligente. Mvmant lì ha avuto una crescita esponenziale e costante di adesioni. Coordinato a un trasporto pubblico efficiente lungo il corridoio degli assi forti del centro, rappresenta il metodo potenzialmente più efficace per le aree con meno destinazioni, dove i mezzi pubblici rimangono spesso vuoti”, ha dichiarato Inturri.

La normativa europea per il trasporto pubblico a Catania

Intanto la normativa europea per il trasporto pubblico 1370/2007, già varata nel 2007, ha scaduto il suo periodo di transizione nel gennaio 2019.
“Le concessioni per il trasporto pubblico dovranno essere rilasciate solo dopo una gara pubblica attraverso bandi europei. Le sovvenzioni verranno meno, chi vincerà il servizio in gara dovrà mantenere i contratti con gli autisti precedenti. L’attuale dirigenza delle aziende che si occupano di trasporto pubblico, però, rischia di non essere assorbita all’interno della nuova concessionaria. In Germania i contratti con le aziende dei trasporti sono stati rinnovati per 10 anni e molte aziende che hanno vinto la concessione hanno dovuto rinunciare in toto alle sovvenzioni, che in media si aggiravano al 30% del fabbisogno”, ha spiegato Blochin Cuius

“L’Amt, come quasi tutte le municipalizzate dei trasporti italiane che hanno un tasso di ricavo da traffico medio inferiore al 40%, dovrebbe avere un recupero del 300% dell’efficienza per raggiungere livelli di autosostenibilità economica, senza usufruire delle sovvenzioni. Per far questo, dovrebbe ridurre le corse a vuoto e aumentare il numero dei passeggeri. Ecco perché è necessaria la mobilità on demand con i sistemi intelligenti. Solo questo sistema garantisce una presenza di veicoli dove e quando servono e un tasso di riempimento ottimale degli stessi”, ha continuato.

Le difficoltà in Sicilia di Mvmant e l’intesa con la Regione

Nonostante la resistenza delle categorie tradizionali dei trasporti, e le difficoltà burocratiche, Mvmant è riuscito a Ragusa, dove la volontà dei cittadini ha incontrato quella dell’amministrazione. Almeno sulla direzione del ride-sharing.

Nei giorni scorsi, l’incontro con l’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Marco Falcone. Mvmant ha, così, siglato un protocollo d’intesa ufficiale con la Regione. Un’adesione, anche formale, per promuovere azioni strategiche per la mobilità innovativa che si spera possa portare dei risvolti concreti nei prossimi mesi.
Probabilmente, anche per ovviare al “problema di natura legale che non contempla in maniera descrittiva ed efficace le modalità intermedie di mobilità con piattaforma tecnologica. E che, invece, sono previste dalla legge del 2017 sui Piani urbani della mobilità sostenibile. In essi, tra le azioni e le strategie disponibili, la mobilità motorizzata condivisa grazie alle nuove tecnologie”, come spiegato da Inturri.

Le politiche di mobilità sostenibile a Catania, secondo il professore Giuseppe Inturri

Giuseppe Inturri, dopo aver seguito il progetto, e averne analizzato il potenziale, tiene a fare delle precisazioni nel merito.

“Il car-sharing è solo un elemento all’interno di una politica di mobilità sostenibile. Assieme alla riduzione del bisogno di spostamento, all’incremento delle piste ciclabili e dell’uso delle biciclette, delle aree pedonali, dei parcheggi scambiatori. Occorre abbandonare gradualmente il possesso di un veicolo, che oggi ha un costo fisso maggiore rispetto a quello variabile. È proprio questo che, dal punto di vista del cittadino, viene ancora preferito il possesso dell’auto. Se non si crea un sistema di vantaggio per l’utenza, qualsiasi car-sharing fallisce. Così come accaduto per l’Enjoy, che era precisamente un sistema di floting car-sharing, dando la possibilità di lasciare il mezzo utilizzato in qualsiasi luogo. L’Enjoy fallisce perché non può trovare il giusto ecosistema”, ha spiegato.

Se l’automobile personale garantisce massima flessibilità, a discapito della sostenibilità, i mezzi pubblici risultano più sostenibili dal punto di vista ambientale. Ma assolutamente inflessibili sulle modalità di utilizzo.

È in questo scenario che si apre la possibilità di servizi intermedi, supportati dalle nuove tecnologie, soprattutto per le aree meno servite dal trasporto urbano. “A Catania, Mvmant migliorerebbe anche gli accessi alle stazioni delle Ferrovie dello Stato, come quella di Picanello e di Ognina. E anche quelli delle stazioni della Metropolitana meno centrali, come quella di San Nullo. Con corse in orari certi, e in tempi ragionevoli, sarebbe un elemento davvero valido”.

I servizi intermedi, però, devono inscriversi a Catania in un piano di mobilità sostenibile serio e complesso, senza il quale non è possibile modificare lo status quo.

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