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Capodanno, tra tradizioni, scaramanzie e tanto cibo

Anche il Capodanno vuole le sue tradizioni, i suoi riti, le sue usanze. Dopo la grande abbuffata natalizia, oggi è il momento dell’ultima grande abbuffata dell’anno.

Per molti oggi sarà una semplice abbuffata in solitudine, ma anche se soli, nessuno ci viete di indossare qualcosa di rosso o mangiare cucchiai di lenticchie con la speranza di un anno ricco e generoso.

Vediamo un po’ quali sono le tradizioni siciliane più diffuse per la sera di Capodanno.

Partiamo dalla cucina, luogo sacro di ogni famiglia siciliana che si rispetti. Cosa si mangia a Capodanno? La domanda esatta è, “cosa non si mangia a Capodanno?”

Partiamo da una carrellata di antipasti che spaziano dalla carne, con infiniti salumi e formaggi siciliani, al pesce con il classico tris di affumicati, frutti di mare, cocktail di gamberi, insalata di polipo. Una pepata di cozze non la mangi pure a Capodanno? E poi le olive, quelle non possono di certo mancare. Il tutto si gusta ovviamente accompagnato da ottimo pane di casa, tagliato dallo zio con il miglior coltello della cucina, quello utilizzato anche da Jack lo squartatore.

Si prosegue con il primo e qui le famiglie si dividono. C’è chi punta sulla cena a base di pesce con un primo al nero di seppie, un risotto ai frutti di mare o spaghetti allo scoglio. Altri invece puntano sul classico: con una teglia infinita di lasagne roventi si fanno tutti contenti!

Passiamo ai secondi: baccalà fritto, zuppa di pesce con crostini di pane, pesce sotto sale. Ma 4-5 scacciate non le ordiniamo? Per spizzicare, insomma. Con tuma, broccoli, olive, patate, cipolla, salsiccia.

I dolci, immancabili sono sempre classici: cassata siciliana, pasticceria mista, cannoli. Tutti i panettoni e pandori ricevuti durante le feste vengono con grande maestria riciclati, magari anche decorati e serviti a tavola. In attesa della mezzanotte poi la frutta secca accompagna l’amaro. Migliaia di bucce di pistacchio saranno raccolte dai pavimenti per i successivi 16 giorni, come da tradizione s’intende.

Pieni a sufficienza, almeno per il momento, sintonizziamo tutti la tv su canale 5 o rai 1, in base al livello di trash che siamo pronti a tollerare. Il televisore è silenzioso per non disturbare la conversazione. Non rischiamo però di perdere lo scocco della mezzanotte, perché l’orario della tv è sempre più corretto di qualsiasi smartphone disponibile.

Giochiamo a carte: sette e mezzo con piatto, tombola, mercante in fiera, cucù, baccarà. Per i gruppi più attenti alle tendenze, si gioca a poker.

Allo scoccare della mezzanotte, i siciliani organizzano una serie di riti per accogliere il nuovo anno. C’è chi prepara un numero pari di acini d’uva o un cucchiaio di lenticchie (sempre a mangiare pensiamo). Entrambi, avendo forma tondeggiante, rappresenterebbero le monete, quindi l’augurio di un anno ricco e prosperoso.

C’è chi, forse in realtà in preda a picchi glicemici, inizia a rompere piatti vecchi per scacciare il male e la sfortuna dell’anno che sta per concludersi.

Per i più romantici ancora in cerca del vero amore, tradizione vuole che si snoccioli un melograno per mangiarlo come fece Proserpina prima di innamorarsi di Plutone.

Di buon auspicio, si sa, è indossare biancheria rossa. Questa deve essere nuova, regalata e lavata!!! Alcuni addirittura sostengono che per essere davvero completo il rito, l’intimo andrebbe indossato al contrario. Uscite fuori quindi tutte le mutandine regalate dalla zia a Natele e indossatele.

A mezzanotte è il momento dei fuochi d’artificio: minicicciole, “assicuta fimmini”, mefisto, minerve.

E infine ricorriamo alla classica, intramontabile, unica e sola candela bianca. In qualsiasi momento porta serenità e pace. Che poi è di questo che in fondo abbiamo bisogno, serenità, salute e pace.

 

Auguri di buon anno a tutti.

 

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