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Capodanno catanese: molte aziende pirotecniche rischiano la chiusura

Capodanno catanese:  in crisi il settore dei fuochi d’artificio con cali fra il 70 e l’80%.

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capodanno catanese: vietati i fuochi d’artificio

Come sappiamo quest’anno anche la città di Catania ha vietato i botti legali, a tal proposito abbiamo sentito un impiegato del settore che ha preferito rimanere anonimo per evitare di dare risalto alla sua azienda, avendo come obiettivo quello di evidenziare una problematica che investe tutto l’indotto.

Dalla conversazione sono emerse tante questioni.

Innanzitutto c’è la crisi di un comparto che quest’anno, come scritto,  ha avuto un calo oscillante  fra il 70 e l’80%. Un calo che si accompagna a quello avuto negli ultimi anni in occasione delle festività di Sant’Agata: se prima le spese per i fuochi d’artificio ammontavano a 240mila euro, a detta del nostro interlocutore, la spesa relativa agli spari per la festività agatina è scesa di circa il 75% negli ultimi anni.

Tornando al capodanno catanese 2016 il settore dei fuochi pirotecnici  è in crisi dunque e molti rivenditori famosi della provincia catanese rischiano addirittura  la chiusura.

Si tratta di una crisi senza precedenti dovuta non tanto, o meglio non solo,  alle mancate vendite, ma alla quantità di materiale che è stato acquistato dai fornitori e che è rimasto invenduto.

In breve, per il capodanno catanese 2016 molti rivenditori, ricorrendo anche alle banche, hanno acquistato, indebitandosi, quei fuochi d’artificio che, in teoria, avrebbero dovuto rivendere. A seguito dell’ordinanza del comune di Catania, arrivata proprio in questi giorni,  i rivenditori si sono ritrovati in una situazione molto delicata: molti di loro, infatti, non potranno ripagare quei debiti che avevano nei confronti dei fornitori, debiti che di solito vengono pagati con i proventi delle vendite.

In altre parole per gli operatori del settore si tratta, a tutti gli effetti, di un ordine di acquisto revocato senza preavviso.

Esiste però un problema sicurezza a Capodanno che va al di là degli interessi di chi opera nel settore. A detta del nostro interlocutore il comune avrebbe dovuto prevenire il tutto agendo in altra maniera: facendo più controlli sul mercato, incentivando l’acquisto nelle ditte autorizzate, reprimendo il mercato nero, facendo più controlli nei quartieri popolari, reprimendo chi opta per l’utilizzo delle armi, regolamentando le categorie dei fuochi e aumentando la consapevolezza per quel che concerne l’uso dei fuochi d’artificio.

In altre parole, colpendo le ditte autorizzate si colpiscono solo le ditte e le famiglie “perbene”, mentre i disonesti , senza controlli e senza repressione, continueranno a fare quello che facevano in precedenza senza preoccuparsi delle varie ordinanze, questo in sintesi il pensiero del nostro interlocutore.

Sulla pericolosità dei botti per la salute degli  animali, il nostro interlocutore non ha smentito, però, ha riferito che per i cani, avendo capacità uditive di gran lunga superiori a quelle dell’uomo, anche una sirena dell’ambulanza o i rumori dell’aeroporto possono risultare letali.

Ci fa sapere il nostro interlocutore che in Germania, dove vengono rispettate tutte le leggi, i botti sono vietati tutto l’anno, ma è possibile acquistarli dal 29 a l 31 dicembre in occasione del Capodanno.

Poi c’è anche la questione della confusione che può provocare questo provvedimento: per il capodanno catanese l’interesse di molte persone si sta spostando sulle armi.

Infine, ci è stato segnalato il dietrofront del sindaco di Taranto. A seguito di un incontro col presidente del Sindacato nazionale operatori pirotecnici, il tarantino Pierdaniele Friscira, il comune di Taranto ha ridimensionato l’ordinanza inerente il divieto dei fuochi d’artificio a Capodanno. Il Sindacato nazionale operatori pirotecnici, infatti, ha ritenuto l’ordinanza  illegittima poiché: “La vendita di questo genere di merce, negli esercizi autorizzati, rispetta ogni provvedimento legislativo in merito, comprese le recenti disposizioni della Comunità europea che hanno sensibilmente abbassato il limite delle soglie di rumorosità. Il tutto appare ancor più assurdo se si pensa che nel divieto rientrava addirittura l’uso dei bengala e delle semplici stelle filanti”.

 

 

 

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