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Cantone a Catania: ennesimo protocollo d’intesa della città della cosiddetta legalità

Catania – Legalità, legalità, legalità: una parola che risuona dai Palazzi della politica in tutta la provincia di Catania, mentre nel capoluogo se ne vede poca (di legalità, appunto). Comunque, stamane, a Palazzo Minoriti, oggi sede della “Città Metropolitana” (ex Provincia) per l’ennesimo protocollo d’intesa è arrivato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone.

Con lui, per la firma, il sindaco Enzo Bianco: attorno i primi cittadini della provincia. Di che si tratta? Di un protocollo d’intesa per la legalita’ sulle misure di prevenzione e contrasto alla corruzione nella Pubblica Amministrazione. Un impegno gravoso, una fatica di Sisifo per uno dei settori più a rischio della vita pubblica: ma a Catania l’emergenza sembra essere sempre quella della droga e degli spacciatori.

Comunque, Cantone è stato non di molte parole, a cominciare dal delicato comparto dei rifiuti: “noi abbiamo messo in evidenza un sistema che prevede un eccesso di soggetti che devono fare appalti. Meccanismi che avrebbero dovuto in qualche modo semplificare, con la creazione di queste strutture provinciali, non hanno consentito di fare partire davvero gli appalti. Poi e’ evidente che qui c’e’ una peculiarita’ che e’ un po’ una caratteristica diciamo ormai superata in gran parte di Italia: la presenza di tantissime discariche private che ovviamente hanno interesse che questo sistema, messo in discussione in Europa e nel mondo, resti sostanzialmente lo stesso”.

E’ arrivata anche la “stoccata” sull’appalto del Cara: “quello del Cara di Mineo –ha dichiarato- per noi resta un piccolo punto di dispiacere perche’ una serie di cose le avevamo dette prima. Forse se la stazione appaltante fosse intervenuta correggendo una serie di problemi, non si sarebbero trovati esistenti nel momento in cui sono intervenute le ordinanze cautelari. Quell’appalto, per come era stato strutturato, rendeva evidentissimo che era un abito cucito su misura” .

Il numero uno” dell’Anticorruzione italiana ha aggiunto: “i nostri pareri non sempre sono vincolanti, oggi con il nuovo codice degli appalti lo sono molto di più. Però noi abbiamo un meccanismo che al di là del fatto di non essere vincolante, fa sì che i nostri provvedimenti vengano eseguiti quasi al novanta per cento.” Infine, soddisfazione collettiva, dai sindaci e dai sindacati, presenti in massa.

Niente male anche il rinfresco finale (vedi foto) al quale hanno preso parte personalità di rilievo come il sindaco di Battiati Carmelo Galati, il primo cittadino di Paternò Mauro Mangano e il sindaco di Acireale Roberto Barbagallo. Peccato che alla fine non sia rimasto quasi nulla sul tavolo: la legalità prevede anche la lotta allo spreco?

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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