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Canone Rai: provate a non pagarlo

L’11 ottobre 1995 il popolo italiano ha votato un referendum che ha deciso la privatizzazione della Rai Nazionale.
Il governo italiano ignorando il referendum ha creato una spa che invece mantiene caratteri pubblicistici e che definisce l’informazione come servizio pubblico generale, così volutamente, sovrapponendo i concetti di servizio di interesse generale che può essere svolto anche da privati come servizio pubblico e così cercando di legittimare un canone che diviene tassa a favore di un soggetto che è comunque un soggetto privato.

Ma se il servizio che offre la Rai Spa è un servizio che può offrire anche un privato non si vede quale sia la ratio giustificatrice della norma che al comma 153 della legge di stabilità propone l’assurda presunzione che chi fruisce di energia elettrica sia detentore di un apparecchio televisivo ma, pur ammessa la detenzione stessa, non si comprende perchè al cittadino non sia concesso di scegliere tra ciò l’offerta tv di stato e quella privata essendo più ragionevole che il servizio rai venga proposto in regime di libertà e che per il pagamento si avvalga di pay per view analogamente a quanto avviene per i servizi offerti da privati. Qui non appare inutile sottolineare che i palinsesti della rai sono imposti così come è imposto il canone tramutandone la natura di corrispettivo in tassa.

In passato si è dubito che la Tarsu – notoria tassa relativa ai rifiuti urbani – fosse una vera e propria tassa oppure si trattasse di una prestazione corrispettiva per il servizio prestato dal Comune. Ma paradossalmente si è trascurato, nel porsi tale dubbio, che la tarsu comunque era connessa con un servizio veramente pubblico – quale quello posto a tutela dell’igiene e della salute dei cittadini – ed ancora paradossalmente oggi vi è da chiedersi se l’informazione della Rai, da taluni definita come televisione spazzatura, sia assimilabile alla Tarsu.

Ma il canone – tassa non si sottrae comunque a diversi profili di incostituzionalità.

  1.  È istituito come tassa in favore di un soggetto privato che diventa ente impositore al pari di un soggetto pubblico e senza che nella specie il servizio reso costituisca una spesa pubblica, vedi articolo 53 prima parte carta costituzione,
  2.  Si fonda su una presunzione che è fuori di ogni realtà e di ogni logica giuridica poiché desume il possesso di un apparecchio dal consumo di energia elettrica ponendo in rapporto fatti di natura diversa: quale principio penale dell’ordinamento giuridico la presunzione circa l’esistenza di un fatto deriva da una correlazione di grande probabilità con un grande fatto. La irragionevolezza della norma rimane censurata in base all’articolo 3 della Costituzione.
  3. Il canone in quanto determinato in misura fissa e senza riferimento alla capacità contributiva è alla stessa maniera in contrasto con l’articolo 53 primo e secondo comma, per cui chi possiede una sola televisione ed ha uno scarso reddito pagherà quanto chi ha più televisioni ed un alto reddito.

Ma l’assurdo è che la corresponsione del canone del 2016 si proponga anche come ragione che giustifica il prelievo anche per gli ultimi 10 anni. E così rendendo partecipi i cittadini delle scelte milionarie di taluni conduttori e di taluni programmi oltre che per il presente anche per il passato. Appare in definitiva ovvio che non solo si è volutamente ignorata la volontà del popolo ma che ancora una volta si è voluto fare cassa per nutrire le avide aspettative del Governo e dei suoi amici. La Rai rimane solo un carrozzone che attraverso la sua equivoca identità si pone come ulteriore strumento di ingiustizia e di oppressione in danno di coloro che ancora dovrebbero qualificarsi quali cittadini e non sudditi

 

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Redazione

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