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Cannabis, c’è chi la prescrive on line

Malati a rischio. Telemedicina e lacune legislative per la prescrizione di preparati galenici a base di cannabinoidi.

La reale esigenza di ripensare il modello organizzativo e strutturale del servizio sanitario nazionale, da qualche anno a questa parte, ha aperto le porte alla Telemedicina, un servizio interattivo e di integrazione nella pratica clinica. Si tratta di un notevole passo avanti che accelera le tempistiche nella trasmissione di dati diagnostici e terapeutici a distanza, agevolando principalmente pazienti con problemi cronici. Tra questi, i malati affetti da tumore, malattie neurodegenerative e da quelle patologie caratterizzate da dolore cronico come la Fibromialgia, sebbene quest’ultima non sia stata ancora riconosciuta dall’Italia come malattia cronica e, tra l’altro, di difficile diagnosi. In particolare questa categoria di malati, invisibile per le istituzioni e per la società, ha affrontato e continua a imbattersi in difficoltà insormontabili non solo nell’individuazione della patologia, ma soprattutto per quanto riguarda le cure, specie per alleviare il dolore cronico diffuso.
La cannabis terapeutica, stando alla letteratura medica internazionale, è risultata un’ottima cura anche per i fibromialgici che non riescono facilmente ad accedervi per i costi troppo elevati e perché, non essendo appunto inserita nel nomenclatore, non potrebbero usufruirne nelle strutture ospedaliere se non aggirando le regole. Nella peggiore delle ipotesi, che sembra essere la più frequente, i malati di questa grave ed estenuante patologia si trovano costretti a rivolgersi anche alla telemedicina per la prescrizione.

Nei giorni scorsi abbiamo affrontato la questione relativa ai quantitativi insufficienti di cannabis terapeutica in Italia e della necessità da parte del Ministero della Sanità di acquisire materia prima dall’estero perché incapaci di promuovere lo sviluppo della coltura sul territorio nazionale.
Oggi invece il tema si sposta sui rischi che corrono i malati che si rivolgono alla telemedicina per la prescrizione di cannabis terapeutica.

Le linee guida per la telemedicina del Ministero della Sanità non pongono alcun veto in tal senso. Cioè un malato, senza essere visitato ma con diagnosi on line, può farsi prescrivere cannabis terapeutica a distanza che potrà richiedere nella farmacia autorizzata alla distribuzione più vicina a casa sua.

E in caso di effetti collaterali il malato si dovrà affidare alle cure del dottor Google?
Se si dovessero riscontrare casi del genere, la stampa avrà molto spazio da dedicare alla superficialità con la quale è stata trattata sino ad ora la questione, puntando giustamente il dito contro chi, con grande irresponsabilità, ha permesso che ciò avvenisse.
È possibile correggere il tiro, sia al Ministero che in assessorato regionale alla sanità siciliana guidato da Ruggero Razza.  Serve solo un po’ di buona volontà e l’auspicio che si possa giungere all’unanime conclusione per cui solamente nelle strutture ospedaliere dev’essere possibile distribuire ai malati cannabis terapeutica, potenziando il personale di farmacia e migliorando l’informazione e la formazione dei medici sui benefici della cannabis terapeutica. Questo criterio consentirebbe di monitarare e tenere aggiornato il quantitativo necessario di cannabis terapeutica in Sicilia.

I pazienti non sono topi da laboratorio. Vanno seguiti e curati dai loro medici di fiducia, specialisti che devono monitorare l’andamento progressivo delle condizioni di salute dei loro pazienti, anche di tipo farmacologico. Il rapporto medico – paziente non può essere sostituito da un pc e la cannabis terapeutica va considerata con la dovuta serietà da chi gestisce la macchina sanitaria.

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Debora Borgese

Non ricordo un solo giorno della mia vita senza un microfono in mano. Nata in una famiglia di musicisti da generazioni, non potevo non essere anche io cantante e musicista. Ma si registrano nomi di rilievo anche tra giornalisti e critici letterari, quindi la penna è sempre in mano insieme al microfono. Speaker radiofonica per casualità, muovo i primi passi a Radio Fantastica (G.ppo RMB), fondo insieme a un gruppo di nerd Radio Velvet, la prima web radio pirata di Catania e inizio a scrivere per Lavika Web Magazine. Transito a Radio Zammù, la radio dell'Università di Catania, e si infittiscono le collaborazioni con altre testate giornalistiche tra le quali Viola Post e MuziKult. Mi occupo prevalentemente di politica, inchieste, arte, musica, cultura e spettacolo, politiche sociali e sanitarie, cronaca. Diplomata al Liceo Artistico in Catalogazione dei Beni Culturali e Ambientali - Rilievo e restauro architettonico, pittorico e scultoreo, sono anche gestore eventi e manifestazioni, attività fieristiche e congressuali. Social media manager e influencer a detta di Klout. Qualche premio l'ho vinto anche io. Nel 2012, WILLIAM SHARP CONTEST “Our land: problems and possibilities, young people’s voices” presentando lo slip stream “I go home. Tomorrow!” Nel 2014, PREMIO DI GIORNALISMO ENRICO ESCHER: mi classifico al 2° posto con menzione speciale per il servizio sulla tecnica di cura oncologica protonterapica e centro di Protonterapia a Catania. Nel 2016, vince il premio per il miglior programma radiofonico universitario 2015 "Terremoto il giorno prima. Pillole di informazione sismica" al quale ho dato il mio contributo con il servizio sul terremoto in Irpinia. Ho presentato un numero indefinito di eventi musicali, tra i quali SONICA di Musica e Suoni, e condotto dirette radiofoniche sottopalco per diverse manifestazioni musicali come il Lennon Festival, moda e concorsi di bellezza. Ho presentato diversi libri di narrativa e politica, anche alla Camera dei Deputati. Ho redatto atti parlamentari alla Camera, Senato, Assemblea Regionale Siciliana e mozioni al Comune di Catania. Vivo per la musica. Adoro leggere. Scrivo per soddisfare un bisogno vitale. La citazione che sintetizza il mio approccio alla vita? Dai "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di L. Pirandello: "Studio la gente nelle sue più ordinarie occupazioni, se mi riesca di scoprire negli altri quello che manca a me per ogni cosa ch'io faccia: la certezza che capiscano ciò che fanno".

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