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Candelore a Sant’Agata d’agosto. I cerei, maltrattati, patrimonio catanese

«Vogliamo anche dimostrare che non siamo così cattivi come ci vogliono dipingere». Serpeggia l’allerta tra i portatori delle candelore. Quest’anno 5 dei 13 cerei parteciperanno alla festa estiva di Sant’Agata. Lo faranno come atto di devozione, senza alcun contributo da parte di alcuno. E tutti i turisti che si trovano a Catania ad agosto potranno ammirare il barocco delle candelore nello splendido barocco di piazza Duomo a Catania. Il 16 di agosto accompagneranno il Velo di Sant’Agata i cerei Monsignor Ventimiglia, Giardineieri, fruttivendoli, Pizzicagnoli e Villaggio Sant’Agata. Non si tratta di un evento straordinario, nel passato è accaduto già tra il 1999 ed il 2002 ovvero gli anni a cavallo del Giubileo.

Ancora prima, nel 1951, le candelore partecipavano alle celebrazioni d’agosto. Ricorreva un centenario della festa e l’Istituto Luce della Rai riprendeva la festa agatina che per tutta l’Italia, uscita appena dal conflitto bellico, appariva bellissima.

“Festa mutilata senza le candelore”

«Sant’Agata resta sempre Sant’Agata ma senza le candelore la festa è mutilata» ad affermarlo è Monsignor Giovanni Lanzafame, scrittore e docente di Mariologia, già canonico della cattedrale di Catania nonché grande conoscitore delle celebrazioni agatine.

«Le candelore preparano alla festa, attraggono l’attenzione di chi è meno pronto spiritualmente» parlano il linguaggio del popolo con la loro gioia e la danza dell’allegria le “annacate”. E mentre nelle altre città si punta di più sui cerei, a Catania quelle che sono in gestione al Comune cadono a pezzi. E dire che le candelore nascono proprio a Catania ma è ad Acireale, a Mistebianco o a Motta che sono più valorizzate. «Le candelore più monumentali – le più alte e le più barocche – sono quelle dei bettolieri e dei panettieri». Sono di competenza comunale e questo non ha mai speso una lira o un euro per ristrutturare e restaurare i candelieri giganti.

Le candelore sono barocco in movimento

La più antica tra le candelore è quella dei Rinoti e per questa ragione ha l’onore di aprire la processione dei cerei. A San Giuseppe La Rena la candelora è trattata alla stregua di una santa reliquia. Ma quella che conserva ancora il cerone originale di cera è la candelora dei pastai che versa in pessime condizioni per responsabilità del Comune.

Monsignor Lanzafame ci illustra le caratteristiche delle candelore: la piccola di Monsignor Ventimiglia è la prima delle 13 in ordine di fondazione, quella dei Giardineieri è gotica. La candelora dei fruttivendoli tradizionalmente “la signorina”. In stile liberty è invece il cereo dei pizzicagnoli. In oro zecchino le candelore del Circolo di Sant’Agata e quella dei panettieri che viene sostenuta da ben 12 portatori.

«Raccontano Catania e il Martirio della Santa Patrona con le loro scenografie. Sulle candelore ci sono i simboli agatini: la croce, la tavoletta di sant’Agata, le tenaglie. I cerei raccontano anche la storia dei nostri santi: San Sebastiano, San Giuseppe San Francesco di Paola, il beato Pietro Geremia che portò il velo di Sant’agata Agata e che è rappresentato in due candelore in quella dei panettieri e dei fruttivendoli. San Metodio che fu autore di un panegirico sulla vita di Agata». Insomma è riduttivo affermare che esse sono il folklore della festa perché è proprio grazie a questo folklore che la festa entra nel cuore di tutti.

«Ogni candelora è fatta con un criterio – afferma ancora Monsignor Lanzafame – considerate arte minore oggi la chiesa catanese non ha attenzionato la sfera della pietà popolare. Sarebbe opinabile che le candelore ritornassero tutte ad essere espressione delle categorie e delle corporazione».

Monsignor Lanzafame suggerisce anche «I portatori potrebbero avere un’adeguata catechesi e preparazione. Le candelore portano portano in giro per la città la luce nella nostra fede.

Si esagera con il nuovo protocollo sulla sicurezza?

La domanda è d’obbligo a Monsignor Lanzafame e lui risponde «Senza dubbio è necessario ma è un poco eccessivo» Ricorda incidenti con le candelora per via della sicurezza? «Ricordo solo che nel 1964 la candelora dei Rinoti rimase impigliata ai cavi del filobus perché aveva un mazzetto molto alto. Allora fu subito rimosso.

Le prove di forza dei portatori vanno contestualizzate

«Le prove di forza tra i portatori si devono comprendere nell’entusiamo che li anima. Se poi dietro ci sono delle scommesse queste invece vanno condannate. In generale però bisogna capire il livello di formazione dei portatori “se il testo viene tolto dal contesto è buono per far protesto”», conclude Monsignor Lanzafame.

 

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Fabiola Foti

36 anni, mamma di Adriano e Alessandro. Giornalista da 18 anni, può testimoniare il passaggio dell'informazione dal cartaceo al web e, in televisione, dall'analogico al digitale. Esperta in montaggio audio-video e in social, amante delle nuove tecnologie è convinta che il web, più che la fine dell'informazione come affermano i "giornalisti matusa", rappresenti una nuova frontiera da superare. Laureata in scienze giuridiche a Catania ha presentato una tesi in Diritto Ecclesiastico. Ha lavorato per: TRA, Rei Tv, Video Mediterraneo, TeleJonica, TirrenoSat, Giornale di Sicilia. Regista e conduttrice del format tv di approfondimento Viaggio Nella Realtà. Direttore di SudPress per due anni. Già responsabile Ufficio Stampa per Società degli Interporti Siciliani e Iterporti Italiani. Già responsabile Comunicazione e Social per due partiti. Attualmente addetto stampa del NurSind Catania, sindacato delle professioni infermieristiche. Fondatore della testata online L'Urlo.

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