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Il campo (di calcetto) disincantato dell’amicizia tra maschi

Un'analisi sociologica dell'amicizia tra maschi negli spogliatoi di un campo di calcetto

  • Ma nello spogliatoio parlate solo di donne?
  • No.
  • E di cos’altro?
  • Di nodi. Parliamo di nodi che poi si sciolgono tutti nella partita.
  • E poi si riannoda tutto?
  • E poi si riannoda tutto.
  • Tutto ciò è davvero ispido.
  • È un cameratismo disincantato. E siccome è disincantato non provare a capirlo, non lo puoi capire.

Forse perché sono stati educati a fare gruppo sin dalla notte dei tempi: prima per andare a caccia, poi per fare la guerra e infine per giocare al calcetto… fare gruppo sempre, e in nome di ciò darsi sempre ragione a vicenda, anche quando uno dice che “vabbè lui avrà sbagliato ad allearsi con Hitler, però i treni arrivavano sempre in orario” (…e allora perché non ha fatto il capostazione anziché il presidente del Consiglio? cit. Massimo Troisi…). Trovo che l’amicizia tra maschi sia un legame che goda di un ispido splendore. È chiara, concreta, cristallina e fluida.

Le mie amicizie femminili sono state e sono tutte “plateali”, intime ed esclusive come la passione. Riconoscersi è sempre un’epifania. Ci si sceglie, ci si confida e tutto diventa promessa.

L’amicizia tra donne è melodrammatica e assoluta, spesso si scontra anche con tradimenti e gelosie.

L’amicizia tra donne è un affare serissimo: è sì sostanza, ma anche forma, è soprattutto estetica struggente, perché è fatta di parole, di tante parole. Bisogna continuamente spiegare e spiegarsi. Noi potremmo parlare o chattare per ore, giorni e settimane.

Ho l’impressione che tra uomini la faccenda sia completamente diversa.

I maschi badano solo alla sostanza, non raccontano, non indugiano e sono incuranti delle parole. Vivono l’amicizia tra loro per osmosi.

I loro legami mi sembrano più semplici e lineari, talvolta anche meno dipendenti.

  • Ma il tuo migliore amico chi è? Io mica l’ho capito.
  • Nessuno, cioè più di uno, ognuno a modo suo. Ma perché vuoi parlare di queste cose oggi? Necessiti di didascalie?

Ecco! Lui, come tanti suoi simili, non indugia, non racconta, non si ferma a riflettere. Bada solo alla sostanza.

Mi vengono in mente i quattro protagonisti di “Stand by me”, che cercano una via di fuga dai loro pensieri. Ognuno di loro si distingueva dagli altri per una qualche particolarità, ma erano tutti accomunati dall’ingenuità e dalla spontaneità tipiche di chi si trova al confine tra l’infanzia e l’adolescenza. Sognavano la gloria, le ragazze nemmeno le vedevano e volevano fare i grandi fumando sigarette. In definitiva, care amiche, che dire… preparate lo zaino, si va a giocare a calcetto!

 

 

 

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