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Camaleonte della cultura Desy Icardi esordisce con l’olfatto

Il paradosso della scrittrice piemontese che legge in e-reader. Ma c'è un motivo.

Esaltante, divertente e geniale. Le sue grandi passioni sono il teatro, l’umorismo, la lettura e la scrittura, che le ha riversate nella stesura del romanzo, L’annusatrice di libri, pubblicato lo scorso 28 febbraio. Lei è la piemontese Desy Icardi, al suo esordio con Fazi Editore.

Il grande pubblico ti scopre con “L’annusatrice di libri” un libro gradevole con tanti incipit sociali e anche divertenti, ma scopriamo anche attività pregresse. Ci racconti meglio? 

«Ho iniziato ad amare il palcoscenico sin dalle recite dell’asilo, mi sono accostata all’umorismo scoprendo di riuscire a far ridere il pubblico (anche quando l’intenzione era quella di farlo commuovere), mi sono appassionata alla lettura grazie ai testi teatrali, e ho cominciato a scrivere per portare sul palco le mie storie.

L’amore per la recitazione, l’umorismo e la scrittura sono confluite nel cabaret.
In quest’ultimo genere, finii per approdarvi (i cabarettisti scrivono i propri monologhi e sketch). Quando gli impegni della vita “adulta” mi hanno impedito di frequentare il palco con assiduità, ho riversato la voglia di scrivere e far ridere in un blog che ho chiamato Patataridens, dedicato alla comicità femminile. Il blog è nato nel 2013, conta circa 550 articoli, e si avvale del contributo di diverse autrici comiche
».

C’è un file rouge tra scrittura, sceneggiatura, lettura, teatro?

«Delle mie passioni è la lettura quella che ha preso il sopravvento, rendendosi indipendente dalle altre, e occupando gran parte delle mie giornate».

 

 

Queste passioni vengono esaltate ne “L’annusatrice di libri” ?

«Le mie quattro passioni, convergono tutte nel mio romanzo: la storia è innanzitutto una celebrazione della lettura,attraverso le vicende di Adelina, una lettrice molto speciale, che non riuscendo più a leggere con gli occhi, impara a farlo con l’olfatto.

La mia passione per il teatro rivive grazie ad Amalia, coprotagonista del romanzo e zia della giovane protagonista, che dietro a una facciata burbera e austera, nasconde un intrigante passato di soubrette del varietà.

La passione per l’umorismo si ritrova un po’ in tutto il romanzo, che mi sono sforzata di ammantare di una sottile ma persistente patina d’ironia.

E infine, la passione per la scrittura, l’ho espressa nella stesura del romanzo, che è stata un esperienza faticosa ma entusiasmante».

Come nasce “L’annusatrice di libri”? 

«Leggo con l’e-reader perché mi permette di ingrandire i caratteri, cosa che torna molto utile a chi ha problemi di vista. Una volta, sul tram, una lettrice “tradizionale” mi disse che non avrebbe mai abbandonato i volumi cartacei per non perdere il profumo dei libri. Io ho annuito, ma dentro di me pensavo: “Il profumo dei libri è poetico, d’accordo, ma non posso leggere col naso!” Così è nata l’idea di una storia la cui protagonista potesse leggere con l’olfatto».

Come racconteresti in breve il libro?

«All’età di quattordici anni, Adelina, perde misteriosamente la capacità di lettura, salvo scoprire, qualche tempo dopo, di poter leggere con l’olfatto. A contatto con un libro Adelina percepisce sentori che materializzano nella sua mente storie e immagini; il suo olfatto è in grado di interpretare addirittura testi in lingue straniere e inespugnabili codici criptati. Nonostante la ragazza cerchi di tenere nascoste le sue facoltà, qualcuno le scopre e intende avvalersene per scardinare uno degli ultimi misteri insoluti: la decodifica dell’enigmatico e indecifrabile manoscritto Voynich, il libro più misterioso della storia dell’umanità».

Perché l’olfatto?

«L’olfatto ha sede nella parte antica e primordiale del cervello, è il senso più profondamente radicato nel corpo umano, e dovremmo coltivarlo per preservare il nostro lato più istintivo. Il nostro corpo, grazie agli ormoni, emette delle tracce olfattive che noi non percepiamo più (alcuni animali, per esempio i cani, “fiutano” la paura).

In quanto al profumo dei libri, ovviamente lo amo – ci ho scritto un intero romanzo! – e in particolare adoro quello dei libri antichi: un odore affascinante, polveroso e muschiato che riesce a farmi fare un balzo indietro nel tempo.

Il passato è una mia ossessione, ne cerco le tracce ovunque e, non a caso, il romanzo L’annusatrice di libri è ambientato a Torino tra il 1934 e il 1957.

I sensi, nessuno escluso, sono un pratico surrogato della macchina del tempo. Entrando in una delle antiche caffetterie del centro di Torino, ciò che si vede è pressappoco ciò che vedevano Cavour, Guido Gozzano o Emilio Salgari».

Come mai hai ambientato il libro negli anni 30 e 50?

«Oggi una quattordicenne, ai primi sintomi di dislessia, verrebbe subito portata da degli specialisti, il che ovviamente è cosa buona e giusta, ma Adelina, come protagonista di un romanzo, aveva bisogno di trovarsi sola con il suo problema, per poterlo elaborare e scoprire le proprie facoltà. Nel 1957 Adelina non riuscendo a leggere non è una ragazza con dei disturbi da curare, ma semplicemente una somara.

Per quanto riguarda la storia di Amalia, la burbera zia di Adelina che nasconde un passato da soubrette, ho scelto di ambientarla negli anni Trenta perché sono stati molto vivaci dal punto di vista teatrale».

E perché nella città della Mole?

«Torino è una città misteriosa e molto devota ai libri, ma non è questa l’unica ragione per la quale l’ho adottata come palcoscenico del mio romanzo.

Potrà apparire banale, ma ho ambientato la storia a Torino perché è il luogo che conosco meglio e nel quale mi è più facile orientarmi, anche a livello narrativo».

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".

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