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Callcenter? No grazie, vado a scuola di taglio e cucito

La liberalizzazione dei mercati, se da una parte ha permesso all’utente la possibilità di scegliere per i propri servizi, un’azienda, piuttosto che un’altra, dall’altra ha creato, i nuovi mostri del mercato del lavoro, infatti, ha concorso al proliferare di veri e propri centri di raccolta di disperati in cerca di occupazione.
Se inizialmente i call center si erano rivelati un’alternativa anche nel breve periodo, per giovani e meno giovani, nel tempo e soprattutto con la crisi attuale, si sono trasformati, nei nuovi promotori autorizzati, del peggiore lavoro nero. Nemmeno il Job act di Renzi, che inizialmente sembrava voler tutelare la categoria, è riuscito nell’intento, per dare nobiltà al lavoro dell’operatore di call center, tant’è che ha ripiegato, scegliendo volutamente di non parlarne più.

Così, persone in cerca d’impiego, entrano nei call center come  forza lavoro a bassissimo costo, si parla addirittura di € 100.00 per il primo mese, come contributo per la formazione e rimborso spese, (di fatto la formazione dura 4 giorni, massimo una settimana lavorativa, dipende dalla commessa e dal prodotto) dopo di che, calate le cuffie nelle orecchie inizia l’estenuante assalto al customer: traduzione di (- avventore – cliente – compratore – individuo – tipo – utente), a cui non è valsa neanche l’iscrizione al registro delle opposizione, perché le aziende non ne tengono conto, i customer vengono quindi contattati, in  media 4 volte al giorno, dalle varie aziende presenti nel mercato, ma talvolta anche dalla stessa, nella migliore dell’ipotesi, l’utente ti risponde “Non mi interessa” nella peggiore un sonoro “Ma vaffanculo”.

Tuttavia,  passato questo primo mese di prova, entri nell’ingranaggio con un bel contratto di collaborazione (ibrido per eccellenza)ad un mese, massimo tre mesi, dove tutti sembrano volerti un gran bene, vedrai, proprietà, team leader, e tutor, disposti ad offrirti il loro aiuto, ma ricorda che la tua valutazione, sarà il risultato dei numeri che riuscirai a fare e di quello viene riportato alla proprietà, sul tuo atteggiamento, esempio(se sei una/uno che rompe le balle).

Le settimane si susseguono e ti ritrovi a contare giorni, ore, numero di contratti inseriti, andati a buon fine, e quelli annullati, a volte ti sembrerà che più ne fai e più ne vanno in Ko= gerco callcenteriano, tranquillo, ti diranno è fisiologico, in realtà il contratto che a te è caduto, dopo qualche mese possibilmente, viene passato a qualcun altro, ma non lo puoi dimostrare, perché a volte è cattivo con te anche il cliente, che a distanza di tempo non ti dirà la verità, il tutor che fino ad un mese prima, sedeva accanto a te, anche lui con le cuffie, ti dirà che il cliente ha rinunciato perché tu non gli hai parlato dei costi aggiuntivi “imbroglione” potevi dirlo al cliente che ci sono i costi aggiuntivi, magari hai omesso tutte le clausole come da loro suggerimento, ma i costi aggiuntivi dovevi dirli, cavolo, oppure passerà un bigliettino con un recapito(un contatto sicuro) al tuo vicino di postazione, cosi, per simpatia.  Dunque tutto ciò che eri, con le tue competenze, la tua onestà e la tua professionalità,  non fanno testo all’interno dei call center, non ne conoscono neanche i criteri di valutazione, tu sei ciò che stabilisce il numero di contratti che riesci a fare, ma quello che non sai e che ciò, non dipende dalla tua bravura, ma da una questione di grandi numeri, su liste spesso macinate fino all’inverosimile, ma soprattutto da tanto, ma tanto fattore c…

In tutto questo tragitto, può capitare che, o vai via tu, perché comprendi il meccanismo, o ti alieni perché pensi che male che vada ci recuperi quelli per le spese personali, ma può capitare anche, – ( ed è ciò che è successo all’amica che ci ha raccontato la sua vicenda e che per questioni di privacy chiameremo Chantal o Claudia o Luisa tanto sono i nomi con cui lei si presenta all’utente) – , che qualcuno ti presenti il recesso dal contratto e che abbia la faccia tosta di dirti “Ti ho dato una possibilità e tu non l’hai colta”. Per fortuna chi va nei call center ha una famiglia, delle risorse e se sa darsi da fare di fame non ci muore, ma ci chiediamo perché avete autorizzato l’apertura di questi luoghi? ci sono pubblicità in internet, che promuovono “vuoi aprire un callcenter ci pensiamo noi, 50 mila euro chiavi in mano”, roba da non credere, ma quanto ci guadagnate? Sulla pelle di chi ha solo necessità di lavorare.

Chantal sorride, dicendomi : “Aveva ragione mia nonna quando diceva a mia madre: ‘Mannala a mastra ca s’insigna u misteri’!”

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