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BuskerWolf: di città in città, con la chitarra in mano

«Ciao, mi chiamo Michele, in arte Buskerwolf, sono nato e cresciuto nella zona di Rimini, ho fatto diversi lavori nella mia vita, tra cui: l’idraulico, operaio, cameriere, piazzaiolo, aiuto cuoco, bagnino e barman per diversi anni. Non mi sono mai sentito libero, nessuna di queste attività sentivo mi appartenesse. Non sopporto stare alle regole di altri e dover rendere conto a qualcuno. Ero sempre scontento e infelice, fino a quando non ho deciso di dare libero sfogo alla mia natura».

Si presenta così  Buskerwolf, un artista di strada, un ragazzo come tanti ed un talento come pochi. Un giovane che giorno dopo giorno, provando e riprovando con la chitarra tra le dita ha visto crescere davanti a se un sogno, quello di dedicare la propria vita e le proprie energie alla musica. Un artista in fondo, ha bisogno di poche cose per stare bene. Non importa la notorietà, non importa essere famosi ma solo avere l’appoggio di chi si ama ed una cerchia sempre più grande di fans che apprezzano ciò che sei e ciò che trasmetti, con la voglia di rendere personali e speciali quelle canzoni che in qualche modo hanno segnato il cuore: «Ogni canzone che scelgo per il mio repertorio è un cofanetto di ricordi». Michele come altri artisti, decide di rompere gli schemi sperando di avere un po’ di fortuna semplicemente stringendo forte la sua chitarra e tenendo accanto a se un cartello che porta il suo nome, la sola “pubblicità” che ha a disposizione per farsi  conoscere e ricordare. Altro che talent televisivi. I veri “talent” si incontrano fuori, spegnendo la tv e girando per le città quando meno te lo aspetti. Se ti capiterà di incontrarne uno, dimostragli di apprezzare la sua musica perché non c’è complimento più bello di un sincero apprezzamento!

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Hai una grande passione per la musica

«Ho sempre ascoltato tanta musica fin da quando ero piccolo, vivevo in un paese dove la noia era all’ordine del giorno; la musica era uno degli unici modi per sfuggire alla monotonia, colorando sempre le mie giornate. Iniziai a suonare la batteria all’età di 12 anni, seguendo le orme di mio fratello maggiore che suonava già da diverso tempo. Pochi anni dopo iniziai anche con la chitarra e suonai con qualche amico. Con l’andare del tempo però, io e i miei amici ci perdemmo tra università, fidanzate etc, così continuai a suonare da solo.»

La giornata tipica di un artista di strada?

«Ogni giorno si riparte da zero ed è difficile raccontare una giornata “tipica”. Le giornate di un artista di strada possono essere piuttosto variegate, ma facendo un ragionamento sulle cose base che in teoria caratterizzano le giornate, allora direi: scegliere una città o un posto dove andare a suonare, all’arrivo bisogna subito cercare un’area di sosta o un posto sicuro per il camper, uscire per il centro della città e fare una veloce visita per avere un’idea su dove avverrà lo “spettacolo”. Dopo di che, si  torna a prendere gli strumenti ed a cominciare con tutto ciò che ne consegue: tornare in camper con un bagaglio in più di esperienza e amicizie! Chiaramente tra le altre cose: guidare per ore e ore, mangiare, doccia e tutto il resto, controllare il regolamento sull’arte di strada del Comune in questione, girare a volte per ore in cerca di un posto sicuro dove sostare con il camper e tantissime altre varianti.»

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Dove ti esibisci maggiormente ed in base a cosa decidi le vie e le piazze che accoglieranno la tua musica?

«Mi esibisco maggiormente nelle città dai 50mila abitanti in su fino alle metropoli. Per scegliere il punto in cui suonare mi baso sul flusso di persone e facendo attenzione a non mettermi davanti a negozi o sotto case e uffici. Normalmente scelgo le piazze che sono spaziose e il suono si espande bene, ma a volte devo rinunciare a causa di manifestazioni, mercatini, ecc… Così devo trovare un ripiego lungo uno dei corsi principali del posto.»

Hai avuto l’appoggio di qualcuno in particolare che ti ha aiutato a credere nel tuo talento?

«Prima di partire per questa avventura, da qualche mese, vivo a Terni con la mia ex ragazza ed i suoi genitori. Anche loro sono grandi viaggiatori, persone molto buone e disponibili che mi hanno sempre dato una mano in tutto! Proprio in quel periodo capii la mia strada e mi misi nel loro garage per ore e ore tutti i giorni sforzandomi al meglio per crearmi un repertorio musicale e imparare a cantare da autodidatta sulle basi della mia chitarra. Nonostante non fossi affatto una cima, loro mi incoraggiarono moltissimo e credettero in me, nei momenti di sconforto mi fecero da sostegno. Quando arrivò Natale mi regalarono il resto della strumentazione che mi mancava così da lanciarmi per le vie e le piazze delle città, e così fu! In seguito anche le persone che inizialmente erano più scettiche riguardo alle mie scelte, dovettero ricredersi. Ora ho l’appoggio della mia famiglia, amici e di tutte le persone che mi seguono su internet dandomi ogni giorno l’entusiasmo di continuare per questa avventura! Grazie a tutti loro!»

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Esibirti per le vie ti ha aiutato in qualche modo a renderti “famoso”?

«Proprio famoso non direi! Per la pubblicità mi servo solo di un cartello con scritto la mia pagina facebook durante le mie esibizioni, e non la chiamerei pubblicità, ma è semplicemente un metodo di condivisione. In ogni caso grazie ad i miei numerosi live ed a quel cartello, sulla mia pagina siamo diventati quasi 2000 per il momento! Non è molto ma se penso che 2 anni fa ero completamente solo, per me è già un successo!»

 

Le maggiori difficoltà che hai affrontato?

«La maggior difficoltà per quanto mi riguarda, è dover lasciare posti e persone che incontro lungo la strada. A volte incontro persone fantastiche che danno senso a tutto quello che faccio e quando devo ripartire è sempre come ricominciare da zero. Non ci si fa mai l’abitudine. Un’altra difficoltà è la solitudine, che ha i propri pregi ma anche molti difetti. Non scendo nei dettagli sennò finisco per raccontare un libro! Altre difficoltà si incontrano nella logistica delle cose, per esempio in camper non è sempre facile reperire carico acqua e scarico di acque reflue, bombole del gas, aree di sosta vicine ai centri. Il freddo, il caldo, a volte camminare per km con tutto il peso degli strumenti (circa 25 kg), i vigili che ogni tanto ti mandano via e altre cose imprevedibili.»

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Che emozioni si provano a cantare di fronte a tanta gente che è attenta ad ascoltarti?

«Quando di fronte a me si crea una grande platea, credo di riuscire a percepire le emozioni delle persone che in quel momento le sparano tutte su di me; le sento arrivare direttamente nell’anima, dandomi una carica enorme che mi aiuta fare un’esibizione molto più appassionante. E la musica…è sempre una bellissima emozione ed un grande sostegno per me!»

Ti sei esibito la sera di Natale in Piazza Università a Catania ed hai riunito intorno a te tanta gente che ascoltava ammirata la tua musica. Ti sei trovato bene? Cosa pensi dei catanesi?

«Mi sono trovato molto bene a Catania, come d’altronde in tutto il sud Italia dove le persone sono molto calorose già di base. E’ una caratteristica che apprezzo enormemente. Sicuramente in futuro ci ripasserò per quella piazza!»

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Domanda “Ficcanaso”. In genere quanto riesce a guadagnare un artista come te durante una serata?

«I guadagni variano molto in base al periodo, della città e a volte anche dalla posizione in cui si sceglie di suonare. Posso dire che con la musica riesco a mandare avanti il mondo che mi sono creato.»

Secondo te, il mondo della musica, investe abbastanza sulle nuove voci?

«Secondo me ormai, si investe tutto sulla tecnica dei cantanti e non sullo stile e l’interpretazione. Ultimamente quando ascolto musica di ultima generazione, mi sembra di ascoltare sempre lo stesso gruppo. Sono tutti stereotipati e figli della stessa scuola, non ci trovo più personalità

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Cantare in giro per l’Italia e migrare dove ti porta il cuore è la tua filosofia di vita. L’esperienza più bella che hai vissuto?

«Tantissime, da dove comincio? Ve ne racconto una: d’inverno, quando fa troppo freddo per cantare fuori e l’atmosfera è grigia e triste, prendo un aereo e me ne vado a suonare dove capita. Lo scorso anno, sul volo per le Canarie, si sedette vicino a me una ragazza. Era una bancarellista, ed era sola, come me. Passammo insieme un mese da film. Fu una vacanza da sogno. Tornati a casa, cominciammo a fare dei progetti insieme, e per un po’ di tempo girammo per città, lei con la bancarella, io con la chitarra. Finì perché mi lasciò e all’inizio fu una tragedia. Tra le lacrime ripartii da solo con il mio camper, fu molto difficile ricominciare. Nonostante ciò, credo che lei mi abbia regalato i momenti più belli di questo viaggio.»

Hai un cantante, un musicista preferito che ispira la tua carriera?

«Tanti cantanti: James Blunt, Jeff Buckley, Coldplay, The calling, The fray, Pink Floyd, Beatles e tanti altri. Tutti artisti che mi hanno accompagnato lungo la vita. Ogni canzone che scelgo per il mio repertorio è un cofanetto di ricordi.»

Quale è stata la prima canzone che hai cantato? Ricordi ancora la tua “prima volta”?

«Creep dei Radiohead è stata la prima canzone che ho imparato! La mia prima volta…chi se la scorda!? Ripropongo un pezzo della mia biografia: Il 31 dicembre 2012, sono andato nel centro di Terni per la mia prima prova. Piuttosto teso e intimidito, ho montato i miei strumenti. Quando ho iniziato a suonare, la tensione ha iniziato a sciogliersi, nonostante fossi tutt’altro che certo di essere all’altezza della situazione e senza contare il fastidio di essere preso per un disadattato o uno zingaro. Poco a poco, mi sono reso conto di aver destato l’attenzione della gente: alcuni mi guardavano da lontano, altri si avvicinavano, altri ancora facevano i disinvolti col telefono in mano. Grazie a loro ho acquistato fiducia in me stesso, e soprattutto mi sono convinto del fatto che quando fossi migliorato, avrei attirato molte più persone. Tuttavia, una volta tornato a casa, qualche ora dopo, sono stato assalito da una sensazione spiacevole. Una voce mi diceva di non continuare per quella strada. “Ma guardati,” diceva la voce “sei uno sfigato, un barbone, un poco di buono…” Era la voce del perbenismo, del pregiudizio. In poche parole: la voce della classica società. Fortunatamente sono riuscito a riconoscere subito la provenienza di quella voce. L’ho combattuta, l’ho sconfitta, e alla fine sono rimasto solo con una pura sensazione di libertà.»

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Redazione

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