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Bruno Torrisi sullo Stabile di Ct “questo teatro nasce dall’invidia. Non mi appartiene”

Del vero dietro le quinte del teatro Stabile di Catania parla il famoso attore catanese Bruno Torrisi.

Il suo è uno sfogo che racconta in poche righe un’istituzione decadente e degradata. Succede, come oggi accade spesso, dalla pagina del suo facebook, qualcuno lo ha “taggato” per renderlo partecipe del malessere che regna tra i lavoratori del teatro Stabile. Lui prende le distanze.

“Di tanto in tanto vengo taggato in post riguardanti le sorti misere del Teatro Stabile di Catania – scrive – Mala gestione, mala politica, stipendi si stipendi no ect ect. Non so spiegarmi il perché di questi tagg, cosa mi si chiede solidarietà? Comprensione? Condivisione? Una opinione”.

“Quasi trent’anni fa, tra il primo ed il secondo anno di quella gloriosa Scuola del Teatro Stabile diretta dal grande Giuseppe Di Martino, morì mio padre e fu proprio lui l’unico a tendermi una mano, ad aiutarmi, procurandomi alcune partecipazioni a degli spettacoli appunto del TSC. Fu così che conobbi la maggior parte degli attori, tecnici, amministratori e quantaltro – racconta – E dopo avervi conosciuto promisi a me stesso di fuggire prima o poi da quell’ambiente, già allora, malsano.

“Di Martino, che tentava di infonderci una cultura ed una educazione teatrale di stampo nazionale, veniva, alle spalle, deriso da una compagnia di stampo parrocchiale, (ma con qualche soldino in più) e questo mi colpì subito: come può un teatro deridere e sfiduciare chi coltiva il futuro? Ho visto praticare il mobbing con arrogante disinvoltura nei confronti di tutti quelli che avevano sentimenti illusioni e talento, ho conosciuto le borie di chi aveva qualche anno in più, come se la bravura si misurasse con il metro delle caserme: l’anzianità! Come se fosse la regola che per lavorare bisognava subire angherie.”

“Raccomandati, pupilli, lecchini, arrivisti, piccoli e grandi attori, e soprattutto persone che non volevano fare teatro ma solo un impiego – continua Negli anni a seguire sono stato trattato da ladro, sottopagato, da comparsa da due lire, da mantenuto da questa struttura che via via andava affondando man mano che le direzioni artistiche si susseguivano. Non ho mai visto nessuno solidarizzare con gli attori che facevano fatica a sopravvivere, e gli attori non hanno stipendio.”

Ho visto funerali dove qualcuno dietro le lacrime lasciava trasparire la speranza di subentrare al posto del defunto. Questo teatro è figlio delle ambizioni e degli interessi di pochi, nasce dall’invidia che è il sentimento più diffuso, non nasce, a parer mio, da necessità culturali.
E’ vero che in tanti altri teatri di stato si respira un po la stessa aria, ma come a Catania non ne ho visti mai. Ho conosciuto, è vero, anche persone che oggi ancora stimo perchè hanno avuto il coraggio delle proprie idee, con i quali mi legano ricordi indissolubili e grande affetto.”

“La mia condivisione – conclude – bisognava chiedermela tanto tempo fa quando vi avrei consigliato di fuggire tutti, impiegati e non, ma l’opinione di una comparsa non vale la pena di ascoltarla. Oggi col cuore in mano ed un po di commozione e dispiacere non posso che augurarvi buona fortuna.
Questo teatro non mi appartiene non taggatemi più. Baci”

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Redazione

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