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Bruno Calabrese: “Chi ha ucciso Loris, lo ha fatto con lucidità” – Veronica Panarello portata in carcere

Su Veronica Panarello si sono dette tante cose: prima madre sempre presente e affettuosa con suo figlio Loris, poi mostro assassino e “forestiera”.

“Prima di tutto, però – spiega il dott. Bruno Calabrese, psicologo e criminologo – bisogna avere la certezza che sia stata lei. Fino ad adesso, sono emerse solo prove indiziarie, e non dati che possano togliere qualsiasi ragionevole dubbio”.

Di certo, quella di Veronica Panarello, è una figura complessa, non chiara davanti alla tragedia che l’ha colpita. Numerosissime le incongruenze che hanno portato gli inquirenti ad accusarla di omicidio aggravato dalla crudeltà e occultamento di cadavere.

“Se fosse stata lei – ci spiega il dott. Calabrese – è perchè portata all’esasperazione. Di solito l’omicidio comporta un movente con un ‘guadagno’, diverso nel caso di un bambino. Cosa ne avrebbe potuto guadagnare?”.

Possibile che abbia dimenticato ciò che ha fatto?

“Nella mente delle persone ci sono tracce mnestiche (residui psichici di percezioni) che non si possono cancellare. Si può pensare di aver agito in fantasia o in sogno ed averlo fatto nella realtà, ma in questo caso saremmo in presenza di una vera e propria patologia. C’è anche la possibilità che stia negando il lutto, perchè quando ne subiamo uno la nostra mente reagisce con la dearealizzazione: lo sappiamo ma non ci crediamo. Oppure, ha costruito una struttura cognitiva finalizzata a dire il falso per preservare se stessa”.

Lei, intanto, continua a negare di aver fatto qualcosa al suo bambino, ha retto ad ore di interrogatorio senza confessare nulla e portare avanti la sua versione. Solo alla fine, quando è uscita dalla Questura, per poi recarsi al carcere di Catania, sarebbe scoppiata in lacrime e avrebbe detto agli inquirenti “Io collaboro, ma non ho ucciso mio figlio”.

“Chiunque abbia ucciso il piccolo Loris, ha ucciso con lucidità. Ha spostato il corpo per non farlo trovare, in un tentativo di occultamento, ed ha nascosto ogni possibile traccia che possa farlo individuare. Tanto è vero che ad indirizzarci sulla Panarello sono state le telecamere, non è stata ancora ritrovata l’arma (ndr una fascetta elettrica) per prelevare un campione con cui confrontare il dna della signora”.

Ma se non fosse stata lei, chi potrebbe essere stato?

Chi ha ucciso Loris era fortemente legato al bambino, perchè il soffocamento è tipico di chi ha un legame. Mi sento, inoltre, di escludere che sia stato un uomo o dei ragazzi più grandi. Chi ha forza, non userebbe una fascetta per soffocare un bambino, che per quanto possa scalciare, alla fine dovrebbe arrendersi e per i ragazzi è una cosa troppo elaborata”.

Sulla Panarello pesano anche i tentati suicidi quando era appena adolescente. “Non è detto che una depressione possa influenzare il modo di essere madre di una donna: un figlio potrebbe anche averla fatta rinascere, sentendo il peso della responsabilità per una nuova vita”.

Il pensiero, quasi naturalmente, va all’omicidio del piccolo Samuele, ucciso a Cogne nel 2002 e per cui è stata condannata la madre, Annamaria Franzoni.

“I due casi sono decisamente diversi. I due bambini avevano un’età differente, Loris era già più grande. Inoltre, in questo caso, c’è l’elemento dell’occultamento di cadavere, cosa che non avvenne a Cogne”.

Può dunque una madre uccidere il proprio figlio?

“La verità – conclude il dott. Calabrese – è che siamo noi a negare questa possibilità. Non vogliamo credere che una madre possa farlo, ma è già accaduto”.

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