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Braccianti costretti a lavorare nelle serre dell’uva a oltre 50 gradi di temperatura. La denuncia del sindacato

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato ricevuto.

Se per qualcuno l’estate è sinonimo di mare, sole, caldo e vacanze, per altri può essere l’inizio di un incubo. Per molti braccianti del calatino, per esempio, costretti a lavorare in condizioni al limite della sopravvivenza, a sfidare le altissime temperature delle serre in cui viene coltivata l’uva più pregiata d’Italia. Temperature che sfiorano e qualche volta superano i cinquanta gradi.

Dopo la denuncia del lavoratore licenziato a Mazzarrone per essersi rifiutato di entrare in una serra/fornace, che ha visto anche il sostegno del segretario confederale della Cgil Maurizio Landini, protagonista nei giorni scorsi di un volantinaggio a Mazzarrone organizzato dalla Cgil calatina, continuano a verificarsi altri casi di lavoratori cui viene imposto di lavorare nelle serre a temperature disumane.

A denunciarlo sono la Cgil e la Flai di Caltagirone che ieri hanno organizzato un volantinaggio di sensibilizzazione a Grammichele: “Qui – denuncia Totò Brigadeci, segretario della Cgil di Caltagirone – i lavoratori agricoli sono costretti a lavorare sotto i tendoni a raccogliere uva con temperature di oltre 50 gradi”.

Un’altra denuncia, l’ennesima, destinata a cadere nel vuoto? Ci auguriamo di no. Ne va della salute dei lavoratori.

D.B.

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Redazione

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