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“Botto” di fine anno, il processo bilanci preventivi torna al Gup

Torna… indietro il processo cosiddetto dei “ bilanci preventivi ” –ritenuti gonfiati- del comune di Catania. Il giudice monocratico Roberto Passalacqua della prima sezione penale del Tribunale ha disposto la regressione del procedimento al Gup.

La decisione arriva sulla base di un’ ordinanza della Corte d’Appello che ha accolto l’istanza di ricusazione del gup Giuliana Sammartino, presentata dalla difesa dell’imputato Vincenzo Emanuele, con gli avvocati Giovanni Rizzuti e Carmelo Galati.

Il gup Sammartino si era originariamente occupata dell’udienza preliminare. Per i legali, il giudice Sammartino, il 15 aprile 2013, chiamata a pronunciarsi su una richiesta di incidente probatorio a fronte della consulenza dell’Accusa, aveva anticipato il giudizio. Restava un dubbio: se la ricusazione si poteva estendere a tutti gli imputati o restare per il solo Emanuele. Il Tribunale ha dichiarato che “l’effetto estensivo deve riconoscersi”. Ad occuparsi della vicenda sarà adesso il gup Sebastiano Fabio Di Giacomo Barbagallo, il quale stabilirà anche quali atti del processo finora svolti saranno validi.

Il processo vede imputati Vincenzo Castorina, Gaetano Tafuri, Luigi Asero, Vincenzo Emanuele, Francesco Caruso, Mario D’Antoni, Francesco Bruno, Carmelo Pricoco e Carmelo Cimellaro. Per l’Accusa –rappresentata dal Pm Marco Bisogni, che ha sostituito Alessandra Chiavegatti- si sarebbero verificate delle “falsità sostanziali”.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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