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Blocco della formazione e l’umiliazione del lavoratore

«Ogni giorno una novità, ma la novità più importante è che non sapremo mai quel che faremo domani». Sono sconfortanti le parole degli operatori della formazione che, da mesi, aspettano lo stipendio: c’è chi non lo riceve da agosto ed è anche il più fortunato.

Un silenzio tombale avvolge nel mistero il futuro della formazione siciliana e soprattutto il futuro degli enti professionali, o meglio quello dei suoi lavoratori. Al momento, gli unici elenchi apparsi sul sito dell’assessorato regionale sono quelli dei progetti ammissibili per le seconde e le terze annualità dei corsi già approvati. Diverso il discorso degli enti che devono iniziare il primo anno dei corsi. Questi enti, infatti, sono in un limbo di attese: attendono ancora l’accettazione dell’accreditamento, che a causa di cambi dirigenziali e di assessori è slittato fino ad ora, e di conseguenza attendono i nuovi bandi per dare il via alla progettazione. Senza  il primo non può esistere l’altro.

«Aspettiamo che venga firmato il decreto o che si sblocchi qualcosa per i fondi di Garanzia Giovani, o almeno che ci dicano se avremo la cassa integrazione oppure no». E’ difficile sopravvivere a 8 mesi senza salario: c’è chi ha un mutuo da pagare, chi una famiglia da mantenere, chi delle bollette da pagare, chi, insomma, vuole sopravvivere.

A “salvare” il lavoratore sono i parenti, le finanziarie, le banche, i prestiti e nei casi peggiori gli strozzini. E questi soldi, prima o poi, dovranno essere restituiti: come, se non si ha un rientro? E inizia l’umiliazione del lavoratore, che va sul posto di lavoro pur sapendo che i soldi non arriveranno presto; e continua l’umiliazione quando per fare la spesa deve chiedere i soldi a parenti e amici, vergognandosi come un ladro per non aver saputo/potuto mantenere la famiglia.

«Si contano perfino i centesimi – spiega un lavoratore – tra le uscite si mettono anche le rate della finanziaria, nonostante siano gli stessi soldi che questa ti ha prestato, e si rinuncia anche alle cose più semplici: si compra la carne misurata per tutta la famiglia, si rimanda tutto al giorno dopo perchè “adesso non è il momento”, persino le bollette della luce con il rischio che la stacchino»

C’è perfino qualcuno che, forse provocatoriamente, ha offerto la vendita del rene: «Oggi malgrado sono creditore di circa 40.000,00 euro , mi trovo in una situazione economica disastrosa, oggi alcuni di noi pagano le scelte errate dei padroni dei sindacati gialli e di un governo che non hanno tutelato I lavoratori , sono da 3 giorni allo sciopero della fame , ma quello che noto è l’ indifferenza delle istituzioni , e visto che io da padre di famiglia non posso rimanere indifferente alla vita dei miei figli e di mia moglie , METTO IN VENDITA UN RENE , perché non so’ più come andare avanti , visto che oggi io pago con la faccia e soprattutto con la tasca le scelte sbagliate.»

 

 

 

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