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Blitz antimafia, in manette 21 affiliati a Cosa Nostra catanese. Tra gli arrestati il killer di Dario Chiappone

Scattano le manette per 21 affiliati a Cosa Nostra catanese

Dalle prime luci dell’alba oltre 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, nelle province di Catania, Milano e Lecce, su delega della Procura Distrettuale etnea, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania nei confronti di 21 persone, indagate, a vario titolo, per i reati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e lesioni pluriaggravate, tutti reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

L’indagine ha consentito di delineare la posizione apicale di Benedetto La Motta 62 anni, referente per la zona di Riposto (CT) della famiglia di Cosa Nostra catanese dei Santapaola-Ercolano. Esaminato anche il profilo dei suoi più fedeli collaboratori tra i quali il 76enne Antonino Marano  noto come il killer delle carceri.

Intimidazioni e pestaggi finalizzati ad imporre la propria egemonia sul territorio di Riposto: è questo il modus operandi del gruppo criminale attivo in seno a Cosa Nostra. Inoltre, La Motta e Marano sono già noti alle cronache locali in quanto rispettivamente mandante ed autore dell’omicidio del giovane Dario Chiappone. Il 27enne morì dopo nove coltellate  nell’ottobre del 2016 dietro motivi sentimentali/economici.

Maxi sequestro di droga

L’operazione “Iddu” ha avuto come scopo quello di definire la struttura, le posizioni di vertice e i ruoli degli indagati nell’ambito del sodalizio malavitoso, ricostruendone l’ingente volume di affari illegali. Tra questi  l’approvvigionamento/cessione degli stupefacenti quali cocaina, marijuana e hashish e il mantenimento degli appartenenti all’organizzazione detenuti.

Documentate, inoltre,  5 estorsioni consumate ed un’altra tentata ai danni di esercenti, di vari settori, commesse al fine di agevolare l’organizzazione mafiosa di appartenenza. Sequestrate  complessivamente  210 kg di marijuana, 320 gr. di cocaina, 40 gr. di hashish, nonché una piantagione costituita da 170 piante di canapa indiana, n. 4 cartucce
per pistola cal. 7.65 e la somma in contanti di 4.715,00€.

“Turni” di lavoro per spacciare

Per quanto riguarda la gestione delle piazze di spaccio, l’indagine ha permesso di  documentare un’attività svolta 24 ore su 24, con venditori al dettaglio articolati in turni. Identificati gli indagati che si occupavano dell’approvvigionamento delle sostanze, del loro occultamento, confezionamento e di rifornire regolarmente gli
spacciatori. L’incasso giornaliero complessivo dell’organizzazione è quantificabile in diverse migliaia di euro al giorno.

Significativo notare che il sodalizio finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, nonostante nel corso delle indagini siano stati operati degli arresti in flagranza di pusher o il sequestro in rilevanti quantità di droghe, è sempre riuscito in breve tempo a riorganizzarsi per proseguire nelle attività illecite.

Occhi ed orecchio dei Santapaola a Riposto

La direzione e gestione del clan era riconducibile a Benedetto La Motta, capo della frangia santapaoliana operante su Riposto, detto “Benito”. Il 62enne, pluripregiudicato,  indicato da più pentiti come referente del clan catanese, era coadiuvato da alcuni fedelissimi. Tra questi  il noto “killer delle carceri” Antonino Marano, che dopo la sua lunga
detenzione, durata circa 47 anni, scarcerato nel dicembre 2014, si rimetteva subito in gioco affiliandosi al clan. Proprio questi due si trovano di recente in carcere per l’efferato omicidio di Dario Chiappone commesso ad
ottobre 2016.

La gestione del mercato illecito degli stupefacenti era affidata agli uomini di fiducia che si occupavano di reclutare i pusher, fornirli di telefoni cellulari e motorini elettrici e corrispondere loro circa 250 euro a settimana quale compenso.

Le investigazioni portavano altresì alla luce una serie di attività estorsive poste in essere ai danni di diversi esercizi commerciali di Giarre e Riposto, le cui parti offese non hanno mai denunciato le vessazioni subite, ad ulteriore riscontro del carattere mafioso del sodalizio e della grande forza intimidatrice del vincolo associativo che continua ad imporre omertà alle vittime.

Il pugno dura di Grazia Messina, la moglie di La Motta

A seguito dell’arresto di La Motta, avvenuto nel dicembre 2017 le attività non si interrompevano. Al suo posto, infatti, subentrava al marito Grazia Messina. La quale, sino alla successiva scarcerazione dello stesso -avvenuta l’anno dopo- non solo riceveva i proventi delle estorsioni, ma dimostrava di saper amministrare anche la giustizia criminale. Una “capacità” riscontrata in occasione di una rapina avvenuta ai danni di un esercizio commerciale sottoposto al pizzo, quando commissionava il pestaggio di uno dei rapinatori. Un “ordine” dato proprio per non dare segni di debolezza.

Dei 22 destinatari del provvedimento, 14 si trovano presso  Case Circondariali di Catania, Siracusa, Messina, Caltanissetta, Milano e Lecce. Ad altri 7 indagati notificato il provvedimento  nelle carceri dove sono già detenuti. Mentre per un indagato, attualmente localizzato all’estero, avviata la procedura per la richiesta di
M.A.E.

Gli arrestati

Queste le persone arrestate nell’operazione “IDDU”:
1. BONACCORSO Giovanni, inteso “u ciasco”, nato a Riposto il 17.02.1974;
2. BOUALLOUCHA Abedelmajid, inteso “macido”, nato a Giarre (CT) il 22.05.1993;
3. CAMPO Giuseppe, inteso “fantino”, nato a Riposto (CT) il 08.03.1974;
4. CARTIA Ornella, nata a Castiglione di Sicilia (CT) il 15.04.1952;
5. CASTORINA Paolo, inteso “spiddo”, nato a nato a Giarre (CT) il 02.09.1983;
6. CUCÈ Giancarlo Leonardo, inteso “Leo”, nato a Catania il 12.01.1978;
7. LA MOTTA Benedetto, inteso “Benito”, “IDDU”, “patrozzo” e “zio”, nato a Riposto il
03.04.1958, detenuto;
8. LA SPINA Andrea, inteso “bassotto” e “turchino”, nato a Giarre (CT) il 15.08.1983;
9. LEOTTA Graziano, nato a Riposto il 08.08.1968;
10. MANCUSO Cateno, inteso “Tino ciuffo”, nato a Riposto (CT) il 09.11.1981;
11. MANCUSO Massimiliano, inteso “Massimo o Massimitto”, nato a Giarre (CT) il
21.08.1995;
12. MARANO Antonino, inteso “u vecchio” o “zu Nino”, nato a Mascali (CT) il
04.08.1944, già detenuto;
13. MARLETTA Salvatore, inteso “Turi di Palagonia”, nato a Palagonia (CT) il
30.08.1973, già detenuto
14. MESSINA Grazia, intesa “IDDA”, “patrozza” e “la zia”, nata a Riposto (CT) il
29.11.1962;
15. PATANE’ Davide, inteso “zappitta”, nato a Giarre (CT) il 08.08.1992;
16. PATANE’ Salvatore , inteso “zappa-zappitta”, nato a Mascali (CT) il 15.05.1971;

17. PREVITI Liborio, inteso “u tignusu”, nato a Catania il 17.07.1981, già detenuto;
18. RUSSO Giovanni, inteso “u grossu”, nato a Acireale (CT) il 30.12.1989, detenuto
agli arresti domiciliari;
19. SAPIENZA Andrea, inteso “Andrea mito”, nato a Giarre (CT) il 21.09.1974, detenuto;
20. TUCCIO Agatino, inteso “Tino o Catino”, nato a Giarre (CT) il 19.09.1966, detenuto;
21. ZAMMATARO Gaetano, inteso “fasola”, nato a Catania il 25.09.1987.

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E.G.

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Redazione

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