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Ambiente

Bioraffineria Green. Gela dice addio al petrolchimico.

Sono state avviate da qualche giorno a Gela le demolizioni di uno dei due camini della Raffineria Eni. Si tratta di uno dei segni più evidenti della conversione dell’ex raffineria di petrolio in bioraffineria, i cui interventi sono cominciati nel 2019. Lo skyline di Gela, 60 anni dopo l’arrivo dell’Eni in questa parte di Sicilia, è destinato a mutare completamente.

La Raffineria di Gela S.p.A. ha dato mandato a Eni Rewind, la società ambientale di Eni, di procedere alla demolizione del camino , della centrale termoelettrica, nonché del relativo parco stoccaggio, delle strutture trivelle e della torcia.

Sono inoltre in corso le demolizioni dell’impianto Texaco e dell’impianto lavaggio gas che, con una tecnologia oggi obsoleta, fornivano idrogeno alla raffineria. Anche l’impianto denominato acido solforico è in procinto di cantierizzazione per la sua definitiva demolizione. Infine, presso la struttura della logistica mare e in particolare nel cosiddetto ‘Pontiletto’, sono in corso le attività per la rimozione di 5 linee che servivano a caricare prodotti petroliferi sulle navi cisterna.

Avviata nel mese di agosto 2019, con una capacità di lavorazione fino a 750.000 tonnellate annue, la Bioraffineria sarà in grado di trattare progressivamente quantità elevate di oli vegetali usati e di frittura, grassi animali, alghe e rifiuti/residui per produrre biocarburanti di alta qualità. Per la riconversione della raffineria e delle altre unità sono stati a oggi spesi complessivamente oltre 360 milioni di euro.

Da marzo di quest’anno, a 18 mesi dall’inaugurazione della Bioraffineria è in marcia il nuovo impianto BTU, che consentirà di utilizzare fino al 100% materie prime di scarto per la produzione di biocarburanti

Saranno utilizzata biomasse che non siano in competizione con la filiera alimentare, dagli oli alimentari esausti ai grassi da lavorazioni ittiche e di carni prodotte in Sicilia.

L’obiettivo è quello di realizzare un modello di economia circolare a chilometro zero per la produzione di biodiesel, bionafta, biogpl e bio-jet.

La Bioraffineria di Gela, inoltre, potrà anche essere alimentata dall’olio di ricino, grazie al progetto sperimentale di coltura di piante di ricino su terreni semidesertici in Tunisia.

L’olio di palma, infatti, dal 2023 non sarà più impiegato nei processi produttivi di Eni.

La costruzione dell’impianto è iniziata nei primi mesi del 2020 e nonostante i rallentamenti causati dalla gestione delle attività durante la pandemia è stato sostanzialmente completato nei tempi previsti.

Sono state lavorate 1,3 milioni di ore, traguardando l’obiettivo zero infortuni, sia per le persone Eni, sia per i lavoratori delle imprese in appalto.

Con l’avvio del BTU si completa la seconda fase della trasformazione del sito industriale, che si qualifica come sito esclusivamente dedicato a processi produttivi sostenibili.

Si concretizza il processo di decarbonizzazione e transizione energetica che caratterizza la strategia Eni.

Tra i punti salienti del piano 2021-2024 è previsto il raddoppio della capacità produttiva delle Bioraffinerie Eni a circa 2 milioni di tonnellate entro il 2024, l’aumento a 5/6 milioni di tonnellate entro il 2050.

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