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Il podestà contro il suo braccio destro Spampinato

Storie di fine regime

Malgrado il tentativo, in stile Romania di Ceasescu, di negare da parte del Palazzo tutto, anche l’evidenza, il caso Beppe Spampinato, il capo di gabinetto (già fedelissimo del podestà rossazzurro  da decenni) di Bianco, al centro da mesi di una vicenda fatta di scontri, malori veri e presunti, indiscrezioni e smentite (tragicomiche), resta quanto mai vivo.
La nostra testata qualche mese fa ha raccontato quanto accaduto (vedi link articolo), suscitando più di un imbarazzo a “Corte”, dove opera da anni un’illegale macchina della propaganda che “manganella”, con falsità in serie,  Catania e i suoi “sperti” abitanti (giammai cittadini). Addirittura la Procura di Catania non ha potuto fare a meno di aprire un’inchiesta sulla vergognosa condizione della comunicazione nel comune della nona città d’Italia. Ebbene, malgrado tutto questo, con il collaudato stile autoritario di un sindaco che può essere apprezzato solo da quello squallore umano e culturale (tranne rare e nobili eccezioni) della sinistra catanese, il Palazzo ha più volte tentato di negare che esista un  “caso Spampinato”.
Il messaggio che si è voluto fare passare è che “tutto va bene”: ma quale dissidi! Ma quale scontri! Negare, negare, e ancora negare: un “quadretto” tragicomico evidenziato anche dalla blogger Debora Borgese in uno dei suoi “post al veleno”.
E, invece, come stanno le cose? Le cose stanno come ha raccontato la nostra testata. Ma c’è di più: la storia proseguirà sino al “traguardo” di fine dicembre, quando l’incarico di Spampinato avrà termine. Poi, ognuno per la sua strada? Staremo a vedere. Intanto, mentre il “braccio di ferro” continua (lo sa tutto o quasi il Comune di Catania), si conferma un dato: Bianco non ha costruito alcuna classe dirigente. Anzi, spesso, chi è stato con lui in alcune fasi, alla fine si allontana, più o meno traumaticamente.
In questa situazione di limbo accertata resta vacante una poltrona, chi sostituisce il capo di gabinetto? Chi svolge le sue funzioni? Ci eravamo abituati a vedere Spampinato operare da trade union tra la cittadinanza e l’amaro primo cittadino.
Insomma, come innovatore, Bianco sta alla politica come il direttore dell’Urlo sta alle diete:, due mondi che non riescono a toccarsi, o meglio nemmeno a sfiorarsi.
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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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