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I trent’anni di “Cittàinsieme”, festeggiati senza Bianco. Un rapporto finito?

Ne “la mafia comanda a Catania”, l’allora giornalista Claudio Fava ne raccontò la nascita e le iniziative, talune clamorose, come quella della “liberazione” di un pezzo di terreno occupato da una delle tante concessionarie-auto “targate Santapaola”. Lì, in un pezzo di viale Raffaello Sanzio, sarebbe nato qualche anno dopo il “Parco Falcone”.

Cittàinsieme”, la società civile vivevano il loro “momento ruggente”. Erano gli anni Ottanta, dicono che allora Catania fosse terribile, prima cioè che le cosiddette “forze democratiche” prendessero il governo (al Potere c’erano già) della città. E la “cambiassero” radicalmente, dicono. Raccontano. Un mirabile mix: un’amministrazione “di sinistra”, una mirabile“Procura della Repubblica progressista”, una stampa ufficiale che aveva virato annusando il “cambiamento” e assecondandolo, tante associazioni, tutte –nobilmente, disinteressatamente- impegnate nella società.

Dicono che fra la fine degli anni Ottanta e la fine dei Novanta Catania era diventata un’altra. Era stato fatto anche un patto, un “Patto per Catania”. Si narra che tutto era in evoluzione, in rapido e profondo mutamento. In realtà, nel complesso trattavasi di una splendida truffa politico-sociale. Oggi, “Cittàinsieme” celebra il trentennale: lo fa con alcune giornate di riflessione. Si comincia, oggi alle 18, con un primo incontro. Come sta la società civile? Una delle sue associazioni-simbolo vive un momento che sembra quasi lo “spartiacque” con un’epoca. Perché il rapporto con il sindaco del “rinnovamento” (dicevano così) Enzo Bianco sembra proprio essere finito, o quasi. Oggi, all’incontro ci sarà l’ex primo cittadino Raffaele Stancanelli e per la giunta in carica ci sarà l’assessore alla legalità Rosario D’Agata.

Lui, Bianco, non ci sarà: ufficialmente per impegni istituzionali. Il 19 giugno, poi, padre Resca, l’animatore di “Cittàinsieme”, presenterà il suo libro sul Patto per Catania. Intanto, oggi ci sarà da sentire un confronto sul passato e il presente. Che significa affrontare la dura realtà di una “città virtuale” che ormai non convince nemmeno più chi ha votato Bianco quattro anni fa. Le testimonianze, le interviste, le delusioni si contano in serie. I numeri fanno paura. Il comune è ridotto ad un set cinematografico. E balla sui debiti. Malgrado la violenza delle “manganellate mediatiche” della propaganda di regime, la disillusione si avverte. Eccome. Come nel caso di “Cittàinsieme” e dei suoi sostenitori: già due anni fa, un acceso dibattito, presente proprio l’assessore D’Agata, confermò che l’aria stava cambiando, che l’entusiasmo di una volta era finito. L’anno seguente arrivarono critiche precise e il Palazzo, con il suo inconfondibile stile, replicò piccato. Ora, dicono i “beneinformati” il rapporto con Bianco è compromesso, se non quasi spezzato.

Il sindaco, con stile inconfondibile, persevera nel non affrontare un confronto pubblico. Uno degli “inconvenienti” –si direbbe- della democrazia, quello di affrontare –senza i filtri della “macchina della propaganda”- i cittadini. Ma questo è lo “stile democratico” in voga a Catania da tempo. Dicono che sia “alternativo alle destre”. Pertanto, quello di stasera a “Cittàinsieme” si annuncia come un momento non proprio di routine. Non ci resta che riportare un pensiero del prof. Giuseppe Condorelli: “Chi di speranza campa, disperato muore. Chi invece, con i piedi a terra, organizza una pacifica rivoluzione con assedio del Comune sino alla liberazione da Bianco e dai suoi assessori, potrà soccombere, ma avrà meritato l’onore delle armi. Credo che il Padre Resca di cui parla il lettore Giuseppe non sia il padre Resca di oggi, e che il confine tra l’usare e l’essere usato sia attraversato dalla terra di nessuno dove, tra Bianco ( colore, ma non solo ) e Nero ( che potrebbe essere il colore di una tonaca ) ci sono infinite sfumature di grigio.”Amen.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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