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Beni confiscati alla mafia: cause milionarie all’Immobiliare Strasburgo. “Cosa Nostra ha le sue colpe, ma l’antimafia non è da meno”

Palermo – Commercianti palermitani fanno cause milionarie all’Immobiliare Strasburgo di proprietà dell’Agenzia dei Beni confiscati alla mafia. «Ci sentiamo abbandonati dallo Stato. Sono anni che chiediamo il nuovo contratto d’affitto scaduto nel 2013». Afferma all’Urlo, Domenico Marino, uno degli imprenditori palermitani che pagava la quota mensile alla società confiscata. “Abbiamo chiesto degli incontri con i legali dell’Immobiliare, per ripianare i nostri debiti, ma ci hanno ricevuto dopo troppo tempo dalle nostre richieste. Quando la crisi ci aveva già azzerato. Alla fine l’unica cosa che sono riusciti a fare è averci sfrattato”.

Pare proprio che questa situazione sia analoga ad altri imprenditori del capoluogo siciliano che hanno a che fare con l’Immobiliare Strasburgo. Un tesoro dal valore di un miliardo di euro, tra ville, locali, appartamenti e liquidità; confiscato nel 2011 al costruttore ad oggi agli arresti, Vincenzo Piazza. Il patrimonio è stato gestito dall’avvocato Gaetano Cappellano Seminara sino al 31 dicembre 2013, in seguito, l’ex direttore dell’Agenzia, Giuseppe Caruso ha affidato l’Immobiliare Strasburgo al professore Andrea Gemma. Il giovane avvocato, docente di Istituzioni di Diritto Privato a Palermo, che oltre ad avere numerosi incarichi prestigiosi vanta un forte legame d’amicizia con il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Ad affiancare il professor Gemma nella gestione dell’Immobiliare confiscata al boss Piazza: Donatella De Nicola e l’avvocato romano Paolo Castellano. Di loro competenza numerosi locali affittati a commercianti, uffici utilizzati dal Comune di Palermo, la sede palermitana dei vigili urbani nonchè altri edifici utilizzati in parte dalla Regione Siciliana.

«Dopo tutti questi anni non abbiamo idea di che faccia abbia questo avvocato Gemma». Afferma Domenico Marino, proprietario di Marini Market, che ha ricevuto lo sfratto dopo 40 anni di attività commerciale proprio dall’immobiliare Strasburgo.

Nella stessa zona sarebbe arrivato lo sfratto anche al proprietario di uno storico bar sullo stesso marciapiede: il bar Collica.  Altri negozianti, invece, per paura della chiusura delle loro attività, avrebbero trovato un accordo economico “molto gravoso per il proseguo del commercio”.

Nel 2011 in piena crisi, numerosi imprenditori della zona avevano chiesto l’adeguamento dei canoni affittuari sulla stima dell’emergenza economica che tutto lo Stivale stava attraversando. «All’avvocato Gemma abbiamo inviato un report del calo dei nostri affari a partire dal 2008 – Continua Marino – Abbiamo anche inviato uno studio sui prezzi di mercato degli affitti dei nostri locali. Ma non abbiamo mai ricevuto risposta».

L’affitto di 11mila e 500 euro al mese che l’imprenditore Marino versava nelle casse dell’immobiliare Strasburgo  è diventato “impossibile da pagare”. Gli affari diminuivano. Da due milioni di euro (2009) il giro economico si è ridotto a 668mila nel 2014. «Io, come gli altri commercianti, continuavamo ad inviare raccomandate per riuscire ad incontrare gli avvocati dell’Immobiliare Strasburgo senza nessuna risposta. Intanto fra gennaio 2012 e giugno 2012 ho potuto pagare il canone d’affitto decurtato del 30%. In seguito, stretto dalla crisi sono riuscito a pagare solo duemila euro d’affitto al mese».

Dopo centinaia di mail e raccomandate, la convocazione con i nuovi vertici dell’Immobiliare Strasburgo arriva a gennaio 2014, quando i debiti dell’imprenditore Marino sono pari a 186mila euro.

«Dopo 40 anni di attività commerciale ho fatto la mia proposta all’avvocato De Nicola, per continuare a lavorare». Restituire 50 mila euro in 25 rate, più un nuovo contratto d’affitto da 4mila euro al mese più iva. Soltanto a marzo Marino viene a conoscenza che la sua proposta non è stata accettata. I mesi passano e i debiti aumentano. Ad agosto arriva il decreto ingiuntivo.  «Mi hanno chiesto di pagare in contanti quasi duecento mila euro entro dieci giorni. L’ottavo giorno mi è arrivato il decreto ingiuntivo. Se avessi conosciuto le intenzioni dell’Immobiliare, avrei lasciato i locali dello store molto prima, invece di accumulare questo enorme debito. Perché non hanno risposto prima alle mie richieste? – Continua Marino – Sembra quasi che il debito nei confronti dei commercianti sia una strategia adottata ad hoc».

Ad oggi è in corso una battaglia legale tra Marino e l’immobiliare Strasburgo. «Voglio un risarcimento di due milioni di euro. Come me, altri commercianti stanno intraprendendo cause legali contro l’Immobiliare. Hanno rovinato la mia vita e il mio lavoro. Perché gestire gli immobili confiscati alla mafia in questo modo? E’ normale che dopo numerosi anni di attività commerciale lo Stato non viene incontro ai problemi che attanagliano le tasche degli imprenditori? L’immobiliare Strasburgo come gestisce i propri immobili? In zona ci sono tantissimi locali sequestrati alla mafia, inutilizzati. E’ continuando con questa gestione, così rimarranno. Io come altri imprenditori della zona volevamo trovare un punto d’incontro ma lo Stato è sordo. La mafia a Palermo ha fatto il suo danno. Ma l’antimafia non sta facendo da meno”.

Differenti le parole dell’Avvocato Donatella De Nicola in merito a questa vicenda. «Noi lavoriamo come una vera e propria srl – afferma ai microfoni dell’Urlo – Abbiamo degli stipendi da pagare. Io devo dare conto e ragione all’Agenzia dei beni confiscati alla mafia. Quindi – continua la De Nicola – qualora i conduttori abbiano degli importanti debiti nei nostri confronti non possiamo fare altro che riscuotere quello che ci spetta. Io continuamente in ordine sparso mi incontro con i commercianti palermitani per discutere dei loro canoni affittuari. Con alcuni siamo arrivati ad un accordo con altri – conclude –  la situazione è degenerata e abbiamo dovuto prendere delle decisioni drastiche».

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