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“Bellini”: M5S e Unicobas ricordano fatti e persone. E fanno proposte

Il “sistema Catania”, il suo “sistema di Potere” produce tanti disastri. Ha prodotto anche lo scandalo dell’istituto musicale “Bellini”:ne sono convinti quelli del Movimento Cinque Stelle, che, con il sindacato di base, l’Unicobas animato da Franco Tomasello hanno fatto il punto della situazione nella sede di via Ipogeo. Presente con Tomasello, il senatore Mario Michele Giarrusso, attivisti e lavoratori, gente comune, insomma, ma che non gira la testa dall’altra parte, insomma esprime “sovversivismo” rispetto alla quotidianità catanese.

Dall’angolazione dell’opposizione (incredibile, sembra esistere anche a Catania!) quel che ha fatto emergere la magistratura è frutto di un modo –antico- di (mal)gestire la Cosa Pubblica, tradotto: le risorse pubbliche ingrassano i privati, in una sorta di “mondo alla rovescia”, dove chi ha soldi ne ha sempre di più, mentre i poveri diventano sempre più poveri (un tempo, quando esisteva la Sinistra, si sarebbe parlato di “meccanismi del Capitale”, ma tant’è). Che fare, allora? Commissariare l’istituto –è la proposta, ma non solo. A finire sotto processo sono stati anche 14 lavoratori dopo avere denunciato, anni fa, proprio la malagestione del “Bellini”. Ora, come accade spesso nella terra di Pirandello, in molti scoprono l’illegalità, anche chi magari potrebbe non essere proprio estraneo a quel “sistema” che ha prodotto l’ennesimo scandalo. Franco Tomasello lo dice e magari potrebbe affermare qualcosa di più, in particolare sulle forze politiche e sociali nella cui area sarebbero nate alcune scelte dirigenziali dell’istituto. Ma tant’è. Ma c’era da tenere viva la memoria. E la memoria ricorda che il sindacato di base è stato con i lavoratori negli anni della solitudine e dell’indifferenza generale.

E allora ecco cosa ricorda Tomasello: “dopo anni di Prefettura, Ispettorato del Lavoro, i lavoratori hanno vinto. Il 12 giugno, i nostri assistiti che contestarono con atti scritti alla Guardia di Finanza la gestione anomala del liceo saranno processati. Noi riteniamo che, alla luce dei fatti avvenuti, questo processo non abbia senso. Abbiamo già presentato apposita istanza.” E ancora: “il ‘Bellini’ ha ricevuto cento milioni di euro in nove anni, la situazione strutturale è pietosa, quella di gestione pure, qualche allievo ha dimostrato disagio anche sull’organizzazione degli esami. Chiediamo dunque che tutti facciano un passo indietro, anche perché la continuità tra Stancanelli e Bianco non può essere messa in discussione e sembra che siamo di fronte a un nuovo ‘mani sulla città’, versione moderna. Chiediamo che il Ministro Fedeli nomini un commissario ad acta e poi vedremo come la buona politica sostituirà la malapolitica”.

Ricordare il film di Francesco Rosi serve per tenere sveglia la coscienza, anche se a Catania da anni sembra che in molti l’abbiano dimenticata…la coscienza, intendiamo. E il “M5S” che fa? Potrebbe fare tanto, ma tanto altro sul territorio, ma il senatore Giarrusso ricorda che da Roma le iniziative parlamentari sono arrivate copiose. Saranno state sufficienti, ci chiediamo? E poi, magari un candidato da “lanciare” subito nell’agone politico in vista delle comunali del giugno 2018? Giarrusso rassicura: si farà, con i tempi e le procedure giuste. Vedremo. Intanto” il Movimento 5 Stelle –dice Giarrusso- chiede alla politica tutta di fare un passo indietro. Dal momento che è certo che la responsabilità politica è di chi ha amministrato fino adesso, chiediamo che si consenta al Movimento di fare queste nomine, individuando esperti di livello alto che possano sollevare le sorti di un gioiello”. Anche perché, secondo Giarrusso al “Bellini” è stato vivo e vegeto un metodo “ con cui si è saccheggiato in ambito dei beni pubblici. Soldi che servivano per un istituto importantissimo in Italia.

Questo non poteva essere fatto senza copertura politica, il silenzio è complicità. Il paradosso poi è che per quattordici milioni nessuno si è accorto di nulla, ma si facevano cause e giudizi contro i diritti dei lavoratori”.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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