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Cento volte Bastardi a Cena

Quando uno spettacolo arriva alla sua centesima replica dopo aver fatto tappa in moltissimi teatri un motivo c’è sicuramente ed è talmente evidente che non ammette nessun tipo di polemica.

Assistendo a BASTARDI A CENA non si può non pensare che sia, finalmente uno spettacolo che molto si regge sul cast ma il cui testo è fatto per attraversare gli anni, con tanto di sberleffo a chi continua a sostenere che il teatro in Italia sia morto e che Catania non ha più nulla da offrire.

Quella del Teatro degli Specchi è una realtà che negli ultimi anni è cresciuta tanto sviluppando l’ironia della commedia rinnovando la tipica espressione del teatro siciliano del riso amaro fino ad approdare a un sistema di maschere capaci di unire discrezione e devastazione in un solo gesto. Bastardi a Cena non ha la brutalità devastante di una mannaia ma l’accuratezza sensibile e dolorosa di un bisturi che scarnifica lo spettatore senza che questo se ne renda conto. Il pubblico si trova precipitato dentro un campo di concentramento e non se n’è mai reso conto.

marco tringaliIl punto di vista del Regista Marco Tringali è la sua forza, quella cioè di riprodurre esattamente la realtà Polacca degli anni ’30 in cui l’intera Europa festeggiava a suon di charleston nei cabaret ricolmi di voluttuose donnine spregiudicate chiudendo gli occhi alle barbarie in cui inevitabilmente precipita con una logica che non lascia scampo. Regia curata, e perfetta, nella consapevolezza che se ogni pezzo non occupi il suo posto l’intero risultato sarebbe compromesso.

L’overture dello spettacolo, ironico, divertente, provocatorio, in cui sette personaggi spiegano le regole da seguire durante la serata richiama immediatamente ad un occhio più attento la situazione del ghetto e poi dei campi di concentramento in cui soldati dal volto rassicurante spiegavano in varie lingue il protocollo da seguire per un sereno svolgimento delle attività.

L’avvertimento per cui lo spettacolo è sconsigliato a deboli di cuore e claustrofobici, in questo caso non è affatto ironico poiché il pubblico, parte letteralmente attiva all’azione drammaturgica, viene sopraffatto dalla sensazione di angoscia e paura che attanaglia i nascondigli dei perseguitati di ogni tempo affidandosi alle preghiere di un dio cinico.

BASTARDI A CENA è l’invito ad una festa a tema, l’invito a bere a ballare a divertirsi, ignorando il dramma che da li a poco si sarebbe consumato davanti agli occhi e ai cuori quasi infastiditi dall’interruzione del divertimento.

Obbiettivo di ogni regista è quello di trasmettere qualcosa al suo pubblico ma fargli vivere in prima persona il dramma rappresentato è caratteristica solo dei grandi talenti e in questo Marco Tringali si è confermato tale.

Nulla sarebbe stato possibile se anche un solo elemento del cast non fosse stato all’altezza, capace di smontare ogni buon pregiudizio e di far percepire quasi un fastidio per quei topi ebrei che hanno osato interrompere una festa mette ognuno ed ognuna davanti lo specchio della propria esistenza.

Una condizione assai rara quella in cui dai protagonisti alle semplici comparse, da chi deve sostenere parti drammatiche e addirittura interpretare più personaggi e a chi non dice una battuta si dimostrano perfetti per il proprio ruolo. Per la complessità della messa in scena e la tipica imprevedibilità del pubblico in queste situazioni, sarebbe bastata una minima, impercettibile stonatura per far crollare tutto.

Se il teatro deve rappresentare lo specchio della società, così come la compagnia del Teatro degli Specchi fa da anni, con Bastardi a Cena è riuscito a creare mille specchi tanti quanti gli spettatori che vi assistono per riverberare l’immagine di intere società che preferiscono chiudere gli occhi, cantare per non sentire le urla strazianti delle ingiustizie.

Sono passati anni da quando il Teatro degli Specchi si proponeva al pubblico catanese quasi timidamente e ora, arrivando a festeggiare la centesima replica di uno spettacolo maturo e consapevole non si può che aspettarcisi sempre rinnovati successi.

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Alfredo Polizzano

Siciliano di nascita in un tempo indefinito, libraio eclettico ha fatto della curiosità la sua ragione di vita e della bellezza la sua guida. Due grandi passioni professionali, i libri e il teatro, in cui la vita è l'eterno presente di un tempo che non è mai stato ma che sarà per sempre.

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