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Cronache

Bar catanesi: tante saracinesche restano abbassate. Riapriranno più?

La tradizione italiana del “caffè al bar”, in compagnia, dovrà aspettare che l’indice Rt, stimato dal governo, per le Regioni “rosse” e “arancioni” si abbassi. Ma ad abbassarsi, adesso, sembrano solo le saracinesche di molti bar, che, a tenerle aperte, andrebbero in perdita. “Un’auto serrata”, quindi, particolarmente dannosa, in quanto embrione di un pericoloso effetto domino sull’economia siciliana e, in generale, italiana.

La Sicilia è zona arancione. Da oggi, in base all’ultimo Dpcm in vigore, le attività di ristorazione quali pub, ristoranti, pizzerie, bar e agriturismi saranno chiusi 7 giorni su 7, mantenendo, tuttavia, l’apertura per consentire asporto e delivery. La perdita del fatturato mensile, di queste attività, in Italia, secondo una prima stima di Coldiretti, ammonterebbe a circa 2,7 miliardi.

Catania: bar aperti ma pochi avventori

Pochi gli avventori nei bar aperti. Le strade della città metropolitana sono affollate, ma le presenze nei locali scarseggiano. Le vetrine dei bar recitano, tutte, la stessa informativa: “Si entra con mascherina solo per asporto”; molte, invece, le attività completamente chiuse come il famoso bar Alecci, le stesse che, nella giornata di ieri, venivano prese d’assalto dai cittadini.

Molti i titolari che appaiono indecisi sul da farsi: chiudere o fare consegne a domicilio? Altrettanti, invece, non hanno, proprio, rilasciato dichiarazioni sull’andamento attuale e sulle misure successive che intendono adottare.

Un destino incerto attende i ristoratori catanesi.

 

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