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Bangladesh: le vittime non erano sfruttatori, la testimonianza di un collega

Attentato Bangladesh: abbiamo sentito la testimonianza esclusiva di Riccardo Salsone, un collega di alcune vittime dell’attentato di Dacca

Dopo la strage del Bangladesh, nella quale sono morti nove italiani, fra i quali la catanese Adele Puglisi (articolo Attentato Bangladesh: morta la catanese Adele Puglisi, arriva la conferma dalla Farnesina), abbiamo sentito telefonicamente Riccardo Salsone, account per un’azienda romana di abbigliamento.

Riccardo conosce molto bene Nadia Benedetti, l’imprenditrice tessile vittima dell’attentato di Dacca. La ditta della Benedetti infatti produce capi tessili che vengono venduti a varie aziende d’abbigliamento, fra le quali quella in cui lavora Riccardo.

Nei viaggi di lavoro il nostro interlocutore ha avuto spesso modo di vedere la fabbrica dell’imprenditrice viterbese. Nell’ultimo viaggio, ad esempio, era andato in Bangladesh per visionare una serie di prodotti realizzati per la collezione invernale. “Nessuno sfruttamento, tutto a norma, nessun ragazzino sfruttato, 2000 lavoratori e un ottimo rapporto con i propri dipendenti” – si è espresso  così Riccardo Salsone sulla ditta della Benedetti, un’azienda nella quale lavorano anche diversi italiani, fra i quali Marco Tondat, anche lui morto nella tragedia del Bangladesh.

In sostanza il nostro interlocutore ha smentito le continue voci che sono sorte all’indomani della tragedia di Dacca: molti, infatti, vista la professione che svolgevano le vittime, avevano ricollegato in maniera erronea e pregiudizievole la tragedia allo sfruttamento del lavoro, in particolar modo quello minorile.

Riccardo ha detto che lo sfruttamento del lavoro è diffuso ovunque, anche in Italia, basti pensare al distretto tessile di Prato, ma non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: se è vero che esistono in Bangladesh ditte che non rispettano le regole è altrettanto vero che ce ne sono altre a norma che rappresentano un volano per lo sviluppo di un Paese segnato dalla povertà.

Riccardo, oltre a Nadia Benedetti e Marco Tondat, conosceva altre due vittime dell’attentato del Bengala: Maria Riboli, anch’ella di professione account e Simona Monti, per la quale, essendo incinta di 5 mesi, questo doveva essere l’ultimo viaggio.

 

 

 

 

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