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Bancarotta Windjet, arrestato Nino Pulvirenti. Indagato anche Enzo Patti VIDEO

Catania  – Nomi eccellenti tra gli indagati coinvolti nella bancarotta della Windjet, che ha portato agli arresti domiciliari di Nino Pulvirenti e Stefano Rantuccio amministratore delegato della società.

Tra i 17 indagati risulta anche Vincenzo Patti titolare di un noto studio di commercialisti a Catania, Patti era presidente del collegio sindacale della società. Il commercialista ha subito il divieto temporaneo di esercitare la sua attività professionale.

Applicato il divieto di esercitare la professione anche ad Angelo Vitaliti, quale componente del CdA, e Paola Santagati, commercialista della windjet.

Indagati e sottoposti a sequestro preventivo di somme Gianni Cominu Maintenence PH di “WIND JET S.p.a., Giuseppe D’Amico, Engineering Manager, Biagio Rantuccio, fratello di Stefano, quale destinatario di somme di denaro sul proprio conto corrente, Dadic Matko, managing director di Dale Aviation Ltd, Lebigot Gregoire, administrator Jmv Aviation, Rickard Karl, Vice Presidente.

Indagati a piede libero Gianmarco Abbadessa, Luciano  Di Fazio, Cedro Gianluca, Giulio Marchetti e Remo Simonetti nonchè Sarah Patti figlia di Vincenzo Patti.

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Il quadro complessivo ha fatto emergere, attraverso le ispezioni e dalle rogatorie internazionali effettuate in Lussemburgo, Svizzera, Francia, Regno Unito e Usa, che la scietà non avrebbe dovuto operare sul mercato già dal 2005 per le ingenti perdite. Per nasconderle, secondo le indagini, all’interno dello studio Patti, è stata effettuata una sopravvalutazione del marchio. Nel bilancio 2005, infatti, è stato valorizzato in 10 milioni di euro, somme alla quale è stato poi ceduto alla Meridi srl, società di gestione dei supermercati Fortè. L’operazione non sarebe stata effettuata solo nel 2005, ma in maniera costante, gonfiando il valore delle rimanenze di magazzino per oltre 30 milioni di euro..

Sopravvalutazione effettuata anche da Dadic e Karl, che attraverso le loro compagnie, stimarono l’aereo incidentato nel 2010 per una cifra di 21 milioni, quando la società assicuratrice ne aveva riconosciuto un valore di poco pi di 600 mila euro.

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Sotto la lente d’ingrandimento anche i responsabili della società di revisione “Bompani Audit”che avrebbero concordato e retrodatato le relazioni del collegio sindacale sui bilanci relativi agli anni dal 2008 al 2011. Appare rilevante la circostanza in cui il management della compagnia ha distratto somme di denaro verso altre società del gruppo Pulvirenti, giustificandole come restituzione di pagamenti.

Inoltre, con la compiacenza degli imprenditori stranieri, Stefano Ranticcuo ha sottratto risorse finanziare alla società utilizzando false fatture. Stesso metodo utilizzato dal fratello che si sarebbe appropriato di oltre 270 mila euro.

 

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Redazione

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