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Bancarotta fraudolenta per una società di Pedara: 3 arresti

Hanno “pilotato” il fallimento della “DO.SI.AN. S.r.l.”, società attiva nel settore degli impianti telefonici, per sfuggire all’Erario.

Scattano così gli arresti domiciliari nei confronti di Alfonso Croazzo, Antonio Alfio Messina e Silvestro Zingale. Sul quarto indagato, Antonino Zingale, invece pende la misura interdittiva del divieto per un anno di esercitare attività d’impresa. I Finanzieri, inoltre, hanno proceduto con il sequestro preventivo dell’azienda “CATANIA IMPIANTI S.r.l.”, 4 appartamenti e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 1,4 milioni di Euro.

Fallimento per non pagare le tasse

L’indagine, eseguita dai militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Acireale, ha permesso di portare alla luce gli illeciti compiuti dagli amministratori e dai soci della società. Le attività criminose erano finalizzate ad appropriarsi indebitamente delle risorse economiche aziendali utili a soddisfare i creditori. Tra questi spicca principalmente l’Erario, che vanta una pretesa complessiva di circa 7,5 milioni di euro.

Già dall’anno 2013 hanno avuto inizio le operazioni di spoliazione consistenti nella cessione, per un importo irrisorio e non riscosso, del principale ramo d’azienda della fallita alla neo-costituita “Catania Impianti Srl”, ovvero delle ricche commesse appaltate da importanti aziende telefoniche.

La proprietà e la gestione della nuova società sono rimaste in capo al medesimo management della “DO.SI.AN. S.r.l.”, i cui soci, peraltro, ottenevano indebitamente dalla società fallita 4 immobili del valore di oltre 800.000,00 Euro quale liquidazione del valore, arbitrariamente stimato in eccesso, delle loro quote societarie.

Fatture per operazioni inesistente e documenti persi

Ma i sotterfugi dei soci dell’azienda fallita non finiscono qui. Dalle indagini si è constatato un indebito pagamento di circa 560 mila euro di fatture per operazioni inesistenti a favore di una ditta individuale riconducibile ad Alfonso Croazzo. L’azienda fu utilizzata quale “cartiera” e poi giunta anch’essa al fallimento con un debito erariale per 13 milioni. Il nucleo truffaldino continuava a prelevare di denaro contante o restituiva finanziamenti mai realmente concessi per un ammontare complessivo di circa 100 mila euro.

La ciliegina sulla torta: i soci denunciarono persino lo smarrimento della documentazione contabile della società, utile solo a rendere impossibile la ricostruzione degli affari societari e di occultare le operazioni fraudolente realizzate e palesemente sintomatica del reato di bancarotta documentale.

Disposto l’affidamento dell’azienda sequestrata alla gestione di un amministratore giudiziario, allo scopo di cautelare i beni aziendali e, soprattutto, al fine di garantire la prosecuzione dell’attività d’impresa “Catania Impianti s.r.l.” a tutela dei lavoratori dipendenti.

E.G.

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Redazione

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