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“Autobiografia di uno Yogi”, un avallo a saper reagire

Il libro di Yogananda Paramahansa è un plus per non fermarsi.

Milioni di persone hanno avallato e trovato una risposta per allontanare la tentazione dallo squallore del contemporaneo. Merito di “Autobiografia di uno Yogi” di Paramahansa Yogananda. Anche nomi molto noti come Ravi Shankar, Franco Battiato, Russell Simmons, George Harrison, Robert Oppenheimer si sono avvicinati. Spicca anche quello del cofondatore della Apple, Steve Jobs che fece preparare 800 copie chiuse in un cofanetto, da donare a chi perveniva al suo funerale.

 

Un romanzo d’iniziazione o di formazione?

«Certamente, a scanso di equivoci è meglio dirlo subito, milioni di persone di diversa appartenenza religiosa, si son ritrovate ad apprezzare il primo libro del profeta Paramahansa Yogananda, primo reale religioso, che si oppose alle antipatie tra i fanatici di diversa religione, al fine di creare quel sincretismo religioso che spinge alla spiritualità. Scritto nella forma del romanzo, Autobiografia di uno Yogi, fa breccia nella coscienza del credente e dell’ateo. Il punto cardine è che la potenzialità di un essere umano è principalmente interiore. Dunque non va necessariamente ricercata in qualcosa di invisibile. Il libro si propone come formativo, ma per molti anche come avvio all’iniziazione di una miscellanea di attività al fine di sviluppare quelle potenzialità di cui sopra, che altro non sono la “materia” divina del nostro essere».

 

Critiche, tribunale…

«Le critiche non sono mancate, proprio tra quei milioni di persone, e continuano a non mancare, ma la cosa che sorprende è che molti aderenti al “sincretismo yoganandiano” che hanno dichiarato che la loro vita si è totalmente rivalutata grazie alla lettura, e alla conseguente pratica di ciò che consiglia, di questo, ma anche di altri libri dello stesso autore, si sono rivoltati nell’apprendere che lo stesso, ebbe delle grane giudiziarie con un altro spiritualista suo discepolo che lo accusò di voler fare quattrini a scapito suo.

La vicenda in verità non è così, ma non perché non vennero a presentarsi davanti ad un tribunale. Ciò che non si colse fu il senso di ciò che emerge nell’intera opera del maestro. Non si deve porgere l’altra guancia per farsi oltraggiare e umiliare. Piuttosto si deve riuscire a conciliare il bene e nello spirito che nel mondo terreno. Ma si sa che i cialtroni sono presenti ovunque e specie quando hanno credibilità, vengono accolti e ascoltati».
(Nella foto Yogananda Paramahansa)

…e “miracoli”?

«L’unico, che li raccoglie tutti, miracolo in cui è riuscito Yogananda altro non è quello di far persistere l’essere umano nel raggiungimento di scopi che non calpestino l’onore e dignità altrui, dunque di “denunciare” a se stessi e aiutarsi nella ripresa interiore a saper perdonare, e saper giustamente per le cause drammatiche, agire, senza nulla aspettarsi.

Grazie infine alla pratica di meditazione e energizzazione e sinergia planetaria, l’uomo troverebbe un senso di riscatto verso la propria inquietudine. Ma non solo. Le persone che vivono di auto referenzialità o invidie, malesseri o ipocrisie che tali non riconoscono, a cospetto di una ragione che a tutti i costi vogliono, troverebbero quiete attraverso la forza, una forza comunitaria e individuale, nel saper pretendere l’eredità divina perché figli e creature della Grande Madre Divina.

‘Questa’ citata al femminile, non per annientare l’uso del maschile a Dio, quanto a rilevare che il nostro io, non ha una sessualità definita e al contempo, nella iconografia dare pari dignità ai generi. Grazie alla ripresa di questa forza interiore, Yogananda non discrimina le scienze psicologiche che aiutano e supportano la persona, anzi lo dice chiaramente che tutto giova, ma anche e principalmente la forte fiducia nell’Altissimo, che è dentro noi».

(Cliccando sulla foto che ritrae George Harrison, si può ascoltare la testimonianza dell’ex Beatles)

Solidarietà a Fabiola Foti

Il mercoledì dei libri, che curiamo in questo giornale, era quasi pronto, quando una brutta notizia ci è stata comunicata. Ecco perché abbiamo deciso di cambiarlo, aggiungendo quest’ultimo titolo.

L’editrice del giornale che state leggendo, Fabiola Foti, è persona forte, e innanzi ad un atto intimidatorio non si è fermata.

Ha denunciato subito ai carabinieri (clicca qui per leggere), ha ricevuto la solidarietà da tanti colleghi, amici, conoscenti,  giornalisti e ha forse nolentemente, non abbiamo mai affrontato l’argomento “Yogananda”, messo in atto uno degli insegnamenti, che tali potrebbero non essere perché anche il libero arbitrio e l’intelligenza e l’esser ardito ti spinge a farlo, che il profeta ha dato: “Io e il pericolo, siamo nati insieme, ma  io sono più pericoloso del pericolo”.

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Salvatore Massimo Fazio

Di lui sappiamo che è contro il bigottismo sociale "è mafia pura" e che decide di vivere la socialità solo per lavoro, o rare volte al bar da Enzo quando torna a Catania. Nel 2016 col saggio "Regressione suicida", non inganni il titolo, è un invito a ripercorrere tutte le tappe della vita sino a risorgere nella veste indipendente, senza pendere dal pensiero (e da) alcuno, desta polemiche. Si ritira anche dalle direzioni artistiche "[...] non dimenticatevi che sono anche un operatore sociale e un tutto fare". Ha dichiarato difficoltà e malessere nell'aderire alle filosofie dei due outsider che ha approfondito per circa 16 anni, Emil Cioran e Manlio Sgalambro, dei quali estese la propria tesi di laurea: "C'è un motivo per il quale non posso dichiararmi filosofo, né studioso di filosofia, nonostante la stampa continua a farlo e io continui a smentirlo".
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