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Assunzioni e cambi di casacca, l’evoluzione di Ingroia

Una storia complicata quella tra Antonio Ingroia e la Sicilia. Rinunce ad incarichi, dimissioni mai date, inchieste e fascicoli aperti ed infine possibili bufale sulla società partecipata Sicilia E-Servizi, che in questo momento dirige.
Fino al 2012, magistrato della procura di Palermo, ha portato avanti diversi processi importanti per l’isola. Ma è un amore travagliato questo, che lo porta ad affrontare diversi problemi. Si lancia quindi nella politica, come leader di Rivoluzione Civile,  appoggiato anche da Leoluca Orlando. E non era stato certo tenero con Crocetta sull’argomento No Muos. Era infatti il primo a ribadire la solidarietà ai comitati e non sposare la causa del governatore.

Dopo il flop di Rivoluzione Civile e la nascita del movimento Azione Civile, quando si pensava ad un ritorno di Ingroia in magistratura e un abbandono della politica, qualcosa nell’aria cambia.

L’8 aprile 2013, il governatore Crocetta lo nomina presidente di Riscossione Sicilia, la società che si occupa delle imposte in Sicilia. L’obiettivo di Crocetta era quello di chiarire la posizione di alcuni studi legali, tra cui anche quello di Renato Schifani, su cui un pool guidato da Ingroia aveva indagato (che Schifani ha sempre smentito). Allo stesso modo avrebbe dovuto gestire l’uscita di scena del Monte dei Paschi di Siena dal pacchetto azionario della società siciliana.
Ma Il Csm, con ben pochi dubbi, alla fine aveva espresso parere negativo sul suo incarico.

“Ritengo sia più utile la mia presenza in Sicilia alla guida di un ente pubblico rispetto all’incarico di giudice, tra l’altro in sovrannumero, ad Aosta» aveva dichiarato nel momento in cui si era sollevato il polverone sulla sua nomina. Ma non presentandosi sul posto di lavoro, ha scelto di far decadere automaticamente la sua nomina di magistrato.

Vola quindi nella sua Sicilia, atterrando tra le braccia aperte di Crocetta che lo nomina prima commissario della Sicilia E-servizi e successivamente commissario della provincia di Trapani.
Ma è la società partecipata a creargli più problemi. Appena insediato, deve già fare i conti con i debiti dell’azienda: l’ex socio privato Sicilia e-Servizi Venture, controllato dalla Engineering Spa, richiedeva infatti ben 88 milioni di euro per crediti non pagati. Questo avrebbe provocato, non solo la chiusura della società, ma anche lo stop delle funzioni informatiche della regione, dato che ancora non era stato formato alcun personale. Per ovviare al problema, una soluzione semplice: far transitare i lavoratori nella società partecipata senza alcun concorso. Tra questi, anche il genero del boss mafioso Stefano Bontate.

La Corte dei Conti apre quindi un fascicolo e proprio in questi giorni ha chiesto a Crocetta ed Ingroia di rispondere in aula di un possibile danno erariale di circa 1 milione di euro. Proprio ieri, la notizia che anche la Procura di Palermo avrebbe aperto un’indagine per valutare possibili profili penali.

Immediata, la risposta di Ingroia: l’indagine è una bufala.
“La storia dell’inchiesta della Procura di Palermo sulle assunzioni di 76 dipendenti del socio privato che sta circolando su giornali e siti web questa mattina è campata in aria, non esiste. E’, insomma, la classica bufala – dichiara Ingroia – So con certezza – aggiunge – che fino a oggi l’unico fascicolo aperto dal Procuratore Agueci sulla società di cui sono amministratore è quello, aperto su mia denuncia, che riguarda le passate gestioni e che nulla, proprio nulla, ha a che vedere con le 76 assunzioni. Francamente mi chiedo come possano circolare certe notizie che non hanno alcun fondamento”

Nei mesi scorsi, era stato lo stesso Ingroia a enunciare consulenze milionarie e collaborazioni senza contratti nella fase precedente al commissariamento, prima che la Regione acquisisse tutto il pacchetto azionario della societa’ che gestisce il servizio informatico dell’amministrazione regionale.

La Sicilia e-servizi era già salita alla ribalta della cronaca a causa dei problemi verificatisi durante il click day del Piano Giovani. Era stata proprio la partecipata regionale a sottolineare l’inadeguatezza degli strumenti informatici utilizzati fino a quel momento.

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