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In assoluta continuità

Pubblichiamo, tratto da facebook, un intervento di Giolì Vindigni su nuovi e vecchi interventi sulla città.

L’amministrazione Bianco ha presentato, in pompa magna, la bozza di variante al centro storico.
La presentazione è avvenuta nei locali della “Vecchia Dogana”, uno dei fallimentari progetti di “sviluppo” catanese.
“La città del gusto” (
 http://www.vecchiadogana.it/struttura.php ), oggi è uno spazio vuoto e desolato, restano aperti solo due esercizi commerciali, un fallimento annunciato per una struttura posta a pochi metri dal mare che però resta un elemento lontano e invisibile.
La presentazione della variante è in continuità con gli eventi che, da Craxi a Berlusconi e Renzi, sono diventati il marchio di fabbrica della politica degli ultimi trent’anni; slide, immagini, termini accattivanti ammantati di nuovismo, che cercano di nascondere una realtà vecchia e completamente diversa da quella che si vuole far apparire.
La variante viene presentata: come rigenerazione condivisa, piano di rifunzionalizzazione, piano di recupero, del centro storico, Catania 2.0, che si aprirà al mare riesumando, in continuità con Scapagnini, il progetto del “waterfront”, il piano dei parcheggi interrati che inizierà a piazza Lupo con l’abbattimento della palestra , la perequazione.
Perequazione che viene definita: “interscambiabilità tra aree a parcheggi e verde pubblico”, in continuità con un altro fallimento sia economico che d’interesse pubblico, come il “Parcheggio Europa”… quello nato dove una volta c’era piazza Europa.
Il Centro Storico in realtà comprende tutta la città da San Cristoforo sino a San Giovanni Galermo, in questa area di 241 ettari, gli edifici (non di pregio) saranno “sostituibili” con altri edifici. Verranno premiate nelle nuove costruzioni, il risparmio energetico e la sicurezza antisismica, nel piano sono previste ristrutturazione interne e sopratutto cambi di destinazione d’uso.
Ci sono poi gli spazi vuoti degli ospedali Garibaldi, Santa Marta e Vittorio Emanuele in cerca di destinazione. L’idea forte, spiega l’architetto Pelleriti: “è quella di far nascere dei centri commerciali in centro, in concorrenza con quelli posti all’esterno della città”.
L’idea, vecchia, in continuità con le politiche catanesi degli ultimi sessant’anni (dallo sventramento di San Berillo, alla creazione del quartiere satellite di Librino, dalla cementificazione selvaggia alla scogliera, alla colata di cemento sulla Plaia attraverso il P.u.a.) è quella di recuperare risorse economiche attraverso l’edilizia abitativa, le speculazioni, gli appalti, i subappalti e via dicendo.
 
Tutte le città del mondo incentivano i trasporti pubblici, evitano nuove aree parcheggi in centro, limitano le emissioni di gas nocivi nei centri abitati, si dotano di nuovi spazi verdi e recuperano quelli già esistenti in stato di abbandono, creano o ricreano l’identità dei quartieri, con i piccoli negozi, gli spazi per i bambini, i circoli per gli anziani, ma tutto questo non è contemplato nel piano di variante catanese.
Il piano per adesso non è ancora visibile, verrà messo in rete nei prossimi giorni, dopo le feste?
La “condivisione partecipata” con la città avverrà sino al 5 febbraio tramite incontri con gli ordini professionali, le associazioni di categoria, i sindacati, l’Università, in pratica con la “Build Action”, l’organismo di cui parlava alcuni giorni fa in un’intervista su “La Sicilia” il segretario della Fillea Cgil.

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Redazione

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