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Asili Nido, Villari mette d’accordo tutti.. o quasi e “batte” Iannitti

Si sono ritrovati dopo essersene dette di tutti i colori: a “Cittàinsieme”, “padrone di casa” don Salvatore Resca, è stata la serata sugli asili nido comunali, ma anche e soprattutto la “disfida” fra Angelo Villari, assessore comunale ai servizi sociali e Matteo Iannitti, “anima” di “Catania Bene Comune”. Da una parte la difesa dell’opera dell’amministrazione Bianco (“non abbiamo fatto macelleria sociale, un’accusa che mi ha ferito”), che, a sentire l’assessore, ha salvato gli asili nido dalla chiusura (“tutta colpa” del Piano di Rientro e della giunta Stancanelli), in nome di “sensibilità sociale” e li ha rilanciati, abbassando proprio in questi giorni le rette e aumentando il numero dei baby fruitori iscritti (365 + 100 dai “Pac”, i “Piani di Azione Coesione” , l’ “ultima frontiera” dei servizi sociali nell’ “era liberista”). Dall’altra, una delle pochissime vere voci di opposizione in una città “narcotizzata” come la Catania degli ultimi due anni: da anni Iannitti lancia allarmi –dati alla mano- sul futuro di un “pezzo” fondamentale di quel che resta di “socialità” in un comune “strangolato” dai “tagli” ai trasferimenti frutto delle politiche del governo nazionale. A proposito –ha sottolineato ad un certo punto Iannitti- quante volte Bianco ha alzato la voce su questo argomento? Non è che –è il “sospetto-Iannitti”- che il suo ruolo nell’Anci produce più che qualche remora politica? “Non è vero, non è vero…” ha bofonchiato un assonnato assessore comunale alla legalità e tanto altro Rosario D’Agata, in prima fila, con il nuovo “leader dell’opposizione di centro”, quel consigliere Sebastiano Arcidiacono attaccato da quel che resta della maggioranza di Bianco in consiglio comunale. Accanto a loro la “passionaria” di Librino Sonia Messina e ancora dietro i consiglieri Ersilia Saverino e Niccolò Notarbartolo, ad ascoltare assieme a circa sessanta persone in uno dei “sancta sanctorum” della “società civile” rossazzurra. Che ricorda, con Resca, che Catania in tema di asili nido è ampiamente sotto la media italiana e del Vecchio Continente: risponde al 3% del bisogno, contro il 12% della media nazionale e il 33% europeo.

Su numeri e prospettive Villari e Iannitti divergono. E di tanto. Il primo ricorda, in un “crescendo rossiniano” di passione che la nuova amministrazione ha salvato il servizio e oggi lavora per un aumento della fruizione, salvando l’occupazione. Posti di lavoro salvati? “Certo, hanno tagliato l’orario di lavoro…” spiega Iannitti. Con lui, in sala, molte lavoratrici, che hanno animato, per mesi, proteste sul rischio di licenziamenti e chiusura degli asili nido. Iannitti ricorda quanto accaduto in questi due anni, 24 mesi di annunci ed illusioni, di problemi e di arroganze (“fate terrorismo sociale”- dichiarò una volta Villari, nel corso dell’ennesima polemica sul tema). Ricorda Iannitti che il Piano di Rientro è stato approvato ai tempi di Stancanelli da un consiglio che in larga parte è lo stesso di oggi. E rammenta episodi paradossali come le dichiarazioni di taluni consiglieri comunali, come nel caso di un comunicato stampa di Giovanni D’Avola (attuale capogruppo Pd a Palazzo degli Elefanti) animato dal “sacro furore”, con il refrain “dove eravate quando si votava il Piano di Rientro?” rivolto a quelli di “Cbc”. E sapete dov’era D’Avola? “Era assente” –dice divertito Iannitti. Ilarità in sala.

Non solo, Iannitti ricorda il “crollo” del numero di fruitori degli asili nido, l’aumento delle rette e il rischio occupazione, tagliando netto sul piano –e i relativi annunci- dell’amministrazione in tema di asili nido: “un fallimento”.

E poi lancia una “stoccata” delle sue a Bianco: “questa amministrazione vuole lasciare il cerino di questo problema ad altri, raggiungendo lo stesso obiettivo di chiusura/privatizzazione dell’amministrazione Stancanelli. Ma senza pagare il prezzo politico, forse perché Bianco si vuole candidare alla Presidenza della Regione. Ma tanto non vince”. Risate in sala.

Il dibattito non si anima molto, dopo. Mentre Villari riesce nell’impresa di “mettere pace” fra avversari e non. Un piccolo “capolavoro”.

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Marco Benanti

45 anni, ex operaio scaricatore alla base di Sigonella, licenziato in quanto “sgradito” al governo americano per “pensieri non regolari”, ex presunto “biondino” dell’agenzia Ansa, ex giocatore di pallanuoto, ex 87 chili. Soggetto sgradevole, anarchico, ne parlano male in tanti, a cominciare da chi lo ha messo al mondo: un segno che la sua strada è giusta. Ha, fra l’altro, messo la sua firma come direttore di tante testate, spesso solo per contestare una legge fascista di uno Stato postfascista che impone di fatto un censore ad un giornale (e in molti hanno, invece, pensato che lo ha fatto per “mettersi in mostra”). E’ da sempre pubblicista, mai riconosciuta alcuna pratica per professionista, nemmeno quelle vere. Pensa di morire presto, ma di lui – ne è certo- non fregherà niente a nessuno. Nemmeno a lui.

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